Il teorema del pappagallo, in stile Thonet | Legno Curvato
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Il teorema del pappagallo, in stile Thonet

Il teorema del pappagallo, in stile Thonet

Parroquet in stile Thonet

 Il”Teorema del pappagallo” è il titolo di un libro che ho letto qualche anno fa. È di Denis Guedj, uno scrittore algerino.

Racconta di un libraio-filosofo parigino in pensione che riceve in eredità da un amico una biblioteca interamente dedicata alle scienze matematiche. E per scoprire le strane circostanze della sua morte, deve rimettersi a studiare.

Ma non è il libro di cui vi voglio parlare oggi piuttosto del fatto che, proprio mentre leggevo quel libro, a Montmartre un amico collezionista mi ha detto che perroquet (pappagallo in francese) viene comunemente usato anche per indicare gli attaccapanni.

Un oggetto umile, spesso dimenticato nell’ingresso di casa, altrettanto spesso sepolto da cappelli, sciarpe, cappotti e quant’altro. Eppure ha una funzione fondamentale e una storia importante anche nello stile Thonet.

È proprio di questo “pappagallo” così speciale che mi appresto ora a raccontare.

 

catalogo thonet 1922

Non solo sedute

Quando parliamo di mobili in stile Thonet pensiamo immediatamente alle sedute. Sedie, poltrone, divani e dondoli che popolano i cataloghi delle storiche aziende produttrici.

In realtà nei molteplici campi dell’arredo (e non solo) in cui la Gebrüder Thonet, la Jacob & Josef Kohn e gli altri concorrenti si sono misurati, uno degli arredi più venduti sono proprio gli attaccapanni.

Elementi fondamentali dei famosi caffè viennesi che tanto hanno influito nella dizione “mobili di Vienna”, i portemanteaux o perroquet sono molto comuni anche nei caffè parigini. Così come in numerosi film in ambientazioni di ristoranti ma anche uffici e case private.

La filmografia di Totò ne è ricca ad esempio. Così come ne  “Una Rolls Royce gialla” nell’episodio con Ingrid Bergmann e Omar Shariff, o in “Un maledetto imbroglio” (film di Pietro Germi del 1959).

Persino in un recente video di Opzetek per una canzone di Mina e Celentano è presente un attaccapanni Thonet nella scena in una pasticceria.

 

un maledetto imbroglio

Piantana Thonet in una scena di “Un maledetto imbroglio”, film di Pietro Germi del 1959

Tutto ha inizio con la piantana

I primi attaccapanni nei cataloghi Thonet sono le cosiddette piantane. Bastoni quadrilobati, con quattro appoggi a terra e con otto appendini a S alla sommità.

Appendini che vengono poi utilizzati uguali nelle due tipologie di attaccapanni a muro: quelli appesi o con una struttura a due montanti con specchio o volute tra i due pali esterni.

La produzione modulare è infatti uno dei fattori di successo della azienda Thonet, modello di business di avanguardia nella sua sorprendente modernità.

E non si limita alle grucce ma anche agli stessi bastoni che vengono utilizzati sia per gli attaccapanni da muro che per le mezze piantane (qui gli appendini si riducono a tre) . Caso in cui gli appoggi del bastone sono solo tre ma la sezione, anche se trilobata, è la stessa.

 

appendini piantane thonet

Portafoglio d’offerta su misura…

Nascono così un’infinità di modelli di lunghezza diversa a seconda delle esigenze del cliente. Parliamo di piantane con il doppio cestello, con il cestello basso, attaccapanni da muro che diventano da centro raddoppiati e così via. Una flessibilità di catalogo che le stesse pubblicazioni non riescono a mostrare.

È evidente per chi come noi abbia visto tanti modelli che le maggiori case di produzione dei mobili in stile Thonet non disdegnassero pezzi disegnati ad-hoc per clienti o forniture particolari.

Una vicinanza e una attenzione al mercato davvero fuori dal comune.

…e copie uniche

I cattivi artisti copiano, quelli buoni rubano (Pablo Picasso)

Anche gli appendiabiti introdotti dalla Gebrüder Thonet sono copiati in maniera massiccia dalla concorrenza che prova a distinguersi con piccoli particolari. Le piantane della Jacob & Josef Kohn ad esempio, anch’esse poi molto copiate, hanno una diversa costruzione dei quattro appoggi.

Non è facile trovare questo tipo di modelli marcati ed è quasi impossibile trovare delle etichette di carta su di essi. Per questo motivo la conoscenza dei cataloghi è ancora più importante.

Attaccapanni Kohn

Cafè Lurion a Vienna

Varianti sul tema appendere

Nel ‘900 assistiamo a una modifica strutturale dei modelli. Gli attaccapanni da centro rimangono presenti nei cataloghi nei modelli classici e con nuovi modelli come quelli disegnati da Otto Prutscher per Thonet o quelli attribuiti a Josef Hoffmann per la Jacob & Josef Kohn, ma vengono presto soppiantati da strutture a quattro o più montanti e con l’utilizzo di parti in ottone per gli appendini.

Di questo tipo è l’appendiabiti della serie con le frecce della Jacob & Josef Kohn e lo stender guardaroba di Wiener GTV Design, che riprende il design attribuito, appunto, a Koloman Moser. Modello utilizzato ad esempio nell’area café dall’archistar Michele De Lucchi nel progetto del Nuovo Teatro Politeama, a Tolentino.

Ma è nella tipologia degli attaccapanni da muro che avvengono le maggiori trasformazioni. Questi modelli diventano veri e propri mobili d’arredo.

Non è tanto nelle grucce quanto nel telaio che ora incorpora tavolini, come nel modello di Marcell Kammerer, o panchette, come nel modello n. 1080 della Jacob & Josef Kohn, utili anche come contenitori.

Concetto che la Gebrüder Thonet Vienna (GTV) rivisita in più occasioni nei modelli Coat Rack Bench di Front così come nel Ruhering dei designer F. Mello e L. Agostini.

Questo fa sì che questi modelli non abbiano più la caratteristica di addossarsi il più possibile alla parete per occupare meno spazio possibile ma entrino nella volumetria della stanza in modo significativo.

 

Kolo GTV Design

L’attaccapanni a piantana Kolo di Wiener GTV Design

Oggetti sempre più contemporanei

Ancora oggi gli attaccapanni in legno curvato sono prodotti in vari modelli. Le piantane sono normalmente molto più semplici e piccole.

I modelli a quattro montanti sono spariti se non in riproduzioni d’epoca come nei modello della Gebruder Thonet Vienna (GTV ) di cui abbiamo appena parlato.

È sempre dell’azienda torinese l’attaccapanni da muro Waltz, progettato dal duo GamFratesi lo scorso anno, che per la sua originalità e innovazione è stato insignito del premio Wallpaper Design Award 2017.

 

Waltz by GTV

Un ingresso vestito con l’attaccapanni Waltz by GamFratesi per Wiener GTV Design

Ispirato alla leggerezza dei passi del più antico e noto tra i balli viennesi, il valzer appunto, è un oggetto che sfrutta la possibilità di creare strutture personalizzate attraverso la modularità e che alla funzionalità d’uso unisce una bellezza semplice e perfetta.

Non a caso ne abbiamo parlato in un post sul Salone del Mobile 2017 e ci piace così tanto da avergli dedicato la copertina.

Se è vero che la prima impressione è quella che conta, l’ingresso è un biglietto da visita per chi arriva, il primo colpo d’occhio sulla vostra casa e sullo stile di chi lo abita, una parte importante che va progettata con ordine e con molta, moltissima cura.

Ecco spiegato perché un “perroquet” in stile Thonet possa ancora una volta fare la differenza.

 

 

Ricciolo Thonet e perroquet

A proposito, sapete perché in francese attaccapanni si dice anche pappagallo? Per via della somiglianza nella forma di una gruccia appendino in stile Thonet al colorato uccello, come si vede in questa foto. Ce lo ha detto una nostra amica di Parigi e noi le crediamo.


Ho comprato la mia prima sedia Thonet a vent’anni e oggi sono uno dei massimi esperti al mondo di legno curvato, lo stile viennese nell’arredo. Nato architetto, mi occupo di consulenza e formazione sulla storia Thonet, di expertise e curatele per vari musei europei. Sono autore di vari libri sul legno curvato, l'ultimo sulla Società Antonio Volpe, ma anche liberty e art deco. La ricerca storica è la mia grande passione.

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