Koloman Moser: un “Wiener Kind” dalla scrivania all’atelier - Legno Curvato
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Koloman Moser: un “Wiener Kind” dalla scrivania all’atelier

Koloman Moser Disegno

«Sono nato a Vienna nel 1868. Ho trascorso i miei anni di infanzia nei dintorni del Theresianum, una famosa accademia per i figli degli aristocratici austriaci e delle famiglie dei funzionari. Mio padre lavorava qui come economo, cioè una specie di amministratore, e io ho potuto vagare intorno e dentro questo storico edificio a mio piacere.
Il Theresianum è un piccolo mondo a sé: comprende un grande magnifico parco, piscine, maneggi e vari laboratori. Gli inservienti del Theresianum infatti sono artigiani diplomati che esercitano qui la loro professione – o almeno così era ai miei tempi – .
Più tardi molti si meravigliarono della mia versatilità nelle tecniche dei vari mestieri e di come io ne capissi tanto di falegnameria, rilegatura e del lavoro di fabbro. Lo devo solo alla mia infanzia e agli addetti al Theresianum. Come si sa, un bambino si interessa a tutto e va dappertutto, e quando vede qualcosa impara subito. In questo modo, e in maniera infantile, appresi i più svariati mestieri: mi rilegavo i libri, mi costruivo le conigliere, mi cucivo i vestiti, imparai a intagliare il legno dal tornitore, e da giardinieri a legare i meravigliosi mazzi di fiori. »

Così nella sua biografia Koloman Moser descrive la propria infanzia. E a questa sua prima esperienza di vita deve un potenziale creativo insuperabile nella Vienna dei primi ‘900.

Difficile definire la sua attività: artista a tutto tondo, pittore, decoratore, progettista di mobili e oggettistica, disegnatore di tessuti. Ma anche scenografo, artefice di spazi espositivi e museali e, soprattutto, primo designer grafico del mondo.

 

Koloman Moser_portrait

Secessione e arti figurative

Un genio assoluto che incarna perfettamente la visione multidisciplinare nel concetto di arte globale. Manifesto della Secessione, di cui entra a fare parte come socio co-fondatore nel 1897.

Per l’associazione disegna l’intestazione della carta da lettera e concepisce nelle sue linee fondamentali la rivista Ver Sacrum, di cui è il primo capo-redattore.

Nel 1898, per l’edificio della Secessione (inaugurato in questo stesso anno) Moser disegna la decorazione della facciata, incluso il Fregio delle portatrici di corone, così come una vetrata per l’atrio. Decorazioni che ancora oggi sorprendono per la loro innovazione e originalità.

Elemento trascinatore di questo piccolo gruppo di precursori, è molto esigente e sempre insoddisfatto. È lui che nel corso degli incontri quotidiani tiene vivo l’interesse per le arti figurative.

Del resto è questa la sua vocazione: studia infatti all’Accademia di Belle Arti di Vienna, dove segue i corsi di Pittura e Modellato. Successivamente studia Design Grafico alla Kunstgewerbeschule (Scuola di Arti e Mestieri), dove dal 1900 diventa Professore.

 

Koloman Moser: Estate

Da studente a Professore

Un professore illuminato che fa partecipare i suoi allievi a importanti esposizioni. Come quella della Secessione al palazzo di Vienna del 1902 e all’Esposizione Universale di Baltimora del 1904.

Nel 1904-05 collabora con il Maestro Otto Wagner, di cui è stato studente, disegnando la vetrata per il suo progetto della Chiesa di San Leopold.

Ma la sua incredibile versatilità trova la sua massima espressione nell’attività svolta con la Wiener Werkstätte che fonda insieme a Josef Hoffmann e al banchiere Fritz Wärndorfer nel 1903. Sempre con l’amico Hoffmann ne condivide la direzione artistica fino al 1907, quando abbandona il progetto per dedicarsi alla pittura, forse la sua più grande passione.

È un attento osservatore di quanto accade negli altri paesi, come la Germania con il suo movimento Jugendstil e l’Inghilterra nella scuola degli scozzesi di Glasgow ma è sicuramente il Giappone a contaminare maggiormente la sua produzione.

 

Koloma Moser Francobolli

Creatività “al quadrato”

Il suo segno non è costante. Non teme l’incoerenza, anzi, ama e cerca la variazione. Anche se la sua cifra stilistica unica e distintiva è nella forma geometrica, in particolare nel quadrato. Lo esalta al punto tale da diventarne quasi padre nell’immaginario collettivo.

«Per il viennese è stato Kolo Moser l’uomo dei quadrati» scrive Hermann Bahr«i più credono che abbia inventato la scacchiera». In effetti è lui che decide di adottare il formato quadrato per la rivista Ver Sacrum ed è sempre lui a influenzare la iconografia dei numeri monografici.

Ma la sua creatività va oltre l’elemento artistico: il suo segno grafico muta a seconda del prodotto che deve realizzare. Come per le scenografie e per i francobolli austriaci «… fra i più impegnativi lavori di cui sono stato incaricato e che mi hanno dato più gioia e soddisfazione».

 

Koloman Moser manifesto

Il manifesto disegnato da Koloman Moser per la J.& J. Kohn, esposto alla Kunstschau del 1908 a Vienna

Collaborazioni in legno curvato

Anche nel legno curvato lascia il suo segno: collabora con la Jacob & Josef Kohn, suo è il disegno della vetrina modello n. 1304, n. 3140. Noi stessi ne abbiamo attribuito una paternità ai mobili “con le frecce”.

Certamente disegna il nuovo marchio di fabbrica del colosso viennese, anche se non prima della seconda metà del 1900. Il suo primo uso è come copertina per il manifesto pieghevole della Jacob & Josef Kohn recante i nuovi modelli presentati a Parigi a partire dal mese di aprile.

Il marchio (guarda caso) è racchiuso in un quadrato come anche quadrato è il formato dei cataloghi generali dal 1900 in avanti. Il marchio viene utilizzato anche in versioni leggermente modificate nella campitura di fondo con l’uso del contrasto bianco-nero e in abbinamento al simbolo dell’aquila a doppia testa dell’impero Austro-Ungarico, anch’esso inserito in un quadrato.

Nel supplemento del novembre 1902 appaiono esclusivamente le lettere del quadrato grande mentre il piccolo diventa un quadrato nero. Il marchio è utilizzato fino al 1918 nelle carte intestate dei vari negozi sparsi per il mondo, nei cataloghi e nelle insegne delle esposizioni e dei negozi.

Abbastanza credibile è anche l’attribuzione a Koloman Moser della seconda pagina di alcuni cataloghi Kohn con le iniziali ed il motto incastrate infinitamente tra loro e delle copertine stesse di alcuni cataloghi fino al 1916.

Koloma Moser Donne

18 ottobre 1918

Esattamente oggi di 100 anni fa Koloman Moser muore in un anno orribile per Vienna e la sua arte, preceduto da Gustav Klimt, Otto Wagner e seguito pochi giorni dopo da Egon Schiele. Contrariamente a quanto molti pensano, muore di cancro e non di Spagnola.

In verità dei quattro grandi solo Schiele ne muore. Come se avessero voluto intraprendere una nuova avventura ancora insieme. Chissà se mai li ritroveremo sulla nostra strada.

Sta di fatto che le realizzazioni grafiche di Koloman Moser si distaccano per qualità e importanza da tutte le altre, incluse quelle del grande Josef Hoffmann. I lavori che ci ha lasciato ancora oggi tolgono il fiato. E noi lo ringraziamo per questo contributo di bellezza di cui ci farà dono per tutto il tempo del mondo.

 

Koloman Moser Fabrik

Koloman Moser Ortensie

I brani autobiografici riportati provengono da “Mein Werdegang” (La mia carriera), pubblicato da Kolo Moser in “Velhagen und Klasings Monatshefte” , X, 1916.


Appassionata di impresa e di interior design, dopo più di 20 anni di management in azienda sono business consultant e startup mentor e oggi anche un pò blogger. Ho esperienza nella pianificazione, in marketing e comunicazione, nel supporto e sviluppo canali di vendita. Attualmente collaboro con startup e aziende, utilizzando l’approccio BMC e "lean" e una solida visione strategica. Ho pubblicato il libro Società Antonio Volpe con Giovanni Renzi e sono bellezzadelegnocurvatodipendente.

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  1. Gabriele Romeo

    19 ottobre

    Complimenti Manuela, interessante approfondimento. Buona giornata. Gabriele

    • Manuela Lombardi Borgia

      27 ottobre

      Grazie Gabriele! In effetti l’operato di Koloman Moser è talmente ampio, variegato e straordinario da porterci scrivere mille post. La osa importante è che si colga la sua multidisciplinarietà e il suo essere rimasto fedele ai propri valori e alle proprie intenzioni. Io poi lo adoro ma questo è un’altra cosa 🙂

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