Austria Felix: Vienna caput mundi - Legno Curvato

Austria Felix: Vienna caput mundi

Wien am Graben, 1900

Qualsiasi cosa, oggetto o individuo, è il risultato di tutte le energie o forze che hanno contribuito alla sua realizzazione.

Così sosteneva Max Fabiani. E questo è ancora più vero nel caso di un oggetto di design.

Si parte da un atto creativo per poi mettere in fila tutto ciò che occorre per trasformare l’idea in un prodotto finito e renderlo poi accessibile al proprio mercato di riferimento.

Gestione aziendale, dunque, ma anche industriale dato che l’oggetto di design è tipicamente prodotto in serie e porta con se il concetto della fabbrica.

Ma ciò che caratterizza l’oggetto di design è il suo essere la perfetta rappresentazione di uno specifico momento storico-culturale a cui cerca di dare una risposta funzionale, perché se fosse puramente estetica, sarebbe arte.

E di quel tempo preciso ne è espressione, ne rappresenta i valori, le aspirazioni, le ambizioni ma anche le tensioni e i disagi. Pensieri, emozioni, sentimenti di persone che cercano di realizzare i propri sogni, nel proprio presente, immaginando un futuro possibile.

Restart Milano

E se lo stile Thonet è il linguaggio con cui è nato il design nell’arredo, per poterlo conoscere e comprendere fino in fondo, occorre ritrovare il contesto in cui è nato, prendendo una macchina del tempo che ci riporti lì, in quell’esatto momento, dove tutto ha inizioa Vienna, in Austria, a cavallo tra l’800 e il ‘900, ed esattamente negli anni tra il 1890 e il 1914.

Anni in cui nasce la Modernità, non solo nell’arredo ma anche nelle arti, nella letteratura e nella scienza. Discipline che a quel tempo si muovevano di pari passo, con continui scambi, interazioni e contaminazioni.

Questo è il motivo per cui vogliamo dedicare alcuni post a raccontare i passaggi fondamentali di quel tempo e soprattutto i protagonisti che ne hanno tessuto le fila, provando a dare spazio a personaggi meno conosciuti o forse anche discriminati. Perché donne ad esempio.

Ma andiamo per gradi e cominciamo, come sempre, dall’inizio che a Vienna non può che essere in un caffè, luogo dell’anima e di quotidiani incontri, confronti e scambi tra scienziati, scrittori, pensatori e artisti locali e stranieri.

Come il grande scultore francese Auguste Rodin quando nel 1902 visita la capitale dell’Impero e viene invitato da Bertha Zuckerkandl, insieme a Gustav Klimt, a una Jause, il tipico appuntamento pomeridiano a base di caffè e pasticcini.

 

Klimt Beethoven Chorus

Fotografia di una nuova epoca

 

Klimt e Rodin si erano seduti accanto a due giovani donne di notevole bellezza; Rodin le guardava affascinato. Alfred Grünfeld (ex pianista di corte dell’Imperatore Guglielmo I di Germania) sedeva al piano nella grande sala da ricevimento, con le doppie porte spalancate. Klimt gli si avvicinò e gli chiese: «Per favore, ci suoni qualcosa di Schubert». 
E Grünfeld, con il sigaro in bocca, suonò molte note sognanti che volteggiavano sospese nell’aria insieme alle nuvole di fumo del suo sigaro. Rodin si chinò verso Klimt e disse:

«Non mi sono mai trovato in un’atmosfera simile. Il vostro tragico e magnifico affresco su Beethoven; la vostra, indimenticabile, sacra esposizione; e ora questo giardino, queste donne, questa musica… e intorno tutta questa gaia, infantile felicità… Come si spiega tutto ciò? ». 

Klimt mosse lentamente la sua magnifica testa annuendo e rispose con una sola parola: «Austria
».”

 

Di Bertha abbiamo già conosciuto il suo Salotto, uno dei più importanti e popolari della città. Influente critica d’arte, giornalista ma soprattutto una delle intelligenze ispiratrici del tempo. Descrive questa scena nella sua autobiografia.

È il mese di giugno 1902 ed è la prima volta che i due maestri si incontrano. Un incontro che dal punto di vista artistico è stato celebrato, pochi mesi fa, nell’esposizione “Klimt & Rodin: An Artistic Encounter,”alla Legion of Honour di San Francisco.

A dire il vero, questa visione idealizzata e romantica della vita in Austria ha una relazione piuttosto tenue con la realtà ma è ciò che pervade gli animi dei protagonisti del tempo.

Questo è esattamente il loro vissuto interiore, la magia che in quell’esatto momento alimenta  creatività e capacità di innovazione a livelli mai visti prima se non nel Rinascimento.

Wien Universität

Il Palazzo dell’Università di Vienna

Le forze di una svolta epocale

Ciò che in quel momento accade in Austria in quel momento è davvero una svolta epocale. E quali sono dunque le energie e le forze che hanno concorso alla sua realizzazione?

Scindere un disegno d’insieme in elementi distinti è sempre un pò una forzatura. Quando diversi elementi entrano in relazione fra loro, producono un cambiamento reciproco ed entrambi cessano di essere ciò che erano prima. A maggior ragione se si tratta di relazioni tra persone. Lo sostiene Karl Gustav Jung, non a caso anche lui protagonista di questo tempo.

In aggiunta ci sono le reazioni a catena per cui un battito di farfalla in un angolo dell’universo può arrivare a scatenare uragani in tutt’altra parte.

Ecco, sicuramente, tutto questo accade a Vienna. Ma quello che possiamo provare a fare è identificare i passaggi fondamentali che hanno impresso forma e velocità a questa svolta e che hanno tutti una radice comune, chiamata, cambiamento.

Alla ricerca di nuovi codici di linguaggio

Il fil rouge che percorre ogni ambito della vita di quel periodo è la volontà di rompere nettamente con il passato e di esplorare nuove forme di espressione in tutte le discipline conosciute: nell’arte, nell’architettura, nella psicologia, nella letteratura e nella musica, in un impegno costante di collegarle fra loro.

La Vienna di inizio ‘900 assume rapidamente il ruolo di capitale culturale d’Europa, come lo era stata Costantinopoli nel Medioevo e Firenze nel XV secolo.

Vienna è Asburgica dal 1450 e diventa importante quando un secolo dopo diventa capitale del Sacro Romano Impero, la nazione di lingua tedesca. L’impero comprende anche la Boemia e il Regno di Ungheria-Croazia ma è nel 1867 che l’Impero diventa di Austria-Ungheria, sotto le insistenze da parte dell’Ungheria per avere pari dignità.

La dimensione del suo territorio lo rende secondo solo all’Impero Russo. Lo favorisce una lunga storia di stabilità amministrativa ma una serie di sconfitte militari e di insurrezioni popolari ne minano il potere politico.

Vienna Ringstrasse,1860

Il Municipio sulla Ringstrasse a Vienna nel 1860

Cambiare tutto per cambiare davvero

In quel momento, gli Asburgo agiscono da sovrani illuminati: interpretando al meglio le tensioni e le richieste dei loro sudditi (volenti o nolenti) rinunciano alle ambizioni geopolitiche e decidono di sposare le aspirazioni politiche e culturali, in particolare di quella classe media, che sta affermando il proprio ruolo e i propri valori.

Nel 1848 Francesco Giuseppe decide di trasformare in senso democratico la monarchia assoluta quasi feudale che, mutuando l’esempio Inglese e Francese, diventa progressista costituzionale.

Con questa visione, aristocrazia e borghesia illuminata collaborano insieme per riformare lo stato, sostenere la vita culturale e civile della nazione e stabilire un’economia di libero mercato.

Vienna, centro del mondo

Nel 1860, nei negoziati con l’Imperatore, la borghesia ottiene di trasformare Vienna nella città più bella del mondo. Come dono di Natale alla città, Francesco Giuseppe ordina la demolizione delle vecchie mura e fortificazioni per fare spazio a un grande boulevard, la Ringstrasse.

Lungo entrambi i lati sorgono i più importanti edifici pubblici: il Parlamento, la Sede del Comune, il Teatro dell’Opera, il nuovo Burgtheater, il Museo delle Belle Arti, il Museo di Storia Naturale e l’Università.

Ma anche i nuovi palazzi della aristocrazia e gli edifici da suddividere in appartamenti per la ricca borghesia. I quartieri periferici più popolari, con i loro negozianti, commercianti e operai, hanno ora diretto contatto con il centro della città.

L’impulso dalla comunità ebraica

A beneficiare delle idee progressiste della borghesia e dell’Imperatore è soprattutto la comunità ebraica. Sempre nel 1848 i servizi religiosi ebraici vengono legalizzati, le speciali tasse applicate, abolite.

Per la prima volta gli ebrei possono scegliere liberamente le carriere professionali e accedere a quelle pubbliche, con pari diritti civili e legali agli altri cittadini austriaci perlopiù cattolici.

Aumenta anche la mobilità sociale e culturale di studiosi e scienziati di ogni etnia, religione e ceto sociale. La modernizzazione della formazione trasforma l’Università di Vienna in una grande università di ricerca.

Le restrizioni governative sugli spostamenti vengono abolite. La vivace vita economica e culturale di Vienna inizia ad attirare talenti, specialmente ebrei, da tutti gli angoli dell’impero.

Edouard Manet

Galeotto fu il Principe Metternich

Ancora una volta è l’Imperatore Francesco Giuseppe a cavalcare (e credere) per primo nel valore del cambiamento. È lui stesso che va a cercare quei talenti in giro per l’Impero, avvalendosi del principe Metternich.

Ed è proprio Metternich a scoprire a Boppard, in Germania, il laboratorio di ebanista di Michael Thonet e i suoi tentativi di piegare il faggio a vapore.

Capisce subito che in questo nuovo linguaggio c’è il futuro possibile di una industria degli arredi, proprio per quella borghesia che sta ormai affermando la propria centralità e il proprio gusto. L’opportunità di realizzare quella democrazia del consumo avulsa da una committenza e da un luogo specifico, attraverso la produzione in serie di oggetti belli e funzionali.

Michael Thonet viene invitato a venire a Vienna e insieme ai suoi  5 figli il 1° novembre del 1853 fonda la Gebrüder Thonet Vienna. Inizia così ufficialmente l’era del linguaggio del mobile curvato a vapore.


Appassionata di impresa e di interior design, dopo più di 20 anni di management in azienda sono business consultant e startup mentor e oggi anche un pò blogger. Ho esperienza nella pianificazione, in marketing e comunicazione, nel supporto e sviluppo canali di vendita. Attualmente collaboro con startup e aziende, utilizzando l’approccio BMC e "lean" e una solida visione strategica. Ho pubblicato il libro Società Antonio Volpe con Giovanni Renzi e sono bellezzadelegnocurvatodipendente.

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