La poltrona Thonet n. 13: viaggio attraverso il recupero di un restauro mal fatto | Legno Curvato
READING

La poltrona Thonet n. 13: viaggio attraverso il re...

La poltrona Thonet n. 13: viaggio attraverso il recupero di un restauro mal fatto

Thonet, poltrona n.13

Per mettersi in viaggio c’è bisogno della nostalgia di qualcosa (Susanna Tamaro)

La serie n. 13 è uno dei modelli più rari tra le sedute storiche della Thonet.

Basti pensare che nel libro mastro Thonet del 1905 le sedie n. 13 vendute sono 4 (e nessuna poltrona) rispetto alle oltre 142.000 sedie n. 14 e all’oltre milione di pezzi fabbricati e venduti dalla casa austriaca nel corso di tutto l’anno.

Il modello n. 13 viene prodotto alla fine degli anni cinquanta dell’Ottocento. È un modello molto costoso. La sedia (ma anche la poltrona) costa quasi tre volte il prezzo di una n. 14.

È uno dei nuovi modelli presentati all’Esposizione di Londra del 1861.

 

Expo Londra 1861

Un oggetto particolare

Sia la sedia che la poltrona appaiono ancora senza anello mentre la n. 14 e la n.16 già vengono mostrate con questo classico rinforzo sotto il sedile. Questo perché i modelli n. 13 sono costruiti in tutt’altro modo e fanno parte di quei prodotti cosiddetti “con le asole”.

Come la n. 6 e la n. 9, le gambe davanti sono infatti formate da due aste di faggio che vanno a rinforzare, e a costruire, il sedile.

Retaggio della tecnologia di piegatura del faggio a lamelle o con spessori non troppo grandi, hanno costi di produzione più elevati. Nella serie n. 13 poi lo sono ancora di più, sia per la lavorazione del legno che per la paglia estremamente sottile.

Ecco perché sono oggetti poco venduti ai tempi e oggi, dunque, rari. Ecco perché quando se ne incontra uno, occorre muoversi in fretta e prenderlo.

Sedia n.13 e dettaglio

Un restauro mal fatto

Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare (Seneca)

Ho avuto la possibilità di comprare questa poltrona a maggio. Un architetto belga l’aveva messa in vendita ad Anversa. Così ho preso la macchina e mi sono fatto oltre 2.000 chilometri in 24 ore ma sono riuscito a portare a casa questo splendido pezzo.

Purtroppo il commerciante che lo aveva venduto all’architetto belga aveva eseguito un restauro veramente orrendo e completamente sbagliato, sia dal punto di vista strutturale che storico.

 

Passaggi di poltrona

La poltrona in origine (a sin) e dopo il restauro mal fatto (a dx)

L’ho capito subito dalle foto che l’architetto mi ha mandato prima che la acquistassi insieme a quelle che aveva avuto prima del restauro e dell’impagliatura.

Occorreva un recupero importante. Un oggetto così delicato andava seguito da uno specialista e così mi sono affidato a Alessandro Scordo.

Il vero viaggio ha avuto inizio e meritava un diario di bordo per documentare le tappe e il percorso tracciato. Dopo mesi di lavoro oggi siamo qui a condividerlo insieme a voi. Mettetevi le cinture e partiamo.

Diario di bordo di un restauro perfetto

Trovare la soluzione giusta

Quando Alessandro ha visto la sedia, ha subito colto l’entità del problema. Così scrive:

la poltrona n. 13 era evidentemente fresca di restauro. Un bel nero, spesso, compatto e lucido, dato anche sotto la paglia e all’interno della seduta. Tutte le viti vecchie arrugginite e difficili da togliere già sostituite con delle prestanti viti nuove.

Qualche vite e qualche chiodo in più qua e là per bloccare alcune parti. La paglia appena rifatta e fissata per bene con il chiodino di legno e la colla di rinforzo. No, tutto sbagliato.

Capita spesso. Purtroppo anche ad opera di restauratori professionisti come sono sicuramente stati quelli che hanno lavorato su questa sedia.

Sono stato per un pò in laboratorio con la sedia sul bancone per capire cosa fosse successo e cosa fosse opportuno fare per portare questa meraviglia al massimo delle sue potenzialità. Unica soluzione possibile, rimuovere assolutamente tutto quello che era appena stato fatto, paglia compresa.

 

Smontaggio Incollaggio sedile

Rimuovere l’impagliatura

Ho dovuto dunque smontare il sedile, sostituire con un tassello la parte di legno corrispondente ai fori e poi riforarla. Quando non c’è più legno è inutile piantare viti dall’interno della seduta. Fanno solo altri danni.

Alessandro ha ragione. Certo, piange il cuore a tagliare una impagliatura nuova, costata almeno dieci ore di lavoro. Ma quella impagliatura copriva alcuni difetti e da un’attenta visione emergeva un terribile sospetto.

La paglia infatti, seppure ben tesa, aveva una tessitura molto irregolare. In alcuni punti erano anche stati saltati dei fori per rimediare a errate scelte di partenza.

Il punto è che non era stato fatto il bordo con la classica impuntura tipico delle finiture Thonet. Erano stati inseriti il malefici chiodini di legno, mania di molti impagliatori che anch’essi funzionano da cuneo e spesso vanno ad aprire il telaio lungo i fori. Questo inconveniente fa sì che anche una ottima impagliatura dopo poche sedute si allenti.

Rimossa la paglia, infatti, sulla parte posteriore, tra l’effetto del chiodino e forature rifatte a vanvera e poi richiuse con lo stucco, non vi era più legno tra un foro e l’altro.

 

Sverniciatura

Sverniciatura dettaglio

Rimuovere la finitura nera

Il nero (il color ebano) è una delle possibilità all’interno della gamma di colori delle sedie Thonet, divenuto molto di moda a fine 800 sulla scia del gusto orientaleggiante. Poteva dunque essere compatibile.

All’epoca Thonet usava l’anilina, in questo caso invece è stata usata una vernice sintetica, moderna, con un fondo quasi gommoso atto ad eliminare le ruvidità del legno. A completare l’opera disastrosa, una finitura dall’effetto vetroso assolutamente incompatibile con una sedia di questo tipo e di questa età.

Con pazienza certosina Alessandro incomincia a rimuovere la vernice sintetica. È stato verniciato anche l’interno del sedile coprendo marchi ed etichetta. La sua opinione è ferma:

in tutte le sedie Thonet questa è una superficie che è e deve rimanere grezza. Iniziato dunque il lungo e “sporco” lavoro di rimozione della finitura, è apparso il legno per fortuna con pochissimi segni del “periodo nero”.

Facendo molta attenzione è riemersa anche la marchiatura a fuoco – THONET – e persino un pezzo significativo di etichetta che ci permette di datare la sedia.

Porta infatti una etichetta 1b: la sedia è dunque databile tra il 1870 e il 1881.

 

Fase impagliatura

Rimuovere e sostituire le viti nuove

Tanto per non farci mancare nulla, la poltrona era anche piena di viti a testa a croce. Non erano state cambiate solo nelle tradizionali posizioni. Il sedile era stato riempito di viti per contrastare la separazione del sedile e la spinta dei cunei utilizzati nell’impagliatura.

Era necessario ridotare la poltrona delle viti corrette sia per tipo che per età e numero.

Siamo fortunati: Alessandro cerca nel suo sterminato magazzino di materiale Thonet e decide di togliere tutte le viti nuove e sostituirle con viti Thonet originali di recupero. Anni di lavoro e passione ci vengono dunque in aiuto.

Il cambio delle viti era necessario per tre motivi:

Estetico-filologico: la vite nuova e scintillante con la testa a “croce” risulta, oltre che troppo appariscente, anacronistica rispetto all’epoca delle sedie.

Forma e spessori: le viti Thonet hanno caratteristiche ben precise, perfettamente funzionali a una esigenza specifica:

• Testa larga con una svasatura profonda per meglio alloggiare in una corrispondente svasatura sul legno, che ne permette la massima aderenza

• Corpo cilindrico e non conico con la punta praticamente piatta. Questo impedisce alla vite, entrando, di fare da cuneo e quindi spaccare il legno. Per capire ciò provate a piantare un chiodo al centro di una cornicetta di un cm. La cornice si spaccherà. Provate a piantare lo stesso chiodo sulla stessa cornicetta dopo avergli tagliato la punta con una tenaglia. Tutt’altro risultato

• Collo della vite liscio per la lunghezza necessaria ad accogliere il pezzo che va collegato.

Le viti Thonet infatti funzionano quasi sempre come “tirafondi”.  Ad esempio nel collegamento sedile-schienale, la testa della vite trattiene il sedile compresso sul montante della spalliera. Lo tira facendo forza sulla filettatura interna solo al montante.  All’interno del sedile rimane solo la parte liscia che scorre nel foro.

Se la vite non ha le giuste caratteristiche di forma e dimensioni sono garantiti inconvenienti come laschi, ripetuti allentamenti, scricchiolii, dondolii.

Materiale: la lega delle viti moderne è molto più dura e meno flessibile rispetto a quella delle viti originali. La capacità di assorbire e seguire i movimenti di una sedia Thonet, che ospita il suo inquieto fruitore, non è compatibile con una vite molto dura. Una vite Thonet si piega ma non si spezza e questo è ovviamente un bene.

Finitura e lucidatura

Il più è fatto, a prezzo di tanto tempo (a questo punto più di venti ore) e conseguente aumento di costi. Pensate solo alla reimpagliatura a mano.

La lucidatura a gommalacca ha concluso il restauro e il nostro lungo viaggio ha avuto fine. Valeva la pena? Certamente sì.

 

Thonet poltrona n.13

 

Una conclusione dovuta

Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone (John Steinbeck)

La poltrona Thonet n. 13 ha un valore importante, storico e anche di mercato. È un oggetto che trasmette emozioni, concepita con perfette proporzioni, testimone perfetto di un’epoca, di una tecnologia che ha segnato la storia del design.

Ha fatto tanti chilometri. Dall’Impero Austroungarico in Belgio, poi a Milano, infine a Padova. Chissà ora dove andrà a finire. Sicuramente in una collezione importante.

Il recupero della poltrona dal restauro disastroso, il più possibile fedele alla sua origine storica era una decisione inevitabile, quasi dovuta a un oggetto come questo. E il risultato è davvero notevole, non solo per la conoscenza e l’abilità manuale di Alessandro ma anche per la passione che mette in queste lavorazioni.

Rimane il fatto che il decidere se partire o meno per un viaggio simile sia il momento più importante, quello fondamentale, e a volte la scelta migliore è restare.  Anni di esperienza e di competenze specifiche aiutano a trovare la giusta soluzione, sicuramente a ridurre il rischio di sprecare inutilmente risorse.

Quando però ne vale la pena, il viaggio diventa poesia.

Presenteremo questo lavoro al nostro corso/meeting ad Abano il 25 e 26 novembre. Lì potrete vedere questa splendida poltrona di persona. Ma di questo vi parleremo in un prossimo post, presto.

Preparatevi intanto e godetevi l’attesa.

Poltrona n.13 dettaglio


Ho comprato la mia prima sedia Thonet a vent’anni e oggi sono uno dei massimi esperti al mondo di legno curvato, lo stile viennese nell’arredo. Nato architetto, mi occupo di consulenza e formazione sulla storia Thonet, di expertise e curatele per vari musei europei. Sono autore di vari libri sul legno curvato, l'ultimo sulla Società Antonio Volpe, ma anche liberty e art deco. La ricerca storica è la mia grande passione.

RELATED POST

  1. František

    3 settembre

    Very, very, very nice.

    • Giovanni Renzi

      4 settembre

      Thank you! This model is really a masterpiece. Soon we’ll sell it. If you’re interested, do not hesitate to tell me.

  2. Andrea Fornasa

    5 settembre

    Ho avuto la fortuna di vedere dal vivo questa poltrona subito prima del paziente e impegnativo intervento di restauro, e posso solo congratularmi per il lavoro certosino di recupero di una seduta così bella e importante.

    • Manuela Lombardi Borgia

      5 settembre

      Grazie Andrea! Alessandro ha fatto un grande lavoro. C’è tutta la sua competenza storica, l’esperienza di anni che lo hanno portato ad avere anche un archivio di “parti di ricambio” originali e di epoca, la tecnica e soprattutto la passione. E si vede. Io non avevo mai visto una sedia Thonet n.13 e devo ammettere che è davvero bellissima.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

INSTAGRAM
KNOW US BETTER