Vienna: viaggio alle origini del legno curvato | Legno Curvato
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Vienna: viaggio alle origini del legno curvato

Vienna: viaggio alle origini del legno curvato

Vienna Schoenbrunn Palm House_1920

La bellezza salverà il mondo se il mondo salverà la bellezza. (Brunello Cucinelli)

Noi italiani di bellezza ce ne intendiamo. È nel nostro DNA, ne siamo pervasi e lo è la nostra quotidianità. Ne abbiamo talmente tanta da non vederla quasi più e forse è per questo motivo che non la sappiamo davvero valorizzare.

Ciò che contraddistingue le bellezze del nostro paese è che spaziano da qualsiasi tipo di arte al territorio , all’eno-gastronomia, alla musica.

Dagli antichi romani e ancora prima sino al giorno d’oggi, con una ricchezza di varietà e sfumature unica al mondo. Nessuno è come noi.

Se però parliamo di Jugendstil e di Secessione, di quel periodo storico così particolare e rivoluzionario che è l’ambiente in cui è nato il linguaggio d’arredo del legno curvato, allora una sola è la patria: l’Impero Austro-Ungarico.

Quel territorio che parte dall’Istria, passa per Trieste per risalire verso Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia per arrivare in Austria e alla sua capitale Vienna.

Il centro motore di un momento storico irripetibile che a cavallo del 900 ha prodotto geni creativi di straordinaria fertilità e capacità innovativa.

Gustav Klimt, Egon Schiele, Carl Moll, Oskar Kokoschka hanno vissuto e operato a Vienna così come architetti/designer unici quali Josef Hoffmann, Gustav Siegel, Marcel Kammerer, Josef Urban, Otto Prutscher, Otto Wagner, Adolf Loos.

In quel tempo a ridosso delle due guerre mondiali che hanno definitivamente cambiato il corso della storia Europea.

Ecco perché amiamo così tanto Vienna e perché ogni tanto abbiamo bisogno di tornarci, per rifare il pieno agli occhi e al cuore di tutto questo, perché, ogni volta che ci andiamo, è sempre una grandissima emozione.

Vienna street

Lo spunto del viaggio

Quando Gemma Colledan Casati, docente del corso di “Antiquariato del mobile e la cultura del Brocantage” alla Fondazione Humaniter di Milano, ci ha proposto di accompagnare un gruppo di sue allieve in un lungo weekend a Vienna, abbiamo subito accettato con grande piacere.

Nel corso si spazia su vari argomenti e nell’arredo si parla anche di Biedermeier e di stile Thonet. Abbiamo già avuto il piacere di tenere loro una lezione proprio sul legno curvato e sempre l’Humaniter ci ha ospitato a Novembre per una conferenza sulla Società Antonio Volpe da Udine, prendendo spunto dal nostro libro sulla nascita del design in Italia nel mondo dell’arredo.

L’obiettivo che ci siamo posti è stato quello di riuscire a concentrare in pochi giorni i passaggi fondamentali dello stile viennese, cercando di vivere un percorso che oltre a parlare di legno curvato in specifico, consentisse anche a chi non fosse stato mai a Vienna di entrare nel suo spirito, nella sua anima.

Design alle origini

Perché ogni oggetto di design è il risultato della concorrenza di tanti fattori, culturali, ambientali , storici e sociali e umani. Espressione di un tempo preciso che fotografa e ci restituisce, con tutti i suoi sapori e profumi. Se non ci fossero stati i Café con la Sacher, la Wiener Schnitzel e i balli e la musica viennesi, non ci sarebbe stato nemmeno il legno curvato.

Se non ci fossero stati imprenditori che hanno saputo trasformare in produzione in serie ciò che era solo prodotto di ebanisteria, dando il via al mobile moderno, non saremmo qui a parlare di oggetti che hanno fatto la storia. Come la sedia modello Thonet n.14, o la poltroncina B9 tanto amata di Le Corbusier o addirittura la sua chaise longue LC4.

Con questo spirito abbiamo preparato il viaggio, la nostra prima esperienza come guida mirata alla linea curva, e il risultato sono stati 4 giorni di momenti indimenticabili, di fatica sana e di pieno di emozioni e della gioia di condividere con persone speciali un’arte antica. Nell’era dei social e della comunicazione virtuale, il contatto umano rimane sempre fonte di vera ricchezza, se poi avviene con persone belle e che condividono una stessa passione, allora si torna più ricchi che mai.

Grazie dunque a Gemma e alle nostre compagne di viaggio (su 17 persone Giovanni era l’unico uomo!) per averci donato questa esperienza che, a questo punto, contiamo di replicare ancora.

Ecco dunque il nostro diario di viaggio.

Diario di viaggio

⊗ 1° Giorno, giovedì 11-mag-2017

Vienna tram

Vienna – Ring tram, fedele compagno di viaggio

Giovedì ore 8.50, decollo dall’aeroporto di Milano Malpensa alla volta di Vienna, dove atterriamo dopo poco più di un’ora di volo. Arriviamo all’Hotel Savoyen , in Rennweg, 16, che ci ospiterà nelle tre notti successive. Una bella struttura, accogliente e di ottimo livello, vicino al Belvedere. Molto comodo per spostarsi anche con i mezzi pubblici ed essere in centro in pochi minuti.

Per prima cosa acquistiamo il biglietto City Card, valido per 72 ore non stop, perfetto per la durata del nostro soggiorno.

Café Museum e Casa della Secessione

Vienna Casa della Secessione

Vienna – la Casa della Secessione

Alla terza fermata del tram 71, scendiamo e ci dirigiamo verso la casa della Secessione a due passi dall’Opera. Non poteva che essere la prima tappa, anche se abbiamo ammirato l’edificio solo dall’esterno. Finanziato da Karl Wittgenstein e progettato da Josef Olbrich nel 1898, è il punto focale del movimento secessionista.

Ci rechiamo al vicino Café Museum per un veloce pranzo, un’altra icona dello stile viennese. Peccato non trovarci più le splendide sedie di Adolf Loos, ma sempre di grande suggestione. Ovviamente le sedute non possono che essere comunque ancora oggi in legno curvato.

Al Leopold Museum

Ci dirigiamo a piedi verso il quartiere dei Musei, all’incrocio con Marianhilfer Strasse. In effetti la viabilità a Vienna è piuttosto semplice in quanto la Ringstrasse delimita la zona del centro.

Una serie di viali ottocenteschi il cui percorso circolare ricalca il tracciato delle mura medioevali che circondavano proprio il centro storico. Sicuramente un riferimento importante per chi si muove nella città.

Entriamo nel Museum Quarter e ci rechiamo subito a vedere la collezione privata del Leopold, una delle meraviglie di Vienna con alcune tra le più belle opere di Gustav Klimt e con la collezione di opere di Egon Schiele più ricca al mondo. Da non perdere anche la vista panoramica sulla città e la proiezione di Vienna nel 1906.

Abbiamo trovato il video che vi proponiamo. Incredibile come sia tutto cambiato, eppure l’atmosfera rimane sempre la stessa. Ovviamente, sedie in legno curvato anche al bar del Museo.

Linea curva da non perdere: una “sitzemachine “ completa di poggiapiedi. Molto rara in questa versione.

Il Burggarten

Dal Leopold, a piedi risaliamo Babenbergerstrasse, il viale alberato con tutti i tigli in fiore. Questo a Vienna è il momento di massima fioritura per cui la città è ancora più bella. Attraversiamo il parco chiamato Burggarten.

La giornata splendida riempie il prato di persone in cerca di ristoro e di un momento di relax. Molto suggestiva la serra costruita in legno verde, la Schmetterlinghaus, casa delle farfalle. Costruzione tipica dei primi del ‘900, dal 1898 ospita infatti centinaia di farfalle esotiche in libertà.

C’è anche un locale dove potersi fermare a mangiare o per un aperitivo. Peccato sia possibile prenotare solo all’interno.

Asta da Dorotheum

Vienna Casa d'aste DorotheumUsciti dal parco, ci dirigiamo verso il centro, svoltando poi subito a sinistra all’Albertina per recarci da Dorotheum. La casa d’aste più famosa di Vienna, espone gioielli, arredi e quadri sin dalla hall, dove ci sono sempre vasi colmi di fiori freschi.

Non riusciamo a salutare Julia Blaha che sta tenendo in quel momento la sua ultima asta, dato che a fine Maggio andrà in pensione. Infatti è in corso l’Asta sullo Jugendstil e Secessione Viennese che vi abbiamo anticipato in Bentwood Chronicle.

A proposito, la “poltrona con le orecchie” n. 666 della Jacob & Josef Kohn, attribuita a Josef Hoffmann, viene battuta per 2.500€ più i diritti d’asta. Un risultato nella norma.

Uno stop di qualche minuto è d’obbligo, anche per un momento di pausa. Usciti da lì, riprendiamo il tram 71 per rientrare in Hotel.

Cena al MAK

Alla sera, ceniamo al Salonplafond del MAK, Museo austriaco delle arti applicate. Un ambiente di atmosfera, giovane e di tendenza, a cui si accede dall’interno attraverso il Book Shop a Museo aperto e direttamente dall’esterno, alla sera.

Il Menu prevede 4 antipasti, altrettanti dessert alla fine e un piatto principale da poter scegliere. A dire il vero, un’abbondanza inattesa e tutto davvero particolare e ottimo.

Ci facciamo consigliare il vino di accompagno, vini banchi locali che meritano. Avevo già avuto modo di apprezzare i vini austriaci a Langenlois, a circa 80 Km da Vienna, dove c’è anche un Museo del Vino, che vale la pena di visitare.

⊗ 2° Giorno, venerdì 12-mag-2017

Hofmobiliendepot sala legnocurvato_770

Vienna – Hofmobiliendepot, la sala del legnocurvato

Hofmobiliendepot

Per gli amanti del Biedermeier e della storia di Maria Teresa d’Austria, l’Hofmobiliendepot è tappa obbligata. La storia di questo Museo è singolare. Era l’antico deposito dei mobili imperiali, il cui compito era quello di amministrare il mobilio degli Asburgo, mantenendolo in buono stato e ripartendolo fra i vari edifici dell’imperatore a seconda delle necessità.

C’è tutto un pezzo di storia, incluso le sputacchiere in stile Biedermeier, i vasi da notte anatomici per signora e i troni da viaggio fino alla riproduzione completa delle stanze dell’Imperatrice a Schönbrunn. Altra nota particolare: ci si può accomodare sulle sedie e divani in stile, sorprendentemente comodi.

Il Museo espone alcuni tra i pezzi più straordinari della storia della linea curva. Partendo da Thonet, per arrivare alle famose sedie del Café Fledermaus, gli arredi della Postsparkasse, alcune tra le sedute più famose e antiche di linea curva come una sedia per Palazzo Liechtenstein e la splendida sedia di Adolf Loos utilizzata per il Café Museum.

L’originale, quella in colore rosso-arancione. La mia preferita.

Legno curvato da non perdere: Il dondolo di Gustav Siegel per Parigi 1900. Un tuffo al cuore inimmaginabile solo guardandolo in fotografia. Un oggetto che rispecchia perfettamente l’epoca e il calore dei primi del Novecento.

Il castello di Schönbrunn

Usciti dal Museo, prendiamo la metropolitana. Poche fermate di U4 e arriviamo al castello di Schönbrunn. Famosa reggia imperiale di Vienna, è stato la sede della casa imperiale d’Asburgo dal 1730 al 1918. Una volta si trovava in campagna, ora è in piena città.

Castello di Schönbrunn

Vienna Schönbrunn

Vienna – lo spettacolare Castello di Schönbrunn

Pranziamo in un locale fuori dal giro turistico, il Landtmann’s Jausen Station, in un angolo di parco delizioso. Avendo i tempi piuttosto stretti, dato il programma della sera, ci dividiamo in due gruppi.

Alcune persone scelgono il giro della reggia più breve, di circa un’ora, l’Imperial Tour, 22 stanze interne con audio guida. Altri preferiscono attraversare il parco e recarsi alle maestose serre.

Architetture in ferro dipinto verde e vetro, le serre ottocentesche nascono per preservare quelle specie botaniche tanto care all’Imperatore che soffrono il clima continentale.

Una serra è dedicata al Giardino del Deserto, ex casa della Meridiana, l’altra è la Grande Serra delle Palme. Anche senza entrare, uno spettacolo maestoso.

Usciti da Schönbrunn, rientriamo in Hotel a prepararci per la serata. Tappa obbligata: la fermata della metropolitana di Karlsplatz. Saliti in superficie, troviamo la sala d’aspetto dell’Imperatore, disegnata in pieno stile Jugendstil dal grande architetto Otto Wagner, alla cui scuola hanno studiato alcuni tra i maggiori architetti della scuola viennese, così come il nostro Max Fabiani.

Light dinner allo Sky Café

Alle 18.30 ci godiamo una cena leggera allo Sky Café, al 7° piano di un centro commerciale situato in pieno centro, in Kärtnerstrasse 19. Dall’alto, in un ambiente chic e raffinato il giusto, con vista panoramica mozzafiato direttamente sul tetto in maioliche della cattedrale di Santo Stefano.

Vienna sky

Un light dinner in perfetto gusto viennese per arrivare pronti al concerto delle 20.15 al Wiener Kursalon, a 700 mt a piedi, in Johannessgasse 33.

Concerto viennese al Wiener Kursalon

In questo luogo, Johann Strauss inventa il valzer nel XIX secolo. Lo ammettiamo, eravamo un po’ prevenuti. Era la prima volta anche per noi. Invece è una serata bellissima, gioiosa, nel vero spirito viennese del divertimento, proprio come dovevano essere le serate danzanti della Vienna imperiale.

Musiche di Strauss, Mozart e altri musicisti in un concerto di quasi 2 ore con valzer, polke, arie, duetti, concerti per pianoforte ed esibizioni di cantanti d’opera e ballerini. Nel break poi, da bere sulla terrazza con vista sulla città illuminata. Assolutamente un’esperienza da fare. Al termine della serata, raggiungiamo a piedi la fermata del nostro ormai mitico 71.

Una nota inattesa: la Polizei riapre i cordoni posti ai lati del Ring proprio in quel mentre. Delimitava un percorso dedicato a ciclisti, pattinatori, corridori, a loro dedicato tutti i venerdì sera. Così ci ha raccontato un ragazzo. Una brillante idea per promuovere la mobilità sostenibile in città.

⊗ 3° Giorno, sabato 13-mag-2017

Il MAK Museum

Ci svegliamo sotto una pioggia insistente per cui invertiamo il programma e ci dirigiamo con il “nostro” 71 e a piedi verso il MAK, Museo austriaco delle arti applicate, non per mangiare questa volta ma per visitarlo.

Arriviamo in anticipo, il Museo apre alle 10. Ci fermiamo al Café Prückel, dall’altro lato della strada, i cui interni progettati da Oswald Haerdtl negli anni 50 riscuotono grande successo, non solo tra i patiti dei caffè. Molto carino, rende perfettamente l’atmosfera dei caffè viennesi come luoghi dell’anima.

Al MAK è stato come tornare a casa. Al piano terra iniziamo con la sala dei vetri barocchi per poi salire verso la sala che per gli amanti del legno curvato vale una visita a Vienna.

MAK sala legnocurvato

Vienna – MAK Museo austriaco di Arti Applicate, sala Historismus Jugendstil

Schermati da tende che disegnano ombre estremamente suggestive, su due file scorrono alcuni tra i pezzi più rari e famosi che hanno fatto la storia di questo stile. Dalla classica Thonet n.14 alle sedie del Sanatorio di Purkersdorf, alle prime Thonet in stile Biedermeier, altre sedute in legno lamellare, alla chaise longue Thonet n.7500 a cui si è ispirato Le Corbusier per la sua Thonet B306 poi denominata LC4.

Tra l’altro, in questo museo, come negli altri in cui ci siamo recati, siamo quasi soli per cui possiamo godere i capolavori dei maestri come fossero tutti per noi.

La sala con gli arredi, i servizi da tavola e i vetri della Secessione è da rivedere più volte per raggiungere il culmine dell’emozione con i disegni preparatori de L’albero della vita di Gustav Klimt e de Il bacio. In questa stessa sala ritroviamo gli oggetti della Postsparkasse di Otto Wagner con un tavolo di una modernità incredibile.

Pensare che tutto questo fervore innovativo avvenga nel tempo in cui gli ambienti sono ancora intrisi di barocco e di forme ridondanti è ancora più rivoluzionario. E che sia potuto accadere in massima libertà di espressione, ancora di più.

È indubbio: quando la diversità è accolta con pienezza e si lascia contaminare da idee, culture e immagini di luoghi e storie apparentemente distanti fra loro, il genio creativo umano da il meglio di sé. Lo Jugendstil, la Secessione, e il legno curvato di cui è espressione d’arredo, ne sono la prova provata.

Legno curvato da non perdere: l’allestimento della sala Thonet al piano terra e la sedia di Josef Hoffmann del Sanatorio di Purkersdorf al primo piano.

Ovviamente, anche nella hall del Mak non può che esserci legno curvato. Un passaggio al book shop e il sole tornato a splendere ci accompagna al mercatino del sabato mattina di Vienna.

Vienna mercatino

Vienna – Naschmarkt, al mercatino del sabato mattina

Il mercato delle pulci al Naschmarkt

Il Mercato delle pulci presso il Naschmarkt di Vienna è già un’istituzione. Dalle 6.30 alle 18, più di 400 banchetti offrono le proprie mercanzie provenienti in gran parte dall’Est Europa.

Qui abbiamo spesso trovato oggetti interessanti a pochi Euro. Anche oggi troviamo delle scatole di latte originalissime, una scatola di matite molto rara, Negro della Hardtmuth , un cuore d’argento tipico inglese, dei coperchi da collezione. Per non dire dei bicchieri di cristallo di Boemia antichi che qui si trovano sempre in quantità e ampia scelta. Ovviamente, il legno curvato regna sovrano.

Ma quello che colpisce sempre è tutta la prima parte dedicata a banchetti e ristoranti etnici, tra pile di verdura e frutta da noi spesso sconosciuta e un profumo di spezie che ci trasporta direttamente nelle Indie. Qui un pranzo veloce a qualsiasi ora è d’obbligo. Di rientro verso l’Hotel ci prepariamo per andare a un appuntamento davvero unico.

Aperitivo alla Galerie Bel Etage

Wolfgang Bauer, l’antiquario con uno dei negozi di più alto livello di tutta Vienna, amico di anni di collaborazioni, ci offre un aperitivo alla sua Galerie Bel Etage in Mahlerstraße 15.

Vienna AngeloIn questo negozio quasi museo, gustiamo del sushi e beviamo un ottimo spumante, tra bicchieri di Otto Prutscher e mobili della Jacob & Josef Kohn e di Koloman Moser molto rari. Una splendida vetrina del 1902, ad esempio, ha un valore intorno ai 140.000€.

Tra storie di oggetti magnifici, stiamo comodamente accomodate su sedute di Adolf Loos e sulla poltroncina del sanatorio di Purkersdorf. Non credo mi capiterà mai più se non dall’amico Wolfgang.

Una nota speciale: ai lati dell’ingresso del negozio ci sono due teche che contengono una coppia di angeli in legno, di quasi 2 metri di altezza. Provengono da una chiesa cattolica diventata poi ortodossa.

Il Leopold Museum glieli ha chiesti in prestito per una manifestazione il Natale scorso. Direi che già questo racconta molto del luogo specialissimo e del dono che Wolfgang ci ha fatto, regalandoci un tempo molto speciale.

Legno curvato da non perdere: due cabinet attribuiti a Koloman Moser.

Cena tipica alla Augustinerkeller

Usciti dal negozio, eccoci pronti per una cena in una tipica keller viennese. A pochi passi a piedi, alla Augustinerkeller sotto il museo Albertina, è stato ricavato un locale da un complesso di antiche cantine con il tipico soffitto a volta di mattoncini. Ottimo lo stinco (assolutamente da dividere in due) e la Wiener Schnitzel, sia in versione tradizionale di vitello che con carne di maiale.

Ci dirigiamo quindi verso l’Hotel, attraversando a piedi la Hofburg, nel fascino della città illuminata. Fino al 1918 centro dell’enorme impero asburgico, oggi la Hofburg di Vienna è la residenza del Presidente federale austriaco. Dall’altro lato, abbiamo ritrovato il Ring e il tram 71 che ci ha ricondotti in Hotel.

Vienna Hofburg

Vienna -la Hofburg illuminata di sera

⊗ 4° Giorno, domenica 14-mag-2017

Ultimo giorno a Vienna. Ce la prendiamo un po’ più comoda. Chi si reca a Messa alla vicina chiesa di San Carlo, chi all’Hotel Sacher per comprare le mitiche torte dalla ricetta segretissima, da portare a casa. Chi a fare un giro in centro tout court.

Al Belvedere

Alle 11 ci ritroviamo tutti insieme per andare a visitare il Belvedere, a due passi dall’Hotel. Il principe Eugenio di Savoia, grande condottiero e amante dell’arte, fa costruire da Johann Lukas von Hildebrandt una residenza estiva. Nasce così il palazzo del Belvedere con giardino annesso, a quei tempi ancora fuori le porte della città.

Al Belvedere superiore, tra capolavori barocchi e opere di Egon Schiele e Oskar Kokoschka, due quadri che meritano anch’essi da soli un viaggio a Vienna: il Bacio e Giuditta I, di Gustav Klimt.

Vienna Belvedere

Vienna – cancello di ingresso al Belvedere

Non ci sono parole per descrivere, solo emozione e il cuore che batte forte. Una conclusione alla grande di un breve soggiorno a Vienna, sulle tracce del legno curvato, pronti per ripartire di nuovo.

Cosa ci portiamo a casa

La Bellezza è una specie di armonia visibile che penetra soavemente nei cuori umani. (Ugo Foscolo)

Perché della bellezza non si può mai essere paghi. Da questa nostra prima esperienza ci portiamo a casa alcuni punti fondamentali di cui faremo tesoro nei prossimi tour.

Il più significativo: Il fattore tempo

1. Vienna è talmente ricca che il rischio di disperdersi è molto elevato. Ecco perché la focalizzazione è importante e i tempi sono da definire con maggiore precisione.

2. I tempi degli spostamenti sono da considerare con più buffer. Anche se servitissima, alcuni sono incomprimibili. Ecco perché 15 persone è probabilmente il numero massimo possibile per un tour così ridotto nei tempi.

3. Fondamentali le giornate infrasettimanali per gustarsi i Musei in particolare con minore affluenza. Una sala semi vuota e il silenzio sono una cornice impagabile che alcuni capolavori unici al mondo meritano di avere e noi con loro.

Il più importante: il fattore umano

Alla fine, la differenza la fanno le persone. Ciò che rimane di noi nella vita è l’amore che sappiamo donare e che sappiamo accogliere. Questo ci hanno regalato i grandi maestri dell’arte e della bellezza, questo è quello che noi possiamo regalare a chi ci sta accanto, ognuno nel proprio piccolo.

Una goccia nell’oceano, certamente, ma l’oceano è fatto di milioni, miliardi di piccole gocce. Il senso di legno curvato è anche questo e Vienna ce lo sa raccontare alla grandissima.

E voi, siete mai stati a Vienna? Quali luoghi ci consigliate di introdurre nel prossimo mini-tour che faremo? Ogni consiglio è benvenuto. Vi aspettiamo nei commenti.


Appassionata di impresa e di interior design, dopo più di 20 anni di management in azienda sono business consultant e startup mentor e oggi anche un pò blogger. Ho esperienza nella pianificazione, in marketing e comunicazione, nel supporto e sviluppo canali di vendita. Attualmente collaboro con startup e aziende, utilizzando l’approccio BMC e "lean" e una solida visione strategica. Ho pubblicato il libro Società Antonio Volpe con Giovanni Renzi e sono bellezzadelegnocurvatodipendente.

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  1. Annamaria Braida

    26 maggio

    Brava Emanuela!
    Un’esposizione splendida della nostra visita a Vienna.Ci ritornerei subito per vedere
    ciò che in quattro giorni non siamo riusciti a vedere.
    Grazie ancora per la tua disponibilita e quella di Giovanni.
    Annamaria Braida

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