Cantilever: icona si nasce o si diventa? - Legno Curvato
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Cantilever: icona si nasce o si diventa?

Cantilever: icona si nasce o si diventa?

Thonet Breuer B32_Detail

«Quanto design permea le nostre vite

Si interroga così il presidente ADI Luciano Galimberti, alla recente cerimonia di assegnazione del Compasso d’Oro ADI alla sua XXV Edizione.

La risposta è che il design è una presenza costante e quotidiana, anche se non sempre ne siamo consapevoli.

Eppure la consapevolezza è importante perché aiuta a sviluppare una capacità critica e a fare scelte mirate, anche nel caso di arredi destinati a entrare nella nostra casa per farci stare bene.

Oggi ad esempio parliamo di una sedia molto particolare, nota come cantilever. A sbalzo e in tubolare metallico, da l’impressione di essere seduti per aria.

E voglio farlo proponendovi un punto di vista diverso, quello dell’imprenditore, e di come a una sedia perfetta come la Cesca di Marcel Breuer si possa arrivare partendo da una cantonata colossale.

Alla fine i fallimenti non esistono, esistono solo risultati non raggiunti e, capendo perché, per tentativi successivi, si può davvero arrivare lontano. E grazie alla Thonet, è esattamente quello che è accaduto.

Thonet S60 a Maastricht

Eleganti sedie S60 della Thonet G.m.b.H. arredano le suggestive sale del Municipio di Maastricht

Il progetto della sedia cantilever

La sedia a sbalzo in tubolare metallico è un prodotto di consumo iconico del XX secolo, pensata per uno stile di vita moderno e progressista. È costosa e per questo utilizzata per arredare spazi in modo esclusivo.

Spesso legata ad ambienti asettici come l’ufficio, ha trovato una collocazione privilegiata nei luoghi pubblici dove l’usura è particolarmente rilevante così come l’igiene e la pulizia.

Di lei si è scritto molto, anche perché nell’immaginario collettivo per molti anni è nel Bauhaus l’origine del design nell’arredo. In verità chi ci segue sa che il design è nato con il linguaggio del legno curvato a vapore e che le due storie spesso si intersecano .

Pochi però sanno che il risultato di questo progetto è esattamente l’opposto della visione artistica originale della fine degli anni ’20, che ha in mente Mart Stam, quando ne firma la primogenitura.

Cantilever progetto Mart Stam

Mart Stam e il suo progetto della sedia cantilever

Alle origini di un’idea

Le origini, così come le prime economie della sedia a sbalzo, sono incerte. Il tempo in cui si svolge l’inizio della storia è a ridosso del conflitto mondiale che ha distrutto oltre che milioni di vite, gran parte della documentazione storica dei protagonisti.

Molti archivi sono stati ricostruiti in maniera retroattiva grazie anche a studiosi e appassionati, come ad esempio quello della Thonet. È andato distrutto quando nel 1945 una bomba colpisce la fabbrica tedesca di Frankenberg, convertita nel periodo bellico a fabbrica di munizioni.

In quel periodo l’idea di utilizzare tubi in metallo per la costruzione di arredi è nella penna di molti designer ma il primo progetto di una sedia senza gambe posteriori è di Stam e risale al 1926.

L’architetto olandese ha un obiettivo chiaro: arrivare a produrre la sedia più economica mai esistita, per creare il perfetto parallelo della sedia in legno curvato modello Thonet n. 14. Solo che invece del legno curvato, il linguaggio questa volta è il tubolare metallico.

Thonet-Cesca-Breuer-18

Una visione comunitaria

Nel 1926 i tempi sono difficili, lo standard di vita della maggior parte della popolazione che lavora è insoddisfacente. L’atteggiamento autoironico e comunitario è alla base del lavoro di Stam architetto e designer, che prova ad applicare una massima di economia generale:
l’efficienza della costruzione come risposta a un tempo di scarsità e rivendicazioni materiali.

Nel 1927 l’architetto olandese presenta il suo progetto a Mies Van der Rohe in occasione di una mostra sulla casa nel quartiere modello del modernismo, il Weissenhof, sulle colline di Stoccarda. Tre giorni prima dell’inizio della mostra, Van der Rohe aveva depositato il brevetto per la caratteristica tecnica della sospensione della sua versione di sedia a sbalzo.

Elemento distintivo: un tubo d’acciaio trafilato a freddo, piegato a semicerchio per formare una linea continua dalla parte di supporto al sedile e allo schienale.

L’archetipo di Stam è invece costruito da diversi pezzi di tubo d’acciaio, collegati da morsetti, inizialmente non abbastanza forte da sostenere il peso di una persona. Infatti, Stam rinforza il suo telaio inserendo barre di ferro nei tubi. La sedia diventa stabile, ma rigida.

L’elemento che rende la sedia di Van der Rohe degna di protezione giuridica non è dunque di natura artistica ma tecnica.

 

Thonet catalogo del 1931

Il catalogo Thonet del 1931

Thonet: dall’idea al prodotto

Insieme a loro, un altro maestro della scuola del design per eccellenza è della partita: Marcel Breuer. L’architetto ungherese, lasciata la scuola del Bauhaus di Berlino, dove lavorava insieme a van der Rohe, decide di dedicarsi alla progettazione di mobili e architetture.

E alla fine del 1926, insieme a Kálmán Lengyel, fonda la Standard Möbel con sede a Berlino. Di fatto il primo serio tentativo di portare sul mercato mobili in tubo d’acciaio.

C’è però un problema: manca un partner industriale e siccome una risorsa chiave del progetto è proprio la produzione, l’impresa è desinata a fallire e nel 1929 viene acquistata dalla Thonet.

Che Thonet creda nel futuro dei mobili in tubolare metallico lo ha già dimostrato. In quegli stessi anni decide infatti di produrre il progetto di una chaise longue rivoluzionaria destinata a diventare anch’essa un oggetto iconico.

Si chiama Thonet B306, disegnata da Le Corbusier, Charlotte Perriand e Pierre Jeanneret, portata al successo nella riedizione di Cassina del 1965 come LC4.

LC4 di Le Corbusier

Cassina LC4 di Le Corbusier, Jeanneret, Perriand nella versione Villa Church

L’azienda affida dunque a Breuer la progettazione della sua futura linea di mobili in tubo d’acciaio. Il tubolare d’acciaio si assottiglia, si arrotonda, diventa armonico. Nasce così la Cesca, dal nome della figlia adottiva Francesca, sintesi perfetta tra avanguardia e tradizione.

Entra a catalogo nel 1931 in due versioni: modello B32 e B64, quest’ultima con i braccioli. Una seduta avveniristica che presto diventa luogo comune grazie alla capacità della Thonet di promuovere l’integrazione della sedia a sbalzo in un ambiente familiare convenzionale.

Il passaggio dei mobili in tubo d’acciaio dalle avanguardie alla quadratura borghese degli anni ’30 si compie e in pochissimi anni il mercato decolla.

Dalla parte dell’impresa

Molte aziende iniziano a produrre sedie cantilever come la L & C Arnold, la Lämmle o la Mauser Waldec o come Horgen-Glarus, in Italia la Società Antonio Volpe ad esempio. Sulle riviste del tempo appaiono pubblicità che promuovono arredi in tubolare metallico, sia outdoor che indoor.

Nonostante l’intento originale di Mart Stam, la sedia cantilever da subito acquisisce uno status di fascia alta con prezzi corrispondenti. L’idea di creare prodotti di consumo “anonimi”, dedicati al mercato di massa, muore sul nascere.

Cantilever della Volpe

Cantilever arredi italiani

La cantilever Volpe e la proposta di Cova su Domus, aprile 1935

Detto che alla fine il prezzo lo decide il mercato, come è potuto accadere? In fondo l’idea era buona e c’erano i presupporti culturali e stilistici per fare un buon lavoro. Quali sono dunque le ragioni di questo imprevisto svarione colossale?

Il punto è molto semplice: paragonando i prezzi storici e le retribuzioni degli operai del tempo, la sedia a sbalzo è costosa e ben pochi lavoratori se la possono permettere per arredare la propria casa.

L’incoerenza nella business idea

La versione placcata in nichel (così erano i mobili offerti al tempo) ha un prezzo che supera la paga settimanale della manodopera qualificata del tempo. Con l’intero budget annuale di una famiglia, dedicato all’arredamento, si sarebbero potute acquistare 2, massimo 3 cantilever. Nel 1929 l’affitto medio mensile corrisponde a poco più della metà del suo prezzo.

Un oggetto così posizionato semplicemente non è conveniente, nonostante l’aspetto solo apparentemente “povero”. Del resto la produzione è complessa. L’acciaio costa molto, la tecnologia avanza e diventa fattore critico di successo.

Occorre avere grandi dimensioni, avere una portata internazionale con una forza finanziaria importante per sostenere importanti investimenti. Anche nell’ adottare la nuova ideologia di architettura, che significa acquistare i diritti d’autore per i migliori progetti dei principali architetti progressisti.

Solo una grande azienda con un’eccellenza manageriale può crescere con profitto in questo mercato, come la Thonet, a cui questo linguaggio deve il suo grande successo.

Thonet, la Cesca di Marcel Breuer

Thonet G.m.b.H., le sue eleganti sedute modello B32 e B64 (con braccioli)

Alla fine, la giusta strategia

Ma c’è un passaggio fondamentale che decreta il passaggio del progetto della cantilever a icona ed è nella strategia di marketing dell’azienda che con la Cesca di Marcel Breuer abdica definitivamente all’idea di rigida semplicità nel design e di produzione seriale a basso prezzo al consumo.

La cantilever di Breuer modello S32 e S64 ha lo schienale e il sedile in paglia di Vienna. Una soluzione elegante e raffinata, lavorata direttamente nelle cornici di legno curvato. Un notevole lavoro manuale che garantisce un livello di qualità altissimo, proprio di ogni lavorazione artigianale.

La versione placcata in nichel dal 1936 esce dal listino e rimane solo la versione cromata e laccata, di maggiore pregio. L’idea trova finalmente il suo punto di equilibrio nella perfetta coerenza tra tutte le dimensioni del suo modello di business e il mercato li premia.

Oggi la Cesca, così come altre versioni di sedia cantilever, è prodotta e distribuita dalla Thonet G.m.b.H., una delle aziende che ereditano la storia della Gebrüder Thonet, e ancora oggi il processo di produzione ha mantenuto un forte carattere artigianale.

È proposta con componenti in legno, in faggio mordenzato. Il rivestimento è in canna d’India intrecciata, rete in tessuto sintetico, o imbottitura e rivestimento in pelle o tessuto. La variante imbottita viene realizzata anche nelle versioni “Pure Materials”. Inoltre è disponibile una variante con rete in tessuto sintetico nero e componenti di legno in noce trattato a olio.

Sorprendentemente, la standardizzazione e l’automatizzazione sono tenute a bada in favore del lavoro manuale. Doveva essere un prodotto industriale e sembra un prodotto industriale, ma è in realtà artigianato. Chi lo avrebbe mai detto?

Mart Stam sicuramente no, anche se il copyright artistico è suo, ma la storia della cantilever insegna che icona nel design non si nasce ma si diventa. E questo accade perché dietro a un atto creativo c’è un’impresa con un business model robusto e coerente in tutte le sue parti e imprenditori capaci e competenti.

Passione, lungimiranza, fiducia in un futuro possibile, sicuramente migliore. Una storia di cui mi sono appassionata. E tu cosa ne pensi della Cesca? La compreresti per la tua casa? Aspettiamo i tuoi commenti.


Ho studiato a fondo la storia della cantilever, su vari documenti che abbiamo nel nostro archivio, così come trovati in rete. In particolare ho trovato molto interessante la tesi “Steel, Style and Status: The Economics of the Cantilever Chair, 1929-1936” di Tobias Vogelgsang, della London School of Economics and Political Science. Il taglio economico è stato per me spunto per introdurre il punto di vista dell’impresa, che amo molto. Se vi interessa e volete approfondire, potete scaricarla qui


Appassionata di impresa e di interior design, dopo più di 20 anni di management in azienda sono business consultant e startup mentor e oggi anche un pò blogger. Ho esperienza nella pianificazione, in marketing e comunicazione, nel supporto e sviluppo canali di vendita. Attualmente collaboro con startup e aziende, utilizzando l’approccio BMC e "lean" e una solida visione strategica. Ho pubblicato il libro Società Antonio Volpe con Giovanni Renzi e sono bellezzadelegnocurvatodipendente.

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