Intervista all'Arch. Paolo Portoghesi: elogio della linea curva | Legno Curvato
READING

Intervista all’Arch. Paolo Portoghesi: elogi...

Intervista all’Arch. Paolo Portoghesi: elogio della linea curva

Portoghesi e Massobrio

La nostra sezione del blog dedicata alle interviste non poteva che aprirsi con l’Architetto Paolo Portoghesi.

Il modo migliore per iniziare è cominciare dai fondamentali. E i libri che Paolo Portoghesi scrive con sua moglie Giovanna Massobrio lo sono ancora oggi per ogni collezionista, mercante o storico sul mondo Thonet.

Casa Thonet” del 1980 (riedizione del libro “La Seggiola di Vienna” del 1975) è il primo volume pubblicato che riporta anastaticamente i cataloghi della Gebrüder Thonet e della Jacob & Josef Kohn.

Questi libri con i cataloghi, le foto dei mobili, anche se ancora in bianco e nero, e i dettagli degli oggetti con le descrizioni hanno gettato le basi del collezionismo del mobile in legno curvato a vapore nel mondo.

Nell’incontro presso la splendida casa di Calcata, abbiamo avuto la possibilità di vedere oggetti rarissimi ma soprattutto di ascoltare l’Architetto Portoghesi che ci ha trasmesso la sua passione, le sue teorie sulla dialettica del linguaggio del mobile Thonet, il suo credo. Poche ore che rimarranno per sempre negli occhi e nel cuore.

Nel ringraziarli per questo tempo così prezioso, torniamo con la consapevolezza che ciò che fa la differenza sono sempre le persone e il condividere una passione che va oltre il tempo e lo spazio.

E che alla fine è la passione che muove il mondo e lo rende migliore.

Sala Tettuccio Montecatini

La sala Tettuccio disegnata dall’Arch Portoghesi con le Fledermaus, Terme di Montecatini

Un architetto romano: introduzione dovuta

Un uomo del Rinascimento, dalla personalità poliedrica, con la smania di conoscere partendo da una cosa per estendere poi lo sguardo a tutto quello che gli sta intorno.

Architettura come vita e come missione spirituale ma anche interesse per la storia, scienza, natura, filosofia, psicologia. Interessi che non rimangono separati ma si fondono in un unico progetto o discorso teorico.

Paolo Portoghesi ha scritto un pezzo di storia dell’architettura italiana con la sua opera e il suo insegnamento.

Un’architettura vicina agli uomini e alla tradizione il cui compito è di migliorare la vita degli uomini e la strada per raggiungere questo scopo è di essere docili verso la natura

Umanizzare il paesaggio senza usargli violenza. Continua a farlo anche oggi, a 86 anni, emozionandosi ancora quando osserva un oggetto in stile Thonet. Con gli occhi che si illuminano mentre sfoglia il nostro libro sulla Società Antonio Volpe da Udine di cui ha uno splendido esemplare di dondolo n.267.

 

Portoghesi dondolo Volpe n.267

Christian Norberg-Schultz lo definisce come un architetto romano, capace di tenere viva la grande tradizione della città eterna negli anni difficili che seguirono la seconda guerra mondiale.

Quella forza profondamente radicata che ha trasformato in artisti, appunto romani, i molti uomini di talento che arrivavano da luoghi lontani. Come il Borromini a cui si è tanto ispirato, dando una reinterpretazione creativa dei suoi principi base.

Viaggio a Calcata

Arriviamo a Calcata in un tardo pomeriggio bollente di inizio estate. Un pò fuori dal paese, ci perdiamo nelle viuzze silenziose e arrampicate, proprio di fronte all’antico borgo di Calcata vecchia che si vede dall’altra parte della valle. Un colle di tufo con le case scavate, archetipi dello spazio e della forma romana.

Calcata vecchia dalla casa

Qui l’architetto e la moglie Giovanna Massobrio risiedono stabilmente da quando hanno deciso di lasciare definitivamente Roma, nel 1974.

Suoniamo e ci apre Portoghesi in persona, insieme a Luce, un pastore maremmano candido e quasi grande come noi. C’è anche un gatto che ci ignora, noblesse oblige. Giovanna di raggiunge dopo poco.

La casa dei sette fienili

Una casa circolare, senza corridoi di disimpegno, con un susseguirsi di stanze, ognuna con la propria autonomia e ricca di presenze importanti. È cresciuta nel tempo come un albero, iniziata dall’acquisto di un fienile nel 1973 e poi diventata “la casa dei sette fienili”.

Dall’altro lato della strada, un profumato giardino letterario, pieno di colori. Disegnato come giardino della memoria, rievoca monumenti e luoghi incontrati nella sua vita attraverso vari edifici e un anfiteatro.

Giovanna e Paolo hanno anche una fattoria. Fuori dalla porta di casa, sul lato sinistro, c’è in effetti una targa con su scritto “Qui si allevano Asini”. Ed è proprio così. Un amore e un profondo rispetto per la natura quasi tangibile, che si coglie da subito.

Portoghesi sala circolare

Portoghesi casa Atelier

Dell’atelier romano di Giovanna Massobrio, la porta ora nella casa di Calcata

Nelle stanze divani accoglienti, omnipresenti librerie piene di testi. Ci dice che siano 12 e i libri 50.000. Molti i quadri, spettacolari oggetti nelle vetrine, ovunque pezzi di storia di una vita, di amore per la bellezza e di capacità di riconoscere il valore anche nelle forme apparentemente più modeste.

Vasi, ceramiche, vetri, argenti che arrivano anche dall’atelier di Giovanna a Roma, inclusa la porta di ingresso, riportata e installata in casa. Alle pareti la carta da parati di William Morris, sua grande passione.

Una casa piena di cose diverse che convivono in perfetta armonia, accogliente e unica nella sua dissonanza perfetta. Dove la linea curva degli oggetti in stile Thonet è protagonista assoluta dello spazio e del cuore.

Ecco cosa ci racconta

 

Come si è avvicinato al mondo Thonet?

Il primo oggetto in legno curvato l’ho visto bambino, avevo 8 anni. Un dondolo di una vicina di casa, nel vecchio palazzo di via dé Monteroni dove sono cresciuto.

Ma determinante è l’incontro con Giovanna, con cui nasce una passione condivisa, destinata a durare per sempre. Quando si trasferisce a Roma, nel piccolo appartamento nel “torrino” di via di Porta Pinciana, si innamora anche lei della fantastica trasparenza dei mobili in legno curvato Thonet.

E inizia così una ricerca durata una vita.

 

Come è iniziato il collezionismo e l’idea successiva di scrivere un libro?

Da ossessione a collezione. Insieme a Giovanna iniziammo a frequentare il mercato di Porta Portese, dove mercanti provenienti soprattutto da Napoli e Bari, esponevano mobili e oggetti, raccontandone storie incredibili.

All’inizio si andava alle 7 in cerca di riccioli ed era già una levataccia. Poi quando un giorno trovammo un bellissimo letto della Thonet che era già stato venduto, capimmo che dovevamo arrivare prima.

Portoghesi letto Thonet

Il letto Thonet ricomprato e una carta da parati di William Morris

Il letto lo abbiamo ricomprato da un antiquario e al mercato iniziammo ad andarci alle 4. Domeniche bellissime per l’attesa, il senso della scoperta, le continue sorprese e l’emozione di intuire da un ricciolo la presenza di un oggetto bellissimo e raro. A bussare ai furgoni ancora chiusi di quei mercanti di cui diventammo confidenti e amici.

Avevo trovato i cataloghi della Thonet e delle ditte concorrenti per cui sapevamo benissimo cosa cercare. Il portaombrelli a forma di serpente, i rarissimi lampadari, la scrivania attribuita a Koloman Moser e i mobili di Josef Hoffmann.

La casa al 25 di via Gregoriana, passaggio fondamentale nella nostra vita, si riempie ben presto di mobili Thonet e oggetti liberty. Oggetti che una volta lasciata Roma, ci hanno seguito nelle varie case in cui abbiamo abitato così come nella casa di Calcata.

 

Come ha conosciuto Karl Mang?

L’ho conosciuto per via della passione per i mobili Thonet. Se ricordo bene, ci ha presentati Christian Norberg-Schultz proprio per questo motivo.

Portoghesi consolle Thonet

Il primo oggetto trovato: la consolle Thonet n. 3

 

Quale è l’oggetto dello stile Thonet che preferisce e quale invece è quello che vorrebbe trovare?

L’oggetto preferito è il primo trovato, la consolle Thonet n.3. A mio avviso nella sua semplicità, racchiude la filosofia di Thonet. Manifesto della dialettica delle linee, della fede profonda nella filosofia della linea curva.

Il desiderio proibito? La sedia dimostrativa. Ma temo sia un bellissimo sogno impossibile da realizzare.

 

Ci sarà una nuova Thonet n.14?

Impossibile che accada, ma semplicemente perché tutto si è svolto in un periodo storico particolare, in cui l’industria ha invaso il settore dell’artigianato, creando una sintesi perfetta. Da qui è nata l’industria perfetta, vicina ai boschi di faggio da cui prendere i rami per creare oggetti che arrivavano fino in Sud America e nell’Africa profonda.

Il segreto è stato l’imballaggio che hanno saputo creare. Oggi una concorrenza di fattori come questi non è più replicabile.

 

Nei suoi progetti architettonici e in generale nella sua professione di architetto è stato influenzato dall’esperienza Thonet?

Assolutamente sì. Anzi, si può dire che io ho provato a fare con le superfici quello che Thonet ha fatto con la linea.

Thonet è un principio e quello stesso principio l’ho portato nella mia architettura

Questo stile è in piena sintonia con l’idea che gli elementi costruttivi abbiano una propria autonomia per poi collegarsi tra loro in varie modalità come ad esempio per tangenza.

Casa Baldi e lampadario Thonet

Superfici come linee: casa Baldi e lampadario Thonet

Si tratta di dare autonomia alle superfici. Una grammatica il cui punto di partenza è il concetto di luogo per cui lo spazio diventa un sistema di luoghi che si uniscono e si separano e in questa continua dialettica trovano il proprio punto di equilibrio. Casa Baldi ne è una perfetta esemplificazione.

 

Quale è la caratteristica dei mobili Thonet che l’ha colpita?

Chi ha a che fare con la forma non può che essere affascinato dallo stile Thonet. Anche per una loro sensualità intrinseca. La curva lo è per definizione.

Alla fine Giovanna ed io abbiamo maturato la convinzione che siano gli oggetti a trovare le persone che li amano. In fondo la legge dell’attrazione esiste davvero.

 

Paolo Portoghesi insegna

Ancora oggi Paolo Portoghesi tiene l’ultima lezione del suo corso di Architettura nel suo giardino, nell’anfiteatro, in mezzo alla sua natura e ai suoi spunti letterari.

Se è vero che come dice William Butler Yeats:

Educare non è riempire un vaso ma accendere un fuoco

noi ne siamo la prova provata. Veniamo via da Calcata con il fuoco nel cuore e con la convinzione di avere toccato con mano la grandezza dell’essere umano quando mette il proprio talento a disposizione degli altri, con l’umiltà e la semplicità che solo i grandi sanno agire.

E l’Architetto romano Paolo Portoghesi è sicuramente uno di loro.

 


L’immagine di copertina è tratta dal libro “Paolo Portoghesi architetto” di Giovanna Masobrio, Maria Ercadi, Stefania Tuzi edito da SKIRA. I coniugi Portoghesi sono ritratti nel salone della casa di calle del Dose da Ponte a Venezia in una foto di Gabriele Basilico.


Appassionata di impresa e di interior design, dopo più di 20 anni di management in azienda sono business consultant e startup mentor e oggi anche un pò blogger. Ho esperienza nella pianificazione, in marketing e comunicazione, nel supporto e sviluppo canali di vendita. Attualmente collaboro con startup e aziende, utilizzando l’approccio BMC e "lean" e una solida visione strategica. Ho pubblicato il libro Società Antonio Volpe con Giovanni Renzi e sono bellezzadelegnocurvatodipendente.

RELATED POST

  1. Maurizio

    3 luglio

    Bellissimo racconto e grande Giovanni perché la cultura è diffondere le cose che si sanno ,quando molti commercianti le tengono segrete pensando di fare qualche affare in più, e perché confessi le nostre passioni che sono anche la nostra forza che a volte ci permette di scalare le montagne.

    • Giovanni Renzi

      4 luglio

      Grazie Maurizio. Hai ragione. Sono queste passioni che fanno andare avanti in un mondo e in un mercato sempre più difficile. Internet aiuta non solo a diffonderle ma anche a incentivare ad essere generosi.

  2. David Smith

    28 agosto

    I am very happy to discover this website.
    I met with Giovanni Renzi in Milan in early spring of 2005. I bought a wonderful ornate flower stand and we toured the exhibition he had curated.
    I bought my first piece of bentwood in1969, a Fischel washstand.
    Sometime around 1974 an American Decor magazine published an article about Paolo Portoghesi”s collection titled Bentwood Treasury. The apartment was a the top of the Spanish Steps in Rome. I have this 2 page article framed and have for years tried to learn who published it and when. The photos started my desire to have more bentwood. I now have about 140 pieces including a cheval mirror, many doll and children’schairs and sofas, 2 armoires, 4 beds (all Kohn) tables, chairs rockers,screen and 2 cradles.
    I hope that Dr. Portoghesi is still well and thank him for inspiring me.
    My dream bentwood pieces to acquire are a double Thonet Bed, a doll’s Cradle and a Child’s walker like the one that Giovanni Renzi had in the Milan exhibition in 2005.

    • Manuela Lombardi Borgia

      29 agosto

      Hi David thank you so much for your nice comment! Your story is really fascinating, bentwood “addiction” has so many ways to catch people and put a spell on them. Mr Portoghesi is fine, he’s still teaching at University. His house is full of beautiful bentwood objects and his passion has remained the same. Congratulations for your collection. At the moment we do not have the objects you’re looking for but, as soon as we find them, we’ll tell you for sure. If you like to follow us on our Facebook page (https://www.facebook.com/legnocurvato/), we can keep updated. Giovanni’s mail is giovren@tin.it. Do not hesitate to contact us for any need.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

INSTAGRAM
KNOW US BETTER