Intervista a Maria Paola Maino: narratrice d'Arte - Legno Curvato
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Intervista a Maria Paola Maino: narratrice d’Arte

Maria Paola Maino - Ultimo Tango a Parigi

L’unico modo per fare un ottimo lavoro è amare quello che fate. (Steve Jobs).

E poi ancora:

Un buon ricercatore deve avere enorme curiosità, tenacia e una grande onestà. (Albert Bruce Sabin)

Ecco, queste due frasi insieme riassumono bene gli anni di lavoro di Maria Paola Maino. Perché senza passione Maria Paola non avrebbe fatto tutto quello che ha fatto in questi ultimi 50 anni.

E altrettanto se non avesse avuto una enorme curiosità, tenacia e una grande onestà.

Questo è il filo rosso di questa intervista. Intervista di una donna che ha colto le possibilità dell’epoca che ha vissuto. Un’epoca, come dice più volte che, dava la possibilità a una intera generazione di innovare, di scoprire ma anche di ricordare chi, in un periodo buio come il fascismo, era stato un artista e aveva lasciato un segno.

Ricordare. In fondo è quello che facciamo anche noi, nel nostro limitato campo del legno curvato. Recuperare storie, aneddoti del nostro passato. Pezzi, della nostra storia, di quella di ognuno di noi e che ci unisce, nella stessa casa.

Grazie a Maria Paola per avere condiviso con noi la sua affascinante storia e per averci trasmesso una passione che ha ancora molto da raccontare.

 

Maino & De Guttry

(a sin) Maria Paola Maino e Irene de Guttry ( a dx)

Una donna dai tanti talenti

Difficile definire Maria Paola. Storica, studiosa di Arte Applicata, curatrice di un’infinità di mostre, gallerista, antiquaria, scenografa, costumista.

Già trovare un titolo per questa intervista è stato difficile. Un titolo che rendesse bene quanto ha fatto in questi ultimi 50 anni nel mondo dell’arte a tutto tondo, dal cinema alle arti applicate.

Ho un’affinità con Maria Paola che non ho mai trovato nel mondo degli antiquari in cui sono stato, prima da figlio di una mercante antiquaria e poi in prima persona. Un’affinità a cercare, a documentare, a trasmettere le notizie e la documentazione di produzioni storiche.

Insomma poco mercanti e molto ricercatori e molto ma proprio molto appassionati.

 

Wilder The apartment

Jack Lemmon in “L’appartamento” di Billy Wilder, 1960

Ecco cosa ci racconta

 

Hai vissuto in una Roma molto stimolante dal punto di vista culturale con le sperimentazioni post ’68. Si potrebbe quasi fare un parallelo con la Vienna dei primi ‘900 dove si sperimentava criticando l’arte classica.

La mia generazione ha avuto la fortuna e la possibilità di scoprire, di innovare. È stato un periodo molto vivace. Vivevo già in una famiglia che aveva vissuto di arte e di cinema.

Mia nonna era una mercante d’arte milanese. Una donna emancipata nata alla fine dell’800 che ha aperto la prima Galleria d’arte a Cortina d’Ampezzo nel 1952. Mia madre, vedova di guerra, in seconde nozze ha sposato un produttore cinematografico. Il cinema e l’arte hanno dunque fatto parte della mia vita fin dall’inizio.

A 26 anni ho aperto un negozio, il primo in Italia specializzato nel ‘900. Andavo a Parigi, in Francia e a Londra e compravo di tutto. I miei primi clienti erano nell’ambito del cinema. Da Mario Monicelli a Luchino Visconti.

Alla fine degli anni ’70 e ’80 si trovavano cose fantastiche anche perché a occuparsi di questo periodo eravamo davvero pochi. Non era facile commerciare e interessarsi del ‘900.

Quando ho fatto la prima mostra su Sartorio la rivista “Rinascita” (una rivista emanazione del PCI) uscì con un articolo di mezza pagina sulla nostra mostra definendola oltraggiosa e filo-fascista.

Ho aperto anche una libreria, la prima libreria femminista vicino al Pantheon, dietro al parlamento. Si chiamava Libreria della Maddalena. Era al primo piano sopra un teatro gestito da Dacia Maraini.

 

Thonet libro Giorgio Santoro

Come ti sei avvicinata al mobile in stile Thonet?

Il primo libro in italiano su Thonet è stato scritto da un romano (Giorgio Santoro, “Il caso Thonet” ) nel 1966. Poi ero amica di Paolo Portoghesi e di sua moglie Giovanna che, appassionati dello stile Thonet come erano, mi hanno contaminato.

Così ho iniziato a comprare oggetti in legno curvato. Il primo oggetto un portariviste basso della Thonet che purtroppo era però molto tarlato.

 

Un negozio che non era l’unica tua occupazione …

Nel periodo in cui ho avuto una relazione sentimentale con Bernardo Bertolucci (durata 7 anni) ho lavorato nel mondo del cinema.

In alcuni casi come nel film “Strategia del Ragno” (1970) dove avevamo pochi soldi, ho fatto praticamente di tutto, non solo la scenografia.

 

Bertolucci Ultimo tango

Marlon Brando e Maria Schneider in “Ultimo tango a Parigi”, 1972

Sei stata la scenografa di molti film. Tra questi un film “cult” come “Ultimo Tango a Parigi”. Eri consapevole del clamore che avrebbe suscitato questo film?

Non ne avevo alcuna consapevolezza anche perché Marlon Brando ha modificato molto il film rispetto a quello che era all’inizio. Venuto in Europa in un momento in “stanca” della sua carriera pensava di fare un piccolo film d’arte europeo per piccoli circuiti, con un giovane regista.

Si è molto immedesimato nella sua parte. Nella scena in cui è vicino alla moglie morta, che io avevo allestito con delle ortensie, Brando incominciò un monologo sulla famiglia a braccio, non contemplato dal copione.

Bernardo continuò a filmare senza mai staccare la cinepresa. Brando non pensava che il film avrebbe avuto il clamore e il successo poi avuto. Si arrabbiò così tanto che per un periodo non volle più parlare con Bernardo.

 

Bertolucci Vizi privati e pubbliche virtù

Sedie Thonet a cattedrale nel film “Vizi privati e pubbliche virtù”

E in questo film, come in altri, hai utilizzato delle sedie Thonet.

Ho utilizzato molto i mobili Thonet nei film di cui ero scenografa. Oltre che “Ultimo Tango a Parigi” o “Vizi Privati e pubbliche Virtù” (film sulla tragedia di Mayerling) mi ricordo che per “Novecento” avevo allestito un’intera camera da bambino Thonet.

Purtroppo poi Bernardo tagliò quasi interamente quella scena e ne rimane solo un piccolo frammento.

Un film, quello di Novecento, in cui passammo un anno di riprese nella pianura padana. Bertolucci voleva vedere le diverse stagioni e io andavo in giro a trovare e comprare oggetti in piccoli paesi spersi nella pianura.

 

Billy Wilder

Legno curvato in galleria, nei film e a casa?

Si, chiaramente avevo diversi pezzi. Negli anni ‘70 Bernardo e io andammo a prendere Billy Wilder e lo portammo a casa per una cena da noi.

Lui rimase sbalordito vedendo il letto Thonet, lo scrittoio di Hoffmann, le mie sedie a cattedrale. Era un grande collezionista Thonet. Ne era entusiasta e ci raccontò come nei suoi film, come ne “L’appartamento”, appena poteva utilizzasse mobili suoi, della sua collezione privata.

 

Thonet mostra Maino

La mostra Gebrüder Thonet, il mobile di Vienna, 1975

Poi apri una galleria. Io ho un tuo fascicolo su Joseph Hoffmann. Un fascicolo molto improntato sul comunicare la storia molto meno della parte commerciale.

Negli anni ’70 si è liberato l’appartamento sopra al mio negozio, così ho aperto la galleria “L’Emporio Floreale” dove facevo delle mostre.

La prima su Thonet è del 1975, “Gebrüder Thonet. Il mobile di Vienna” . Poi dopo due anni “Joseph Hoffmann – i mobili semplici”, dedicata al grande architetto viennese.

Collaboravano con me Maurizio Fagiolo, Maurizio Calvesi e Aurora Scotti. Lei trovò i cartoni del Quarto Stato che ora sono alla Galleria Nazionale.

 

Poi gli archivi del Novecento, fino a oggi…

Nel 1980 ho chiuso la galleria. In quel periodo ho avuto un figlio e non mi era più possibile seguire tutto. Ho iniziato così a collaborare con Irene de Guttry che ai tempi lavorava con Laterza.

Con questa casa editrice abbiamo pubblicato i primi libri sul mobile liberty in Italia. Poi nel 1987 abbiamo fondato gli Archivi del Novecento. Tanti progetti, mostre, la collana per il Sole 24 Ore e ancora mostre …

Oggi è tutto più difficile. Fare libri, mostre, in primavera abbiamo fatto una su una sarta che negli anni ’20 ha aperto a Roma la prima galleria d’arte, in via Veneto. Esponeva opere dei suoi contemporanei. Ha avuto una grande risonanza.

Ora sto collaborando a una esposizione sul giapponismo che si terrà a Rovigo. Sto cercando anche di organizzare una mostra su Marcello Piacentini. Sono in fase di ricerca di sponsor.

 

Thonet mobili bambino

Il modello Thonet n. 56 nella versione (da sin) classica, da bambino e da bambola

E noi speriamo che li trovi ben presto perché Maria Paola è una donna che sa lasciare il segno e che sono certo continuerà a farlo per ancora tanti anni a venire.

A conclusione della nostra intervista, le chiediamo se ancora compra oggetti in stile Thonet. Ci ha detto che lo fa, che quando li trova e ne vale la pena li acquista volentieri. L’ultimo, uno scrittoio da signora sempre di produzione Thonet.

Bellissimo, biondo, un oggetto di gusto e di gran classe. E con Maria Paola, non poteva che essere così.


Ho comprato la mia prima sedia Thonet a vent’anni e oggi sono uno dei massimi esperti al mondo di legno curvato, lo stile viennese nell’arredo. Nato architetto, mi occupo di consulenza e formazione sulla storia Thonet, di expertise e curatele per vari musei europei. Sono autore di vari libri sul legno curvato, l'ultimo sulla Società Antonio Volpe, ma anche liberty e art deco. La ricerca storica è la mia grande passione.

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