La sedia n. 255 di Adolf Loos | Legno Curvato

La sedia n. 255 di Adolf Loos

La sedia di Adolf Loos

La storia del legno curvato riesce sempre a sorprendere.

La passione che ho per questo linguaggio di arredo si è mantenuta vigorosa anche per le continue scoperte che hanno contraddistinto la mia ricerca di decenni.

Ricerca che ancora oggi continua a regalarmi grandi emozioni e soddisfazioni e ad aggiungere tessere al magico puzzle del linguaggio che ha dato origine al design nell’arredo.

L’ultima clamorosa scoperta è di poche settimane fa e riguarda una delle sedie capolavoro del legno curvato: la sedia che Adolf Loos ha disegnato per il Café Museum.

Eccomi dunque a condividerla con voi.

Sedia Adolf Loos

Un oggetto che marca un’epoca

Un oggetto che non dovrebbe mai mancare in una collezione di oggetti in stile Thonet è la sedia disegnata da Adolf Loos per il Café Museum. Non dovrebbe mancare non solo per la sua bellezza ma perché è il modello che segna una svolta.

Da questo momento infatti, sempre più spesso, i modelli nei cataloghi delle più grandi aziende di mobili in legno curvato saranno frutto del genio creativo dei maggiori architetti e artisti della Vienna “centro del Mondo”.

 

Disegno della Adolf Loos

La maggior parte di essi si adopereranno nei nuovi mobili moderni. Loos invece pensa la sedia n.255 ancora con il classico linguaggio delle tradizionali sedie thonet. Sezione tonda, paglia, curve armoniose, leggerezza.

Questa sedia insieme alla poltroncina n.712 (la B9 della Thonet tanto amata da Le Corbusier) marcano un’epoca, quella che Stefan Zweig racconta mirabilmente ne “Il Mondo di ieri”.

La sua sedia ha molto in comune con la classica n. 14. Ma, come ben scrive Alexander von Vegesack sul volume “Bentwood and metal furniture: 1850-1946”:

Loos infonde una nuova vitalità in quello che è il maggior oggetto di design anonimo del secolo.

sala da biliardo café museum

La sala da biliardo del Café Museum a Vienna sulla rivista Dekorative Kunst, 1899

Il Café Museum a Vienna

Una prima scoperta è che Adolf Loos arriva a essere incaricato per il progetto per il Café Museum grazie a Max Fabiani. Riportato dal fabbricante di biliardi Seifert, questo accadimento è una notizia certa.

Fabiani, da membro della giuria del concorso bandito dalla rivista “Der Architekt” nel 1898, incontra Loos, vincitore del secondo premio. Fabiani non è contento del vincitore, l’architetto Von Dahlen, e forse per questo suggerisce il nome di Loos come progettista per il nuovo caffè.

Quasi un risarcimento per non essere riuscito ad attribuirgli il primo premio.

Lo sappiamo già, Loos vede la sedia Thonet come unica sedia adatta al vivere moderno, senza fronzoli e inutili orpelli e decori. Lo scrive chiaramente in “Ornamento e delitto” del 1908.
Il suo locale riprende il classico caffé viennese e sedie e tavoli non potevano che essere in legno curvato a vapore.

La sedia è una derivazione di altri modelli già presenti in catalogo della Kohn (la n.55 e la n.248) ma con proporzioni e modifiche mai ritrovate in nessun altro modello.

Catalogo J&J Kohn

La pagina del catalogo della Jacob & Josef Kohn del 1902

Nome proprio: modello n. 255

Le cose hanno dei nomi, e tendiamo a usare i nomi delle cose come se fossero solo dei nomi di cose. Ma i nomi racchiudono una storia, e pronunciandoli evochiamo quelle storie senza rendercene conto. (Martín Caparrós)

Ma è nel catalogo della Jacob & Josef Kohn che si trova la scoperta più importante: la sedia che per tutti è sempre stata definita con il nome del suo designer è presente nel catalogo del 1902 con il modello n. 255.

Finalmente la sedia ha un nome proprio. Sparisce presto dal portafoglio d’offerta della Jacob & Josef Kohn.

Il suo inserimento  nel catalogo è raro; la troviamo nella pagina del 1902 che pubblichiamo per la prima volta, e poi viene inserita solo nel catalogo del 1906. Forse per questo motivo la bibliografia non riporta mai il numero vero di catalogo.

Gli unici modelli di questo tipo che ho avuto la fortuna di trovare provengono da Parigi: qualche anno fa ho acquistato due modelli n. 255 con l’estremità delle gambe ricoperte da una “scarpina” di ottone. Una particolarità mai più rivista.

Sedia con scarpina

Loos in effetti è il primo ad associare l’ottone al legno, un esempio sono i tavoli all’interno del Café Museum.

A Parigi sono andato e tornato in treno e il viaggio di ritorno con le due sedie in cuccetta con me lo ricorderò per sempre, ma ancora di più, se lo ricorderanno i miei sconosciuti compagni di viaggio.

Una sedia contemporanea

Troppo bella per scomparire, questo modello viene replicato dal 2002 dalla Gebrüder Thonet Vienna (GTV).

Intorno al tavolo della cucina Manuela ed io ne abbiamo due versioni: una laccata nera con sedile in compensato e una color miele con la seduta in paglia di Vienna fatta a mano. Quest’ultima lucidata a gommalacca come gli oggetti storici dopo essere riuscito a comprarne una grezza dalla società viennese. Una vera chicca!

Sulla Loos ogni anno si accomodano i nuovi premi Nobel, che firmano la sedia laccata bianco, dopo aver ricevuto l’ambìto premio.

Mi piace pensarlo come un riconoscimento a un oggetto che ha segnato la storia del design nel mondo dell’arredo perché la bellezza salverà il mondo se il mondo salverà la bellezza. E noi a questo crediamo con tutto il cuore.

GTV Design Loos

La sedia di Adolf Loos nella proposta della GTV Design in versione laccata bianca

 

 


Ho comprato la mia prima sedia Thonet a vent’anni e oggi sono uno dei massimi esperti al mondo di legno curvato, lo stile viennese nell’arredo. Nato architetto, mi occupo di consulenza e formazione sulla storia Thonet, di expertise e curatele per vari musei europei. Sono autore di vari libri sul legno curvato, l'ultimo sulla Società Antonio Volpe, ma anche liberty e art deco. La ricerca storica è la mia grande passione.

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  1. Gianni

    28 agosto

    Giovanni, ne approfitto per ringraziare te e gli altri curatori di questo blog per le innumerevoli notizie sui riccioli e l’ambiente da cui sono nati, in cui si sono sviluppati, in cui sono stati usati
    Circa la seggiola di cui parli qui, e che è già stata parzialmente oggetto di una altro intervento: è veramente uno spettacolo. Ottime le foto da cui ho potuto apprezzare i particolari. A me strega anche la vista laterale con i due legni dello schienale che “cantano” su due ottave diverse (un po’ come avviene anche nella 14, ma qui l’effetto è più accentuato), ma la sezione di questi anziché tonda non è ellittica?. Intanto, a quel che mi risulta, è l’unica sedia dell’epoca in cui il piano di seduta è “modulato” (come nel dondolo a uovo Volpe); sia sul piano di seduta, sia nel bordo sotto. Pensavo che si trattasse di un “apocrifo” del modello prodotto a questi giorni, ma vedo che è proprio originale. Come mai secondo te lo spunto, di grande effetto, non è mai stato ripreso?
    Io trovo il modello anche sul catalogo JJ Kohn del 1906 che è riportato sul libro del Portoghesi; in cui la cattiva stampa non permette di cogliere i particolari. In ogni caso la produzione deve essere durata poco.
    Un’altra osservazione: come può questo modello “non mancare in una collezione di oggetti in stile Thonet” se è di così rarissimo reperimento? In pratica se tu, nella tua carriera, ne hai trovate due, io non riuscirò certo a trovarne una in tempi umani. Da qui una proposta: attraverso le conoscenze che l’essere ben piazzati nel mondo dei riccioli vi comporta, non potreste vedere di far avere alle poche (lo desumo da quanti seguiamo il blog) persone interessate un modello grezzo da finire come meglio si crede?

    • Giovanni Renzi

      28 agosto

      Buongiorno Gianni, grazie per il tuo intervento. La sezione della sedia diventa quasi ellittica dopo il lavoro manuale dell’operaio come puoi vedere in un video che abbiamo già prodotto. Un lavoro lungo e di precisione che comporta un aumento dei costi notevole. Anche la lavorazione del sedile comporta una lavorazione e sagome speciali. Sei stato molto attento a fare il raffronto con il dondolo della Volpe. Complimenti. Il modello sul catalogo del 1906 non è il n.255 ma un modello simile (il n.248). Per il catalogo del 1906 hai ragione. Correggerò l’articolo. Chiaramente la frase sulla collezione è riferita alle collezioni museali e non quelle private. Però qualche modello originale a Vienna si può ancora trovare. Il prezzo è molto elevato. La Thonet non vende modelli grezzi. Io ho avuto molta fortuna e ho approfittato anni fa per averne una ma è molto difficile che riesca a convincerli ad averne altre. Comunque proverò e ti saprò dire. Per quanto riguarda chi segue il blog non mi sembra proprio che siamo in pochi. Staiamo parlando di oltre 24.000 pagine viste e oltre 4.000 persone che ci seguono. Mi sembra quindi che siamo in buona compagnia.

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