A Padova i mobili Thonet come “pietre d’inciampo” - Legno Curvato
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A Padova i mobili Thonet come “pietre d’inciampo”...

A Padova i mobili Thonet come “pietre d’inciampo”

Thonet come pietre d'inciampo

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche la nostra. (Primo Levi)

Quest’anno ricorrono gli 80 anni dall’emanazione delle leggi razziali.

Proprio il 16 Ottobre di 75 anni fa, alle 5.30 del mattino Il rastrellamento del ghetto di Roma; 1259 persone, prelevate dalla vita e inviate all’inferno.

Ecco perché sentiamo il bisogno di affiancarci a commemorazioni, documentari e dibattiti a nostro modo, prendendo come riferimento una città che ci è molto cara: Padova.

Lo facciamo raccontandovi di quella quotidianità interrotta della quale non per caso fanno parte anche i nostri mobili in faggio curvato.

Oggi vi accompagniamo attraverso la storia di due famiglie: i Levi Minzi e i Romano, che per quasi 100 anni hanno fornito Padova di mobili, stoffe e accessori innovativi e alla moda.

I loro negozi principali in via Spirito Santo, ora Marsala, uno accanto all’altro, in quello che ancora oggi viene denominato ghetto.

Padova il ghetto

Il ghetto di Padova e la sua vocazione

Perché Padova? Perché è la mia città, ci sono nato. La conosco bene, così come conosco bene la sua storia che è un pò anche la mia e conosco il suo ghetto.

Un dedalo di strade, in pieno centro, a ridosso delle Piazze, caratterizzato da una architettura cresciuta nei secoli. Trasformazioni, sopraelevazioni, aggetti che come “strati di storia” narrano di famiglie e di attività vissute e cresciute entro quel perimetro.

Per secoli popolano questo luogo vere e proprie dinastie di piccoli artigiani e commercianti. Attività tutte legate all’arredamento, alla casa, ai tessuti e all’antiquariato.  Ma come mai proprio questo settore di attività? Tra l’altro, ho trovato questa tipicità non solo a Padova ma ad esempio anche nel ghetto di Venezia o in quello di Trieste.

Due sono le ragioni e arrivano dalla storia:

⊗ Nel ghetto di Padova, sorto in epoca veneziana, già nel ‘600 ben 63 botteghe producono e vendono di tutto. La Repubblica Veneta nel 1777 decide dunque di consentire all’interno dei ghetti solo l’arte della “strazzaria” ovvero il commercio di oggetti e mobili usati.

⊗ Agli ebrei vengono permesse le attività di prestito di denaro e di gestione di banchi dei pegni, all’epoca, vietate ai cristiani. Molti beni messi in vendita sono proprio pegni non riscossi. Eventi molto frequenti a quei tempi da questo infatti nasce il modo di dire: “restare in bolletta”. A proposito di chi, dato in pegno i suoi averi, rimane soltanto con la ricevuta del deposito in pegno, la bolletta appunto.

La soppressione del ghetto e la modernità

Nel 1797, abbattute le porte del ghetto, gli ebrei entrano a fare parte della municipalità. Illustri personaggi della comunità accedono alle istituzioni più importanti della città tra cui l’antichissima Università e l’importante Ospedale.

Molti altri invece restano nelle loro botteghe trasformando le attività di “strazzaria” in business più importanti e al passo con i tempi. Fra questi i Levi Minzi e i Romano di via Spirito Santo.

È proprio attraverso queste due botteghe che nell’ultimo quarto dell’800 i nostri mobili viennesi di gran moda entrano in Padova.

 

Etichetta Ditta Moisè Levi Minzi

La ditta Moisè Levi Minzi di Padova espongono alla fiera, 1933

La ditta Moisè Levi Minzi

Siamo in una città in grande espansione. In quel periodo esce dalle mura rinascimentali e si dota di attività e strutture proprie delle città moderne. Sono gli anni delle nuove scuole, dei villini Liberty, di alberghi e caffè tra cui lo Storione alternativo allo storico Caffè Pedrocchi di cui presto vi parlerò.

È il 1882 quando Moisè Levi Minzi, con il giovane figlio Giuseppe, apre il negozio di mobili usati stoffe e accessori in via Spirito Santo 1764. I tempi sono favorevoli e l’attività cresce rapidamente. Occorre un magazzino che viene presto trovato sempre in ghetto in via San Martino e Solferino.

Sono anni di lavoro di crescita di soddisfazioni che scorrono tranquilli tanto che anche il piccolo Marcello nato a fine ‘800, fatta la guerra, viene introdotto nell’attività di famiglia e dal 1921 ne diventa titolare.

Con Marcello si apre anche una fabbrica di mobili in via Castelfidardo, si continua a crescere e si arriva ad avere 11 dipendenti. Ci sono gli anni difficili della I Guerra ma subito Padova si riprende con la prima Fiera Campionaria nel 1919, la più antica d’Italia. Un grande successo 700 espositori per 180.000 visitatori.

Anche i Levi Minzi espongono. Non è più il piccolo negozietto e lo dice l’enorme stand allestito e fotografato nel 1933. Una ditta ormai storica che Marcello gestisce con orgoglio marchiando i propri prodotti con un’etichetta propria. Ecco perché spesso trovo a Padova mobili in faggio curvato Kohn o Mundus con l’etichetta Levi Minzi affianco a quella della ditta costruttrice.

 

Intestazione ditta Romano

Expo Milano 1906

La lettera di raccomandazione di un proprio dipendente della ditta Romano per l’Expo a Milano, 1906

La ditta Girolamo Romano

Analoga la storia dei Romano che prelevano il negozio Dina proprio affianco a quello dei Levi Minzi intorno al 1880.

Il cartiglio della carta intestata di una fattura del 1890 ci racconta già tutto. Tra le voci citate: stoffe, specchi, casse forti e, separate dai mobili in legno, giusto a sottolinearne la specificità: “sedie in legno curvato”.

Anche la Girolamo Romano appone una propria etichetta che spesso ho ritrovato in oggetti Thonet. Negozio di vendita ma anche di noleggio. Proprio così, i mobili si potevano anche noleggiare e la cosa era molto frequente.

Una ditta moderna attenta alle nuove esigenze impegnata a rimanere al passo coi tempi. A dimostrazione di ciò, una lettera che raccomanda un proprio fidato dipendente per la visita all’Esposizione di Milano del 1906, organizzata per gli operai specializzati dalla Camera di Commercio di Padova.

A Milano, tra le tante cose gli stand di Thonet e di Kohn con i nuovi mobili moderni in stile Secessione, provenienti da Vienna, da vedere e provare per valutarne la vendita in Padova.

Anche per i Romano l’attività passa di padre in figlio come i nomi passano di nonno in nipote. Avremo dunque un Salvatore Romano e poi un Girolamo e di nuovo un Salvatore rag. Romano che nel frattempo esce dal Ghetto e si sposta in via Zabarella.

 

Padova, pietra d'incalzo

Gli anni bui e la caduta all’inferno

Dal 1938 in poi le mie fonti cambiano, non trovo più notizie negli archivi della Camera di Commercio ma le trovo nei casellari della Questura, nelle Gazzette Ufficiali del Regno d’Italia di 80 anni fa all’interno di Leggi abominevoli che hanno distrutto milioni di famiglie.

Famiglie come tante, famiglie come le nostre. Normali esistenze, semplici quotidianità, fissate loro malgrado improvvisamente e prepotentemente nelle pagine della storia.

Urla soffocate in un silenzio senza pace. Immagini riflesse allo specchio delle coscienze di un tempo cieco e sordo che talvolta ancora ci appartiene. Le notizie che trovo sono immagini terribili di un mondo senza tinte.

♠ Nel 1938 i figli di Marcello, Giuseppe e Dora vengono espulsi dal Liceo Tito Livio, il più prestigioso di Padova, insieme a una trentina di compagni e a due insegnanti. I loro nomi, cancellati dagli elenchi alfabetici, sono riportati alla fine del registro sotto la scritta: “di razza ebraica”.

♠ Salvatore Romano e Marcello Levi Minzi sono segnalati alla questura come “ebrei sospetti” e le loro attività inserite nella Gazzetta Ufficiale del 28 novembre 1938 come attività gestite da “italiani di razza ebrea”. Nel 1940, dopo ripetute distruzioni del negozio, Marcello chiude e manda moglie e figli a Milano e di qui in Svizzera.

♠ Salvatore Romano chiude l’attività di Via Zabarella e continua come rappresentante a trattare mobili. Il giorno 8 settembre del 1943, insieme ad un gruppo di padovani, parte per un rocambolesco viaggio in una Italia allo sbando assediata dai tedeschi e arriva a unirsi alle truppe inglesi del generale Montgomery arruolandosi nella VIII armata.

♠ Rimasto a Padova con l’anziana madre, Marcello Levi Minzi vive in via Roma e viene catturato il 4 febbraio 1944. Rinchiuso nel campo di Vo’ Vecchio sui Colli Euganei, spostato a Trieste nel campo delle risiere di San Sabba, conclude il suo viaggio verso la morte ad Auschwitz dove il giorno seguente l’arrivo, il 3 agosto 1944, viene assassinato.

Il suo ricordo è affidato a una pietra d’inciampo in via Roma 30. Una delle tante placche che l’artista tedesco Gunter Demnig inserisce sulle strade d’Europa di fronte alle case dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti.

A Padova oltre a ciò, a parlarci di Salvatore Romano, di Marcello Levi Minzi e delle loro famiglie abbiamo anche le Thonet che come pietra d’inciampo tengono viva la memoria.

Perché non c’è futuro senza memoria e noi non dobbiamo mai e poi mai smettere di ricordare.

 

Padova il ghetto

 

A testimoniare la presenza della comunità ebraica a Padova il “Museo della Padova Ebraica“, in via delle Piazze 26. Tra le attività didattiche in corso, segnaliamo il laboratorio dedicato proprio alle Pietre d’Inciampo.
Fino al 30/09/2019 gli studenti delle scuole secondarie di I e II grado possono partecipare al percorso che ha l’obiettivo di introdurre i ragazzi alla ricerca storica, alla lettura dei documenti e alle peculiarità delle diverse tipologie di archivi e biblioteche.  E soprattutto di capire cos’è una Pietra d’Inciampo e quale intento persegue.
Perché come diceva Primo Levi, conoscere è fondamentale affinché ciò che è accaduto possa davvero non ritornare più.


Architetto prestato all’antiquariato, ho iniziato con una Thonet 17, poi ho cominciato a studiare il legno curvato e non ho più smesso. Ho tenuto conferenze, curato mostre, collaborato a riviste e libri con Giovanni Renzi quali Thonet 14 e Liberty, natura e materia. Collezionista e appassionato di restauro, ho uno studio-esposizione in Torreglia (PD) con un’ampia raccolta di oggetti a cavallo tra l’800 e il 900.

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  1. Gianni

    17 ottobre

    Grazie, Alessandro

    • Alessandro Scordo

      19 ottobre

      Grazie a te Gianni.
      Ci sono post più semplici ed altri un po’ più difficili da scrivere. Avere conferma di essere “arrivati” per noi è importante.
      Alla prossima

  2. Che storia interessante! mi fa molto piacere di averla conosciuto.
    A presto
    Enrico Fischer

    • Alessandro Scordo

      26 ottobre

      Grazie Maestro Fischer, avremo sicuramente modo di raccontarci altre storie.
      A presto

  3. Pia Settimi

    2 novembre

    Ho una poltroncina di legno curvo Thonet, color miele, che mi viene da una delle mie famiglie di origine: i Pugliesi di Padova. Non c’è nessun marchio di fabbrica nè di negoziante… ma ora so dove era stata comperata… ! Anni fa, per amore, solo per amore, ho fatto sostituire l’impagliatura, come si conviene a una Signora Thonet in Pugliesi 🙂 E ora, occupandomi di storie e cultura ebraica, so dove sono le lapidi del ramo dei Levi-Minzi che fu a Montagnana nel XVII secolo, e sto studiando altri particolari di Padova ebraica, di prima e dopo il ghetto. Grazie!

    • Alessandro Scordo

      2 novembre

      Grazie Pia.
      Mi fa piacere che dal mio semplice racconto sia emerso un tassello in più della storia della sua famiglia. La sua sedia come pietra d’inciampo terrà viva la Memoria e racconterà di momenti bui che hanno segnato tante famiglie. Credo che conoscere la storia, le nostre storie sia l’unica buona dotazione per affrontare bene presente e futuro e per sentirsi parte di una Società.
      Se è dalle mie parti venga a trovarmi e magari porti anche la sua Signora Thonet così le dico qualcosa in più.
      A presto

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