Si può parlare di stile Thonet? | Legno Curvato

Si può parlare di stile Thonet?

Dal film Burlesque

Lei era la perfezione e per questo intuivo che mi sarebbe stata negata, irrimediabilmente. (Gianrico Carofiglio)

Esiste lo stile Thonet? Che significato ha e, se esiste, quali sono i presupposti per poterlo definire tale?

Noi pensiamo di sì, non solo che esista ma che sia il linguaggio con il quale è nato il design nell’arredo. Nel mondo così come in Italia.

Del resto gli abbiamo dedicato questo blog e soprattutto il lavoro e la passione di una vita.

Eppure ancora oggi ci sono persone che dubitano di questo e spesso sono operatori del settore.

Quali sono le ragioni di questo dibattito che sembra ancora aperto? Ora proviamo a raccontarvelo.

Cartoline

Una lunga storia di vita vissuta

Guardo la mia collezione di cartoline, fotografie e stampe d’epoca. I personaggi scorrono uno dopo l’altro, donne, uomini, bambini, ritrovi di famiglia, soldati, amanti in baci appassionati, interni di caffè, giardini, tavolate imbandite, scene di film.

Personaggi famosi come artisti, attori, pittori o sconosciuti immortalati col vestito buono, come la cartolina del fotografo Finichelli che immortala a Napoli un piccolo “guappo” napoletano.

In tutte un oggetto in legno curvato. Una sedia, una poltrona, un portafiori, un tavolo, un dondolo. Sono così comuni, così familiari questi oggetti che ci accompagnano delicatamente da un secolo e mezzo.

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Si dibatte al Caffé comodamente su sedie Thonet n.4

Oggetti snobbati dall’antiquariato

La Garzanti Linguistica definisce il termine stile come:

la particolare forma in cui si concretizza l’espressione letteraria o artistica, e che è propria di un autore, di un’epoca, di un genere”.

Sempre più spesso troviamo su internet espressioni come sedia in stile Thonet oppure mobile in stile Thonet, riferite agli oggetti in legno curvato a vapore. Più volte mi è stato chiesto se questa definizione sia propria della linea curva. Se sia corretto parlarne in questo modo.

Nei decenni scorsi, gli antiquari hanno infatti guardato con distacco il mondo della produzione Thonet, svilendo un prodotto perché considerato di poco valore e prodotto in serie e, di fatto, non volendo mai attribuire il rango di stile a questa produzione.

In realtà queste convinzioni partono da una profonda ignoranza, cioè non conoscenza, del mercato, della storia e della produzione del mobile in legno curvato a vapore.

Fellini&Mastroianni sul set

Eppure i valori economici ci dicono altro

Ci sono singole sedie di produzione Thonet, come quelle disegnate da Joseph Urban per il Ristorante Paul Hofner nel 1906, talmente rare da essere quotate oltre 20.000 € cadauna. Così come le produzioni in stile Thonet della Jacob & Josef Kohn, ad esempio la sedia modello n. 371 o “Seven Ball”, acquisita da un museo tedesco nel 2014 per oltre 30.000 €.

O il dondolo n. 267 detto a uovo della Società Anonima Antonio Volpe di Udine, quotato oltre 25.000 €.

Per non parlare della produzione in legno lamellare. Nel 2015, da Dorotheum a Vienna, una sedia n. 14 in legno lamellare viene stimata oltre 30.000 €.

Anche nel design si fatica

Eppure anche nella storia del design il mobile in legno curvato a vapore fa molta fatica a essere considerato.

Ancora oggi ad esempio la produzione della già citata Società Anonima Antonio Volpe non trova spazio nei libri di storia del design.

Mirò studio

Joan Mirò e la sedia modello Thonet n.18B di probabile produzione Fischel o Baumann

Ciòe nonostante sia l’unica azienda del settore dell’arredamento riportata nell’annuario statistico italiano del 1908. Così come l’unica azienda a produrre in Italia centinaia di migliaia di oggetti.

Ancora più incredibile che questi capolavori siano oggi presenti in tutti i più importanti Musei del design nel mondo tranne che in Italia.

Uno dei primi a valorizzare la sedia di Vienna fu l’Arch. Karl Mang che negli anni Sessanta organizza la prima mostra e poco dopo scrive il primo libro sulla produzione Thonet, che ai tempi non era divisa in produzione tedesca e austriaca.

Sintesi perfetta tra industria e artigianato

In quei momenti pensi che il tuo amore non esiste, perché non c’è nessuno dall’altra parte a riceverlo.(Gianrico Carofiglio)

Invece esiste, eccome, e io non ho mai smesso di crederlo. Chi non ha mai visto dal vivo la piegatura e la produzione di una sedia in legno curvato a vapore non può capire quanto poco di serie ci sia nel costruire e finire una sedia simile.

E questo non solo nel riprodurre una sedia Café Museum di Adolf Loos, dove lo spessore del legno varia continuamente, ma anche in una semplice n. 14.

Caffé Meletti

Interni in linea curva oggi al Caffé Meletti di Ascoli Piceno

L ’Arch. Paolo Portoghesi nella nostra intervista sostiene che tutto si è svolto in un periodo storico particolare, in cui l’industria ha invaso il settore dell’artigianato, creando una sintesi perfetta.

Più di 100 anni di storia non aiutano

È vero che quando si parla di Thonet l’enorme produzione e il periodo temporale incredibilmente dilatato crei qualche problema ad accostarlo alla parole stile.

La Gebrüder Thonet non produce nella sua storia solo sedie o mobili in legno piegato ma anche racchette da tennis, sci, mobili da ufficio in rovere “a tapparella”, mobili in tubolare metallico, imbottiti.

Non solo abbraccia e in alcuni casi anticipa alcuni degli stili classici. Basti pensare al Liberty e ai suoi “colpi di frusta”, anticipati di 40 anni dalle volute Thonet. O ai disegni geometrici degli anni trenta o all’uso del compensato anticipati anch’essi di 40 o 50 anni.

Vintage e contemporaneo in linea curva

Il mio punto di vista

Per queste ragioni penso che lo stile Thonet sia esattamente riferito alla produzione in legno curvato.

So che mi attirerò gli strali degli amici del Nord Europa che ritengono lo stile Thonet la produzione in tubolare metallico ma per me non è così. Vedo quest’ultima produzione associata al linguaggio che la maggior parte delle persone indica come “stile Bauhaus”. Questa è la sua natura.

In realtà già i contemporanei nella fine dell’Ottocento capiscono che linea curva è uno stile vero e proprio. Sui giornali dell’epoca la dizione sedia di Vienna o sedia alla Viennese è la normalità nel descrivere il mobile in legno (faggio) curvato a vapore.

Non si chiamano sedie Thonet solo perché dalla scadenza del brevetto sono sorte un’incredibile numero di aziende concorrenti che riproducono gli stessi modelli Thonet, commercializzandoli con lo stesso numero di catalogo.

Il primato di Adolf Loos

Il primo a parlare di sedia Thonet, intendendo in generale la sedia in legno curvato è Adolf Loos. Sostenitore acerrimo del minimalismo tous court, così scrive nel suo “parole nel vuoto”, nell’ottobre del 1898 (Panorama di Arte applicata):

Guardate la sedia Thonet! Essa, che nel modo di intendere la propria funzione rappresenta lo spirito di un tempo nemico dell’ornamento, non è nata forse dalla stessa sensibilità che ha prodotto la forma dello schienale e le gambe ricurve della sedia greca?

E ancora Loos nel 1929 :

Alla sedia di legno subentrerà ora la sedia Thonet, che già trent’anni or sono ho indicato come l’unica sedia moderna. Anche Jannaret (Le Corbusier) lo ha capito e l’ha usata diffusamente nelle sue case.

Le Corbusier studio

Le Corbusier nel suo studio seduto su un modello della sua amata B9

La passione di Le Corbusier

Le Corbusier non è citato a caso. Il famoso architetto francese utilizza spesso le sedute in legno curvato nei suoi progetti, in particolare il modello n.18 ma è soprattutto innamorato della poltroncina B9. Anche lui ne parla nel suo “Almanach d’Architecture Moderne”nel 1925:

Abbiamo introdotto la umile sedia Thonet in Legno curvato al vapore, certamente la più comune così come la meno costosa delle sedie. E noi crediamo che questa sedia, prodotta in milioni di esemplari, utilizzata nel continente europeo e nelle due Americhe, possiede una sua nobiltà.

Negli anni Trenta la Thonet però inizia la produzione in tubolare metallico, forte dei diritti acquisiti nel 1928. Ne è un esempio la meravigliosa chaise longue LC4, oggi prodotta da Cassina, ma nata in quegli anni come modello n.306 su disegno di Le Corbusier e dei suoi due soci, Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand.

La sovrapposizione tra mobile in legno curvato e mobile Thonet inizia dunque ad affievolirsi.

Solo con il risveglio del mondo antiquario si ricomincia a parlare di sedia Thonet come di un unicum con tutta la produzione in legno curvato, di uno stile appunto.

Targa GTV Design

Imbottivo Targa prodotto da GTV Design, insignito del premio Elle Decor International 2016

Grupo Kolo Moser

Arredi della Jacob & Josef Kohn disegnati da Koloman Moser

Si può parlare di stile Thonet?

La risposta è sì, perché lo stile Thonet esiste. Ed è limitato alla produzione in faggio piegato a vapore. Questa è la mia opinione.

Non importa in che periodo o chi sia il produttore di quegli oggetti. Non importa se gli oggetti siano disegnati da Josef Hoffmann per la Jacob & Josef Kohn nei primi del Novecento o da Giacomo Moor nel 2017.

Lo stile Thonet è unico, autentico, originale e riprendendo l’Architetto Paolo Portoghesi, è un principio. Di bellezza da cui trarre ispirazione e che infiamma i cuori. Ecco perché noi ne siamo perdutamente innamorati.

E voi? Qual è il vostro punto di vista? Non esitate a raccontarlo. Vi aspettiamo nei commenti.

 


L’immagine in copertina è tratta dal film Burlesque del 2010, scritto e diretto da Steven Antin.

Le citazioni di Gianrico Carofiglio sono tratte dal suo libro Le perfezioni provvisorie, edito da Sellerio editore Palermo. L’autore descrive la provvisorietà come stato perfetto, quel punto o luogo dove non si è più ma non si è ancora. Dalle infinite opportunità di scelta. Che lo stile Thonet sia perfetto perché si è trovato proprio in quel punto? A ognuno la propria risposta, certamente un libro che, se non lo avete già fatto, vi consigliamo di leggere, magari in comodo relax in un pomeriggio d’estate.


Ho comprato la mia prima sedia Thonet a vent’anni e oggi sono uno dei massimi esperti al mondo di legno curvato, lo stile viennese nell’arredo. Nato architetto, mi occupo di consulenza e formazione sulla storia Thonet, di expertise e curatele per vari musei europei. Sono autore di vari libri sul legno curvato, l'ultimo sulla Società Antonio Volpe, ma anche liberty e art deco. La ricerca storica è la mia grande passione.

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  1. Gianni

    17 luglio

    Giusto una cinquantina di anni fa , nel suo libro “il caso thonet”, Giorgio Santoro aveva provato, secondo me con efficacia, a definire questo stile:
    “l’autolimitazione che Thonet pone alla ricerca figurativa -rigidamente condizionata dal vincolo strutturale- non si risolve, come alcuni potrebbero credere, in un fatto negativo, in un inaridimento dell’invenzione o delle possibilità espressive. Al contrario, circoscrivendo il campo dell’arbitrio ed operando scrupolosamente al suo interno Thonet coglie il frutto della sua apparente rinuncia ottenendone in cambio -esempio unico nel suo tempo- coerenza di linguaggio e personalizzazione di forme: coerenza e personalizzazione chiaramente riconoscibili anche attraverso le interpretazioni non di rado distorte che dei suoi prodotti daranno onesti continuatori o disonesti imitatori. Porta, in una parola, ad uno stile (in grassetto nel testo) capace, proprio perché tale, di resistere alla tremenda usura che gli ultimi cento anni di continua, affannosa, evoluzione o discontinue rivoluzioni (o presunte tali) produrranno su ogni forma artistica.”

    Poi: quanto riportato sopra nel post è tutto condivisibile. Non faccio collezione di cartoline d’epoca sul soggetto Thonet, ma ho un ben nutrito archivio fotografico di famiglia che parte da oltre cento anni fa. Ho preso spunto dall’incipit del post per cercare se vi fossero delle foto con qualcosa di Thonet. Ebbene, la famiglia era di contadini, proprietari ma contadini, estremamente frugale. eppure ho trovato qualche foto con quanto cercavo: una mensa di militari durante la prima guerra mondiale; dello stesso tempo una sedia su cui mio nonno e suo fratello, militari entrambi, siedono davanti a chi riprende: la sedia si riconosce solo dalle gambe, inconfondibili; una poltroncina a pozzetto (non identificabile) dal fotografo, subito dopo la guerra; e poi, negli anni 20 un paio di 56 nell’ufficio di mio nonno. Grazie per lo spunto

    • Manuela Lombardi Borgia

      18 luglio

      Grazie a te Gianni per la testimonianza. Proprio oggi mi sono imbattuto in una foto di Buffalo Bill di fronte a Panwee Bill entrambi su una sedia o poltroncina in legno curvato. La utilizzerò in uno dei prossimi post. Questo per dire quante volte ci passano davanti agli occhi questi modelli da ormai 150 anni.

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