La verità è la ricerca del bello, parola di Alessandro Mendini - Legno Curvato
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La verità è la ricerca del bello, parola di Alessandro Mendini

Alessandro-Mendini-Addio

Io lavoro spesso di utopia intendendo come utopia il tentativo di lavorare su obiettivi importanti, lontani, pertanto irraggiungibili. Se si cercano delle grandi parabole magari si produce qualcosa di interessante più che cercare vicino.

Architetto, artista, designer, teorico e scrittore. Poeta del design, una voce fuori dal coro, protagonista di una vera e propria rivoluzione del design.

Un maestro del nostro tempo.

Sono solo alcune delle definizioni attribuite in questi giorni ad Alessandro Mendini, scomparso il 18 febbraio scorso a 87 anni.

Contrario “alla retorica e all’accademia”, una personalità poliedrica e brillante. Per certo uno degli architetti più rivoluzionari e visionari del ‘900 a cui il design italiano deve molto. E non solo il design.

Milano ad esempio. La città dove nasce nel 1931 e dove si laurea al Politecnico. La città dove abita e dove nel 1989 insieme al fratello Francesco apre l’Atelier Mendini, in una ex fabbrica vicino allo scalo ferroviario di Porta Romana.

Una fucina di giovani talenti, aperta alla sperimentazione libera dagli orpelli di schemi precostituiti, in continuo movimento. Un’esperienza della possibilità.

Ma ciò che noi tutti amanti della bellezza gli dobbiamo è un mondo di oggetti e di luoghi, dotati di contenuti emozionali e spirituali e vocati al desiderio, al sogno, all’ignoto. Pensati «per trovare amici» e per fare battere forte il cuore.

Un modo nuovo di interpretare e vivere la quotidianità attraverso la magia del trasformare l’ordinario in straordinario, rendendoci tutti un po’ più felici.

 

Alessandro-Mendini-Ph.-Roberto-Gennari-Feslikenian

Al centro di tutto, l’uomo

Ogni oggetto è frutto di contingenze, di utopie, di scommesse progettuali, di strani umori.

La sua ricerca è votata alla costruzione di un mondo più vicino all’uomo, inteso come «corpo, psiche e spirito». Nella sua totalità. Sempre e comunque al centro del progetto.

Gli spazi devono essere una rappresentazione della dimensione psicologica di chi li abita. Gli oggetti devono indurre: «pensiero e anche allegria, spiritualità, simpatia».

Una cultura contro una certa parte del design appiattito nella ricerca della funzionalità, in cui Mendini propone una nuova empatia tra l’uomo e le cose.

Ironico, divertente, ludico, l’oggetto deve alleggerire l’animo di chi lo utilizza. È proprio qui che si compie la sua più grande rivoluzione : la magia del trasformare la banalità, emozionando.

Alessandro-Mendini-Anna-G-Pepper

Il cavatappi Anna G. e il macinapepe Anna Pepper per Alessi

Elogio della banalità

Le sue produzioni nascono così. Le più famose quelle di Alessi, come il cavatappi Anna G. o il macinapepe Anna Pepper. O la lampada Amuleto di Ramun. Forme riproposte in diverse varianti che pur prodotte in serie diventano pezzi unici come opere d’arte.

Mendini ridisegna la realtà con un linguaggio visivo che rivisita gli oggetti del quotidiano attraverso l’uso di due strumenti primari nel mettere in relazione uomo e cose: i colori e la decorazione.

Del resto la natura profonda della creatività è proprio nel pensiero laterale, nel saper proporre una soluzione diversa a uno stesso problema.

Ed è nella banalità che si trovano le più grandi verità, quelle non viste o snobbate perché date per scontate. Quelle dove risiedono i talenti di ognuno di noi e la nostra unicità, da mettere al servizio del mondo per renderlo un luogo migliore dove abitare.

Proprio quel mondo che ci ha regalato il genio artistico di Alessandro Mendini.

 

Mendini-Redesign-Icone

(da sin) La seduta Wassily di Marcel Breuer e la Superleggera di Gio Ponti rivisitate da Mendini

Creazioni diventate icone del vivere

Io invento e assieme copio, perché nel panteismo dell’enorme via Lattea delle merci, tutto quello che posso pensare già esiste: l’importante è che sia originale il mio modo di falsificare.

Con questo spirito nasce la sua creazione più nota, la poltrona Proust (1978) per Alchimia Edizioni Design. Una banalissima seduta barocca, trasformata in una meravigliosa poltrona puntinista.

Mille punti colorati dipinti direttamente sul tessuto e sulla struttura in legno con un piccolo pennello senza partire da uno schema definito a priori.

Una seduta anch’essa editata nel tempo in versioni sempre diverse, dando libero sfogo alla fantasia e alla sperimentazione.

Il suo progetto del re-design rivisita infatti icone del design del passato, attraverso l’uso di colori o stili estranei al progetto originale. Così nasce la sua versione della sedia Wassily di Marcel Breuer (1978) e la Superleggera di Ponti.

Mendini-Thonet-14-redesign

E non poteva mancare l’archetipo della sedia di design, il modello Thonet n.14, con la spalliera resa vivida da una grossa macchia blu.

Un mondo magico ispirato alle avanguardie artistiche d’inizio novecento quali Dadaismo, Surrealismo e Futurismo, che sin da piccolo sono state palcoscenico della sua formazione ed educazione.

Quelle della collezione d’arte moderna e contemporanea dei suoi zii: oltre 2.000 opere di Savinio, di De Chirico, di Sironi, Carrà e Picasso, nella Casa-Museo che i coniugi Boschi- Di Stefano nel 1973 hanno lasciato in eredità alla città di Milano.

Io non sono un architetto, sono un drago

L’altro elemento distintivo del genio creativo di Mendini è la sua poliedricità. Uno spirito che diceva scherzando di aver ereditato da Gio Ponti. Impossibile inquadrarlo in una modalità espressiva.

Mentre studia architettura, sostiene di amare soprattutto la pittura, così come la grafica, la scrittura, la letteratura artistica. E le sue attività ne sono specchio.

Alessandro-Mendini-Drago

Dirige le riviste Modo, poi Casabella e infine Domus. Organizza mostre passate alla storia come nel 2011, alla Triennale di Milano. intitolata “Quali cose siamo”.

Disegna architetture come la nuova sede del Museo della città di Groningen in Olanda nel 1994. O come le Stazioni dell’Arte, a Napoli: una serie di fermate della nuova metropolitana nelle aree degradate della città, realizzate con la straordinaria collaborazione tra l’architetto e vari artisti contemporanei.

Ma soprattutto contamina e coinvolge colleghi come Robert Venturi, Ettore Sottsass, Achille Castiglioni, Riccardo Dalisi, per esempio nella progettazione della Casa della Felicità a Omegna per lo stesso Alessi, 1983-1988.

E cambia nel profondo le fabbriche del design quali Alessi, Philips, Venini, Cartier, Kartell, Swatch portando la loro produzione verso un design poetico ed emozionale e verso una intensità spirituale che attribuiva all’arte, eliminando ogni barriera tra le discipline.

 

Mendini-Architetto

La nuova sede del Museo della città di Groningen in Olanda, progettata nel 1994

Come i Maestri della Secessione

Nel mio lavoro il tempo ha un senso di labirinto. È un processo di memorie che vanno avanti e indietro, circolano. Idee antiche diventano attuali e ritornano e pertanto è tutto un fenomeno di ruminazione della memoria.

Ecco perché la sua visione dell’Arte Totale ci ricorda moltissimo lo spirito dei protagonisti della Secessione Viennese e dei grandi architetti/ designer quali Josef Hoffmann o Koloman Moser maestri della modernità.

Anche i loro arredi pensati per grandi progetti, poi prodotti in serie, mantengono l’unicità dell’opera d’arte e la qualità del mestiere.

Quel piccolo miracolo che compie lo stile Thonet nell’essere la perfetta sintesi tra industria e artigianato, come definito da un altro pilastro dell’architettura del ‘900: il collezionista e grande appassionato della linea curva, Paolo Portoghesi.

In fondo il tempo non esiste. Il segreto è guardare con occhi nuovi. E di questi occhi che ci ha donato non possiamo che essergli eternamente grati.

 


Tra i numerosi riconoscimenti ricevuti da Mendini, due Compassi d’Oro nel 1979 e nel 1981, la laurea honoris causa dal Politecnico di Milano, l’European Prize for Architecture Awards nel 2014 e la nomina a Chevalier des Arts et des Lettres in Francia.

Fra i suoi scritti più celebri, “Paesaggio casalingo” (1979), “Architettura addio” (1981), “Progetto infelice” (1983), “Existenz maximum” (1990).

 


Appassionata di impresa e di interior design, dopo più di 20 anni di management in azienda sono business consultant e startup mentor e oggi anche un pò blogger. Ho esperienza nella pianificazione, in marketing e comunicazione, nel supporto e sviluppo canali di vendita. Attualmente collaboro con startup e aziende, utilizzando l’approccio BMC e "lean" e una solida visione strategica. Ho pubblicato il libro Società Antonio Volpe con Giovanni Renzi e sono bellezzadelegnocurvatodipendente.

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