Aziende post-guerra nel legno curvato e affini - Legno Curvato
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Aziende post-guerra nel legno curvato e affini

Aziende post-guerra nel legno curvato e affini

Thonet-Kohn-Mundus

Le guerre, si sa, distruggono tutto. Vite, mondi, storie.

Niente e nessuno è immune dalla follia che ferma il tempo e azzera il cammino di civiltà dell’umanità.

Noi Europei lo sappiamo bene. Ne portiamo ancora i segni se non direttamente negli occhi, sicuramente nella memoria e nei racconti di nonni o persone che le hanno vissute di persona.

E gli sconvolgimenti che i due conflitti mondiali del secolo scorso hanno comportato, riguardano anche il mondo aziendale europeo.

Nessuno escluso insomma. Nemmeno il legno curvato. Abbiamo già visto come il primo periodo bellico fermò degli stili già presenti nel linguaggio che ha dato origine al design nell’arredo.

Ma i maggiori problemi furono societari. Non solo per lo stile Thonet. Ancora una volta una storia tutta da scoprire.

 

Thonet-Brno-Rep-Ceca

La fine di un Impero

La I Guerra Mondiale ha disgregato l’impero Austroungarico. Le fabbriche che prima del conflitto mondiale si trovavano tutte in un unico territorio, ora sono collocate in nuove nazioni come la Cecoslovacchia, l’Ungheria, la Jugoslavia, la Polonia.

Alla fine del conflitto la Gebrüder Thonet dichiara agli stati vincitori di essere un’azienda cecoslovacca e non austriaca. Lo stesso deve fare la Jacob & Josef Kohn, suo maggiore concorrente.

È l’unico modo per riavere i negozi e i materiali sequestrati durante gli eventi bellici, in procinto di essere incamerati come risarcimento bellico.

Le fabbriche posizionate in questi territori, scelti per le foreste di faggio rosso, la materia migliore per curvare il legno a vapore, sono la loro salvezza. Le due imprese spostano così le sedi legali a Brunn (Thonet) e a Vsetin (Kohn).

La II Guerra è ancora più distruttiva

Il colpo di grazia arriva dopo. Nel 1922, le maggiori aziende del legno curvato sono parte di un unico gruppo: la Thonet-J. & J. Kohn-Mundus. A capo dell’azienda, come Presidente, Leopold Pilzer.

Thonet-Mundus-Borlova-1928-29

Il gruppo è un colosso che conta su più di 20 fabbriche e 10.000 addetti. Ma Pilzer è ebreo.

Nel 1940 abbandona l’Europa e cede i diritti del nome Thonet a Est del Reno a uno degli ultimi discendenti della famiglia Thonet, Richard Thonet. Nipote di Michael Thonet e figlio di Jacob Thonet, riceve come aree di influenza quelle a Est del Reno, Pilzer quelle a Ovest.

Ma la creazione di due Thonet, una in America & Ovest Europa e una nell’Est Europa è solo l’inizio dei problemi.

Tanti Stati, tante regole diverse

Nelle nazioni dell’Est si trovavano la maggior parte delle fabbriche di mobili in stile Thonet. Dopo la II Guerra Mondiale vengono così nazionalizzate.

A Bystřice pod Hostýnem in Cecoslovacchia così come a Radomsko in Polonia, le aziende continuano a fabbricare mobili in legno curvato rifornendo il mercato europeo, sempre utilizzando la fama dei prodotti Thonet.

Herbatschek-catalogue-bentwood

Inizia così il tourbillon delle cause legali. Un esempio quella che Thonet Francia, ancora di Piltzer, intenta alla milanese Herbatschek che in via Camperio commercializzava le sedie provenienti dalla ex fabbrica polacca di Novo Radomsk.

Causa chiaramente vinta. Dopo 60 anni come distributori di mobili Kohn e poi Thonet, la famiglia Herbatschek (poi Tersch) dal 1960 in avanti inizia a marcare i propri prodotti con il nome Herbatschek.

Dal legno curvato alle matite

Le problematiche legali delle aziende austriache con fabbriche in Boemia non toccarono solo le aziende in legno curvato. Un caso eclatante è quello delle matite Hardmuth.

Nata nel ‘700 in Austria, prima della disgregazione dell’impero di Francesco Giuseppe la fabbrica si era trasferita in Boemia a Budweis, cittadina famosa anche per la birra.

Qui non è il faggio che si lavora ma il legno di cedro con cui si preparano le assicelle per contenere la grafite.

Nel 1908, 2.000 operai producono 78.300.000 matite in scatole da 12 che vengono vendute in tutto il mondo.

 

Hardtmuth-Koh-i-Noor

Il caso Koh-i-noor

Il prodotto di punta è la Koh-i-noor. Una matita che la Hardtmuth produce in 17 gradazioni diverse presentata a Parigi all’Esposizione del 1878. Matite laccate di giallo con il nome preso dal famoso diamante. Il tutto per sottolineare la purezza della grafite delle miniere boeme.

Anche in questo caso l’azienda viene nazionalizzata alla fine della II Guerra Mondiale. Nel dopoguerra ritornano sul mercato italiano tutte le marche straniere. Nel gennaio 1948, su La Stampa i magazzini Vagnino sostengono di essere riusciti a riportare in Italia le matite Koh-i-noor.

Ma la realtà è molto diversa. Dopo la nazionalizzazione della fabbrica storica in Repubblica Cecoslovacca di Budweis, la Hardtmuth è alle prese con una guerra sul marchio.

I discendenti della famiglia riorganizzano a Parigi una nuova società che apre una filiale italiana a Milano nel 1953 (Koh-i-noor Italia S.p.A.). È Federico Poltzer a seguire l’apertura dell’impresa italiana.

 

destiny-railway

Il destino segue strani sentieri

Poltzer seguiva il mercato in Cecoslovacchia per i prodotti della Seteria Città di Como. In Italia seguiva invece la commercializzazione dei cristalli di Boemia.

Nel dopoguerra è costretto ad accettare un pagamento da Praga non in denaro ma sotto forma di un vagone di matite. Vagone che viene venduto alla catena di cartolerie De Magistris.

Nel 1955 la causa tra la Fabrique de Creyons Koh-i-noor L. e C. Hardtmuth e la Koh-i-noor Turscarna L.e C. arriva al tribunale di Torino che da ragione agli eredi e alla nuova società francese.
Così i prodotti Koh-i-noor ritornano in commercio in Italia e l’azienda cecoslovacca modificherà il proprio nome in Toison d’Or.

Insomma i nostri bisnonni stavano seduti su delle sedie austriache e scrivevano e disegnavano con matite prodotte nell’impero di Francesco Giuseppe.

Come fil rouge, una materia viva e affascinante come il legno ma soprattutto una grande lezione di vita vissuta: le guerre distruggono e disgregano sempre, mentre l’unione fa la forza.

Alla fine quando la diversità viene messa a fattor comune sotto l’egida di un grande progetto comune, diventa un valore per tutti e aiuta a eliminare i conflitti.

Dubitate sempre di chi vi racconta il contrario. E voi, conoscevate la storia del gruppo Thonet-J.&J. Kohn-Mundus? Vi aspettiamo nei commenti.


Ho comprato la mia prima sedia Thonet a vent’anni e oggi sono uno dei massimi esperti al mondo di legno curvato, lo stile viennese nell’arredo. Nato architetto, mi occupo di consulenza e formazione sulla storia Thonet, di expertise e curatele per vari musei europei. Sono autore di vari libri sul legno curvato, l'ultimo sulla Società Antonio Volpe, ma anche liberty e art deco. La ricerca storica è la mia grande passione.

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