Le Fabbriche di Bene: la Società Antonio Volpe | Legno Curvato
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Le Fabbriche di Bene: la Società Antonio Volpe

Le Fabbriche di Bene: la Società Antonio Volpe

Fabbriche di Bene

Cos’è questa fabbrica comunitaria? È un luogo dove c’è giustizia e domina il progresso, dove si fa luce la bellezza, e l’amore, la carità e la tolleranza sono nomi e voci non prive di senso. (Adriano Olivetti)

Il 20 giugno 1894 è stata davvero una giornata speciale.

La storia che racconta l’operaio specializzato tornitore è accaduta veramente.

Lo illustra la Patria del Friuli in un articolo del giorno seguente all’inaugurazione della luce elettrica nello stabilimento della Società Antonio Volpe in Via Grazzano 20, a Udine.

Una festa per tutti

La luce è così bianca e vivissima che si vede da lontano. E quanti curiosi passanti, oltre alle autorità e ai giornalisti e agli amici.

Elio Morpurgo, il Sindaco, è entusiasta. E lo è anche il direttore della Banca di Udine, Giovanni Merzagora, che ha visto ben posti i soldi del suo istituto.

Ciò nonostante la passeggiata di più di un’ora e mezza che gli hanno fatto sorbire, stanza per stanza, laboratorio per laboratorio, illustrando per filo e per segno il complesso processo di lavorazione, è stata impegnativa.

In effetti non è ancora cosa comune di vedere la luce di 56 lampade ad incandescenza e 2 ad arco, con lampade della forza di 10, 16 e 20 candele e due lampade da 16 nella corte. Anche se a Udine sono tempi di grande fermento.

 

La Patria del Friuli

Un progetto innovativo

Quando Giovanbattista Volpe decide di affidare la costruzione dell’impianto al Sig. Napoleone Biasutti, giovane intelligente ed operoso ma con poca esperienza, a Emilio e agli altri fratelli è venuto un mezzo colpo.

Il progetto prevede una dinamo della potenza di 600 candele collocata nella prima stanza al piano terra, nell’ala sinistra, entrando nell’edificio.
L’obiettivo è di affiancare l’acqua della roggia, motrice idraulica per le macchine, nei momenti di mancanza di forza del periodo delle asciutte.

Occorre un motore a gas ed eccolo, il gioiello: elegante, grazioso da sembrare un giocattolo ma con la potenza di 10 cavalli. Da qui l’idea di utilizzare lo stesso motore per introdurre la luce elettrica nello stabilimento. Del resto, dai conti fatti il prezzo della luce, richiesto dall’Impresa Cittadina per l’Illuminazione Elettrica, non è per nulla conveniente. L’energia è meglio prodursela in casa.

Questione di fiducia

A conti fatti, la sua fiducia è stata ben posta. Le malelingue hanno subito fatto paragoni con le altre fabbriche, che non fanno così tanti investimenti e che non pensano alla salute e al benessere dei loro operai.

I locali di questa fabbrica sono puliti, areati e ora anche così bene illuminati, le macchine rinnovate e moderne: i torni, la sega circolare, la sega a nastro, la piallatrice, il trapano automatizzato, i cilindri per gli schienali delle sedie curvati, gli stampi in metallo per la piega a vapore.

Reparto della curvatura

Reparto della curvatura Società Antonio Volpe

Numeri da grande impresa

Al massimo della capacità produttiva la Volpe raggiunge i 100.000 pezzi /anno e 500 sedie al giorno dove i leader Viennesi, Thonet  e la Jacob & Josef Kohn, arrivano a 1.200.
La forza lavoro conta 250 lavoratori più circa 100 impagliatrici donne che lavorano da casa. Solo donne. Solo loro hanno le mani piccole giuste per fare un lavoro di fino senza pregiudicare la velocità e l’efficienza.

Quello stesso anno, per le sedie, introducono, in parte, la lavorazione dei cartocci del granoturco, materiale che dura anche di più. Nell’anno precedente è stata utile, vista la difficoltà nell’approvvigionamento sul mercato della paglia per via della siccità.

Scelte di gestione aziendale

Del resto ognuno fa le proprie scelte imprenditoriali e  Giovanbattista Volpe (per tutti Tita) ha fatto le sue. Le redini dell’azienda sono nelle sue mani, così si è deciso dopo che è mancato il padre Antonio, fondatore nel 1882 della Società Antonio Volpe.

Continuo a pensare che questo periodo storico a Udine sia quasi magico. C’è voglia di scoprire, di sperimentare. C’è ovunque passione ed energia trascinante e prorompente, che non vede limite alcuno alla creatività e all’innovazione.

Etichetta Società Antonio Volpe

Proprio quello stesso anno ad esempio Arturo Malignani brevetta il vuoto nella lampadina, una scoperta incredibile e lui è di Udine, come Tita.

Influenze dalla grande Vienna

C’è contaminazione dalla grande Vienna, sicuramente la capitale è il motore del mondo del lavoro e della cultura, e l’Imperatore Francesco Giuseppe ne è l’artefice.
La città attrae i migliori talenti in ogni arte, scienza e mestiere con il compito di portarli a Vienna. Così arrivano personalità geniali come Klimt e lo stesso Michael Thonet.

Non è un caso che la Secessione Viennese nasca nella capitale austriaca.

Udine è ancora più particolare, crocevia di culture e tensioni diverse, così slovena ed un po’ austriaca ma soprattutto così tanto Italiana. Ed è proprio questa italianità così fortemente sentita a fare la differenza e a dare alla produzione della Volpe una marcia in più.

Concorrenza virtuosa

Certo che se non ci fossero stati i Fratelli Thonet non saremmo certo qui a parlare della impresa a cui si può ascrivere la nascita del design italiano nel mondo dell’arredo.

Quando nel 1869 decidono di liberalizzare i brevetti per piegare il legno, più di 50 imprese si lanciano in questo settore. Si contano più di 60 fabbriche in giro per l’Impero. In Italia le più importanti sono tre. La Prima Fabbrica di Cav. Luigi Sardella & Figli di Acireale, la G.Canepa & Co a Milano e la Società Antonio Volpe da Udine.

Dalle Marburg alla linea curva

Poltroncina Società Antonio VolpeNel 1894 la produzione è ancora fortemente concentrata sulle sedie di uso comune, le tipo Marburg.

Quella stessa sera Emilio Volpe si lamenta della concorrenza sleale che proviene dalle carceri dove i detenuti lavorano e producono proprio queste sedie.

Non essendo retribuiti, il prezzo a cui poi vengono vendute è talmente basso che lo smercio in certe piazze quali Milano e Napoli sono precluse ed impossibili da presidiare con la struttura di costi dell’azienda.

Peccato che un’opera rigeneratrice come il lavoro carcerario possa diventare un esempio di concorrenza sleale e scellerata. In effetti la Volpe valuta che potrebbe occupare un centinaio di lavoratori in più.

Ma questa è la legge del mercato e comunque di opera benemerita si tratta. Soprattutto questo li obbliga a volgersi altrove.

Spesso le più grandi imprese partono da strade precluse e alternative possibili.

Il loro futuro non è nelle sedie ad uso comune, è nel legno curvato, questa è la direzione da seguire con determinazione, coraggio e lungimiranza.

La commessa dei più di mille capi per il Teatro Lirico di Milano, che si sta erigendo per sostituire il Teatro della Canobbiana, ne è la riprova. Così come la commessa per l’albergo di Roma.

Il successo che ottengono ne è la conferma.

Fabbriche di Bene

Orgoglio e soddisfazione, senso di appartenenza e fiducia in un futuro migliore. Questo credono gli operai della Volpe e le aziende sono fatte di persone.

Questa è la nuova economia che Giovanbattista immagina. Una economia che:

“ contribuisce al progresso materiale e accompagna l’individuo mentre perfeziona la propria personalità e le proprie vocazioni. E tuttavia non impedisce di volgere l’animo verso una meta più alta, non un fine individuale o un profitto personale, ma un contributo alla vita di tutti sul cammino della civiltà”.

Lo dice Adriano Olivetti sessant’anni dopo, senza sapere che il suo sogno era già diventato realtà, a Udine.

Per Giovanbattista Volpe questa serata di quasi estate è solo l’inizio di una grande avventura di cui diventare presto protagonista.

La sua storia può essere esempio ed ispirazione anche per le generazioni future, a noi il compito di farvene innamorare.

E voi, avete mai sentito parlare della Società Antonio Volpe? Se vi fa piacere, provate a dircelo nei commenti.


Appassionata di impresa e di interior design, dopo più di 20 anni di management in azienda sono business consultant e startup mentor e oggi anche un pò blogger. Ho esperienza nella pianificazione, in marketing e comunicazione, nel supporto e sviluppo canali di vendita. Attualmente collaboro con startup e aziende, utilizzando l’approccio BMC e "lean" e una solida visione strategica. Ho pubblicato il libro Società Antonio Volpe con Giovanni Renzi e sono bellezzadelegnocurvatodipendente.

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  1. Marco

    11 novembre

    Che bella storia.
    Di Volpe conoscevo solo la bellissima sedia a dondolo; per me la più bella di tutte.
    C’è altro da raccontare.

    • Manuela Lombardi Borgia

      14 novembre

      Ciao Marco! Tanto altro. Noi ci abbiamo scritto un libro. Anche se i libri hanno una fine, le storie no. Se vuoi saperne di più, eccoti il link.

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