Il senso dei caffè di Vienna | Legno Curvato

Il senso dei caffè di Vienna

È follia pensare di mettere nel proprio biglietto da visita il bar che abitualmente si frequenta? Forse sì se non si parla di Vienna. Del resto oggi mettiamo i nostri indirizzi web, social e quant’altro. Luoghi dove farci trovare. Il fine è lo stesso ma quale è il senso vero del caffè Viennese?

Peter Altenberg, scrittore e poeta austriaco, fece riportare sul proprio biglietto da visita l’indirizzo di casa e quello del locale che frequentava abitualmente, il Cafe Central di Vienna. A Vienna i caffè sono qualcosa di speciale e questo mito arriva da lontano.

Lo si capisce da una intervista inserita nella monografia dedicata al famoso architetto austriaco Otto Prutscher dalla collana “Metamorfosi – quaderni di Architettura” in cui una delle figlie, Helly Prutscher, racconta Il valore sociale dei Caffè. Oggi è difficilmente comprensibile, sostiene, ma la loro importanza culturale ed umana fu grandissima.

L’importanza dei caffè a Vienna

Ci si andava verso l’ora di cena, a gruppi, vi si mangiava qualcosa, perché il viennese di quel periodo non cenava quasi mai nella propria abitazione. A Vienna era il luogo di incontro e di socializzazione anche per i più importanti rappresentanti della cultura che potevano conoscersi senza difficoltà e diventare intimi amici pur lavorando in diversi settori dell’arte, del pensiero e della vita pubblica. Anche Arthur Schnitzler ci aiuta a capire il luogo “Cafe” a Vienna. In “Fama tardiva” così racconta:

Saxberger divenne un assiduo frequentatore del caffè. Ogni sera si presentava lì tra le sei e le sette, si sedeva al tavolo dei suoi giovani amici e, sebbene non partecipasse in prima persona alla conversazione con grande fervore, ascoltava con estrema attenzione, con gusto persino.

Il racconto di Schnitzler rappresenta dunque esattamente quello che accade nei locali di Vienna a cavallo del Novecento. A gruppi si ritrova il meglio della cultura mitteleuropea con una concentrazione di artisti e menti geniali che, nella storia dell’uomo, si è vista solo a Firenze durante il Rinascimento.

Gustav Klimt, Oskar Kokoschka, Egon Schiele, Otto Wagner, Max Fabiani, Joseph Maria Olbrich, Koloman Moser, Josef Hoffmann, Gustav Mahler, Johann Strauss detto Schani, Sigmund Freud e tanti altri. In questi caffè si forma la Secessione, in un altro il Siebener Club (club dei sette), in un altro ancora viene fondata la Wiener Werkstätte.

Un’abitudine antica

L’abitudine a questi incontri era già in uso tra gli studenti al ginnasio e poi all’università in locali come il Cafe Grienstgeidl o lo stesso Cafe Central . Le idee della modernità si trasferivano da una mente illuminata all’altra davanti ad un assenzio o ad un aperitivo. Il tutto in ambienti dove il mobile in legno curvato a vapore tipo Thonet era l’elemento caratteristico dell’arredo di questi ambienti di incontro e condivisione.

L’Unesco dal 2011 ha certificato i caffè viennesi come patrimonio culturale immateriale dell’umanità e nel testo come elemento essenziale vengono proprio indicate le sedie Thonet, insieme ai tavolini di marmo sui quali vengono serviti i caffè, i tavoli dei giornali e quei dettagli di interior design che sanno creare un’atmosfera calda e unica.

Il senso dei caffè di Vienna

Dove si possono gustare specialità dalle sei del mattino fino alla mezzanotte, accompagnati anche da buona musica. Non è un caso che gli Strauss, Mozart e persino Beethoven presentassero i propri capolavori in questi luoghi. Dove il tempo e lo spazio vengono acquistati al solo prezzo di un caffè.

Ritroviamoci nei caffè viennesi

È chiaro che la dizione sedie Thonet sta per sedie in stile Thonet cioè sedie in legno curvato a vapore che dalla metà del diciannovesimo secolo hanno riempito i locali viennesi. D’altronde, tornando a Peter Altenberg, oggi inseriamo i nostri indirizzi internet e social per comunicare dove abitualmente siamo, lavoriamo, dove passiamo buona parte del nostro tempo e dove si può entrare in contatto con noi. Ai tempi, a Vienna, lo si faceva al Caffè.

Inserire quindi questo indirizzo sul proprio biglietto da visita non è poi così tanto folle. E se fossi a Vienna, forse oggi lo farei anche io. Certo, scegliere quale indirizzo sarebbe difficile. E tu, hai un caffè Viennese preferito? Lascia la tua opinione nei commenti.


Ho comprato la mia prima sedia Thonet a vent’anni e oggi sono uno dei massimi esperti al mondo di legno curvato, lo stile viennese nell’arredo. Nato architetto, mi occupo di consulenza e formazione sulla storia Thonet, di expertise e curatele per vari musei europei. Sono autore di vari libri sul legno curvato, l'ultimo sulla Società Antonio Volpe, ma anche liberty e art deco. La ricerca storica è la mia grande passione.

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