Expo e Thonet n.51: modernità e progresso | Legno Curvato
READING

Expo e Thonet n.51: modernità e progresso

Expo e Thonet n.51: modernità e progresso

Tour Eiffel a Parigi

Con il mio primo post sugli Expo, vi ho raccontato le origini del modello n. 17 e vi ho parlato del Crystal Palace del 1851.

Struttura che ha inaugurato, oltre che la grande stagione delle esposizioni universali, la formidabile storia dell’architettura del ferro in Europa.

Gli Expo successivi coinvolgono ripetutamente Londra, Parigi, Vienna e, fuori Europa, Philadelphia e Melbourne.

Le strutture sono anche in questi casi terreno di gioco per la grandi sfide ingegneristiche di fine Ottocento e campo di sperimentazione per soluzioni nuove da applicare poi a stazioni ferroviarie e gallerie alla moda.

Non solo: diventano fonte di ispirazione di forme e prospettive nuove anche per il linguaggio d’arredo emergente del tempo, il legno curvato. Ancora una volta, interprete del nuovo sentire e delle ambizioni di un tempo che pone fede assoluta in un progresso inarrestabile.

Una nuova “età del ferro”

Sperimentare nuove forme artistiche e, nello stesso tempo, voglia di sapere e conoscenza portano a una entusiasmante rivoluzione architettonica sostenuta da due fattori:

1. tecnologico: una serie di invenzioni, tra cui il convertitore Bessemer. Presentato al mondo all’Expo di Londra del 1862, consente di affinare la ghisa trasformandola in acciaio

2. teorico: l’interesse per il progresso scientifico e il perfezionamento degli strumenti di calcolo danno origine alla “scienza delle costruzioni”. Non più empiria ma calcolo.

Come conseguenza si sostituisce alla figura dell’architetto, simbolo della creatività, quella dell’ingegnere che meglio risponde alle nuove esigenze e a quella voglia dominante di ragione, ingegno e capacità tecniche, generata dal galoppare dell’industria.

Palais des Machines

Il Palais des Machines, Esposizione Universale a Parigi 1889

Cogliere i mutamenti

Tour Eiffel da sottoPoteva un’azienda come la Gebrüder Thonet rimanere indifferente a questo cambiamento epocale? Ovviamente no. Una serie di prodotti infatti, primo fra tutti la serie n. 51 (sedia, sgabello e poltrona), va esattamente in questa direzione.

Per fare la storia del design, e catturare l’attenzione degli audaci, occorre cogliere con anticipo i mutamenti in atto e trasformarli in un prodotto nuovo e dirompente. In questo la Gebrüder Thonet è maestra.

L’ esposizione di Parigi, del 1889 consegna alla storia la massima espressione e l’emblema delle costruzioni in ferro, ovvero: la Tour Eiffel e il Palais des Machines, quest’ultimo demolito nel 1909.

Thonet partecipa con un catalogo già molto ricco e tra le novità spicca proprio il modello n. 51 in produzione dal 1883. Nuovo sia per estetica che per struttura.

Una inedita concezione strutturale

Al classico schema costruttivo si sostituisce un complicato intreccio di nervature, tutte con sezione identica e costante lungo tutto il pezzo. Un gioco di elementi inclinati e di geometrie caleidoscopiche compone l’intera sedia. Impossibile isolarne le parti secondo la tradizione, ovvero, gambe, schienale, sedile.

A proposito di Thonet, Paolo Portoghesi parla di “necessità di una forma”, dunque di oggetti in cui la struttura diventa essa stessa elemento estetico del manufatto. Il n. 51 è sicuramente il modello che meglio interpreta questa concezione secondo la quale nascono di lì a pochi anni i tavoli n. 13 e n. 14 (oggi detti “Mikado”), il tavolino da lettura, la fioriera n. 51 e i basamenti dei grandi tavoli allungabili n. 1 e n. 14.

Nella Tour Eiffel e nelle grandi arcate costruite con travi reticolari all’interno del Palais des Machines, puntoni, montanti e controventi vanno a costituire essi stessi l’opera architettonica.

Questo conferisce solidità, leggerezza e alto valore estetico. Così nella sedia n. 51 si raggiunge il massimo della sintesi nell’esperienza ottocentesca del faggio curvato.

 

Thonet serie n.51

Come la Tour Eiffel, l’architettura della sedia e del tavolino Thonet n.51

Il risultato estetico straordinariamente nuovo è ancora più sorprendente se inquadriamo il design di questi modelli oltre 130 anni fa, quando in Italia eravamo alle prese con neogotico e neorinascimento. E lo saremmo stati ancora per parecchi anni.

Ecco perché questa sedia è ancora oggi estremamente ricercata per modernità e rarità. Una rarità conseguente anche alla scarsa diffusione di questo modello, sicuramente imputabile al prezzo di vendita: ben il triplo di una Thonet n. 14.

Vezzo o necessità

Spesso mi viene chiesto il senso di quel piedino “caprino” apparentemente vezzoso. In realtà anche quel piccolo elemento ha una importante funzione tecnica.

Contrariamente a quanto sembra è sempre realizzato in un unico pezzo. Questo garantisce un solido collegamento tra le due nervature e una superficie unica di appoggio e di sfregamento a terra.

Lo stesso tipo di soluzione si trova infatti in tutti i casi in cui più nervature arrivano “a fascio” a terra. Basti pensare ai piedi delle piantane, del tavolo n. 8 utilizzato da Adolf Loos al Cafè Museum, delle culle dove addirittura sono l’elemento su cui applicare le ruotine.

Questo problema nato decenni prima con le prime sedie in lamellare era ben noto ai fratelli Thonet i quali, come tutte le grandi aziende, hanno potuto attingere al loro repertorio di soluzioni immettendo sul mercato un prodotto perfetto.

 

Thonet piede caprino

Esperienza, dunque, qualità

Che tristezza al Salone del Mobile, quando si incrociano prodotti interessanti ma con evidenti fragilità, dovute alla scarsa conoscenza della produzione storica.

Ogni grande produzione accumula nel tempo un’esperienza di soluzioni e di dettagli perfetti che fanno la differenza in una prodotto di livello. Ogni azienda ha un suo linguaggio affinato nel tempo che diventa il vero capitale da mettere a frutto nell’affrontare il futuro. Ha un tesoro di esperienze già fatte che è l’unica guida sicura per affrontare nuove sfide.

Soluzioni che diventano una garanzia, dettagli che diventano una identità.

In questo la Gebrüder Thonet è stata un gigante e i suoi prodotti ormai ultracentenari sono ancora nelle nostre case perfetti come allora. Questa è per me qualità, non potrebbe essere altrimenti.

 


Architetto prestato all’antiquariato, ho iniziato con una Thonet 17, poi ho cominciato a studiare il legno curvato e non ho più smesso. Ho tenuto conferenze, curato mostre, collaborato a riviste e libri con Giovanni Renzi quali Thonet 14 e Liberty, natura e materia. Collezionista e appassionato di restauro, ho uno studio-esposizione in Torreglia (PD) con un’ampia raccolta di oggetti a cavallo tra l’800 e il 900.

RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

INSTAGRAM
KNOW US BETTER