Fioriera Thonet: cronaca di un restauro (im)possibile - Legno Curvato
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Fioriera Thonet: cronaca di un restauro (im)possib...

Fioriera Thonet: cronaca di un restauro (im)possibile

Thonet-flower-stand-model-3

Sono passati più di 30 anni dal mio primo restauro.

In questo lungo tempo ho avuto il privilegio di mettere le mani su migliaia di pezzi Thonet.

Pensavo che pian piano quel sacro fuoco che ti sostiene nel lavorare pazientemente si sarebbe spento.

Invece, per fortuna, di tanto in tanto arrivano oggetti stra-ordinari che ti danno uno scossone per quanto siano belli e per come ti mettano di fronte ad una nuova grande sfida.

È proprio di uno di questi lavori che voglio parlarvi oggi ovvero il recupero di una bellissima fioriera Thonet rara e preziosa.

Quando l’ho vista arrivare mi sono tremate le mani ma, si sa, per amore si trova sempre la giusta via. Alla fine, si tratta di affrontare deformazioni, scoppiature, disassamenti: tutti interventi che richiedono abilità e fantasia ma che l’esperienza permette di affrontare con serenità e disinvoltura.

Ecco allora che le sfide che sembrano impossibili agli occhi della mente, diventano possibili agli occhi del cuore. E che bella soddisfazione!

 

Thonet-restauration

La nostra fioriera Thonet: prima e dopo il restauro

Fioriera Thonet modello n.3

Le fioriere mi sono sempre piaciute molto. Interpretano quella necessità di natura tipica dell’ epoca in cui nasce la modernità e le città si attrezzano per permetterlo.

Sono gli anni della grande trasformazione di Berlino da cui non a caso è arrivata la prima richiesta di fioriera, della Parigi di Hausmann con i grandi boulevard.

Della Vienna che abbatte le mura medievali per costruire la Ringstrasse collegando i nuovi quartieri borghesi al centro. Della nostra Trieste austro-ungarica che cresce a dismisura e prende i connotati di una città mitteleuropea.

Ma se la città moderna prevede viali alberati e verde pubblico, le tipologie edilizie residenziali sono invece studiate in un’ottica di massimo sfruttamento delle aree. Blocchi compatti e molto sviluppati in altezza, palazzi in linea uno appoggiato all’altro a formare lunghe facciate di interi isolati.

All’uomo moderno della nuova borghesia rimane quella fame di natura che il nuovo stile con i suoi decori floreali promuove e che Thonet soddisfa mettendo in produzione fioriere e portavasi bellissimi.

Capolavori virtuosi di curvatura del legno, piccoli angoli di natura dove alloggiare piante particolari ricordo di un viaggio, di un luogo esotico o di un incontro speciale.

Ma che bella sfida!

È proprio una di queste meravigliose fioriere che, qualche tempo fa, Giovanni mi ha consegnato all’interno di un fagotto affinché la restaurassi. Bene pensai, un bell’oggetto da maneggiare.

Aperto l’imballaggio e messa la fioriera sul bancone è stato evidente da subito che si trattava di un lavoro complesso. In una circostanza di questo tipo un restauratore generico si sarebbe spaventato.

Chi invece del restauro del legno curvato ha fatto il suo mestiere è in grado di capire che il recupero non solo sarà possibile ma darà anche degli ottimi risultati. Vi è infatti il requisito essenziale: sono presenti tutti i pezzi originali. Tra l’altro a tenerci allegri c’è anche un meraviglioso smalto rosso, intervento stravagante che dovremo però rivedere.

Come sapete, io dico sempre che un buon restauro si fa con testa mani e cuore. Dunque un profondo respiro, buttiamo il cuore oltre l’ostacolo e iniziamo.

Le fasi di un restauro perfetto

 

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Lo smontaggio

La fioriere si compongono sempre di due parti principali ovvero:

il vascone che può essere rotondo o ovale (come in questo caso) 
il basamento a tre o a quattro montanti ovvero un intreccio molto complicato di nervature curvate costituito dai montanti e in alcuni modelli. Una specie di crociera con piedini e una sorta di festone curvato secondo le tre dimensioni che avvolge il tutto.

Queste due parti sono collegate con semplici viti a vista. Questo per consentire una maggior facilità nei trasporti, aspetto rilevante per i fratelli Thonet imprenditori.

E per lasciare la possibilità di creare oggetti diversi combinando moduli diversi. Una stessa forma di gamba, ad esempio, per realizzare tavolini, toilette o varianti differenti.

Tuttavia, scomporre il nostro oggetto in due parti non basta. Perché tutto torni perfetto, ogni pezzo deve ritornare perfetto. Smontiamo dunque completamente la fioriera, ripercorrendo in senso inverso il percorso fatto dall’operaio Thonet, più di 100 anni fa.

Le nervature separate ci consentono di affrontare un problema alla volta, che psicologicamente è molto d’aiuto (il restauro richiederà settimane) e di rimuovere in maniera più agevole il simpatico ma inopportuno smalto rosso.

Considerati ora i pezzi uno per uno vediamo gli interventi più significativi del recupero.

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Scoppiatura del toro inferiore del fascione della vasca

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Predisposizione alloggio del tassello a bordi inclinati per creare maggior aderenza

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Il nuovo tassello con faggio vecchio che verrà poi rifilato e incollato tramite morsettatura

Chiusura e ricostruzione della vasca

La vasca, in questo caso ovale, è formata da un fondo costruito con tre sottili assi di abete e un fascione. Il fascione è realizzato con un unico pezzo sagomato di quasi due metri, curvato e chiuso a “fetta di salame”. Giuntura che risulta scollata. Occorre dunque riaprire pulire e reincollare.

Una volta chiusa e rimosso lo smalto, ci occupiamo delle scoppiature del toro perimetrale inferiore. Si potrebbero velocemente stuccare, salvo poi ritrovarsele tali e quali al primo cambio di temperatura. Ma questi sono restauri che non ci piacciono.

La vera soluzione sta invece nel realizzare dei tasselli. Come al solito uso i miei preziosi parquet d’epoca di recupero applicati grossolani e poi rifiniti una volta incollati al pezzo.

 

Thonet-flower-stand-restauration

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Riparazione di un ricciolo spezzato

Occupiamoci ora dei riccioli terminali dei tre montanti. Due hanno perso la curvatura e devono dunque essere ricurvati. Un terzo è spezzato in due in corrispondenza della vite di collegamento con il resto del basamento, cosa che accade spesso ad elementi così sottili.

Per la curvatura vi rimando al metodo che ho descritto per trattare le grucce degli attaccapanni. Per il ricciolo rotto invece ricaviamo un’area interna a cavallo della rottura dove incolliamo un opportuno tassello.

Ovviamente la sezione del tassello deve essere nettamente superiore al foro che si dovrà rifare per riapplicare la vite, altrimenti si elimina tutta la parte resistente.

 

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La realizzazione dei “ramponi” del tassello

Ricostruzione dei riccioli alla base

I riccioli alla base sono sicuramente la cosa più danneggiata come spesso accade per le parti basse dei mobili più soggette all’umidità e dunque al tarlo. Qui è necessaria una grande pazienza per ricostruire pezzo dopo pezzo la sagoma corretta.

La grossa difficoltà, in questi casi sta anche nel fatto che, vista la forma curva, diventa complicato stringere i morsetti per l’incollaggio riuscendo a mantenere il pezzo nella posizione giusta.

A tal proposito io uso uno stratagemma che potremmo definire il “tassello con i ramponi”:
pianto due chiodi (non in acciaio, salterebbero) facendoli entrare per un paio di mm e poi ne trancio la parte esterna sempre a 2-3 mm. Il tassello così preparato una volta compresso dal morsetto non scappa più perché gli spuntoni, piantandosi anche sull’altro elemento, tengono tutto in posizione.

Questi stratagemmi sono importantissimi. Per restaurare è con ingegno e fantasia che bisogna trovare le soluzioni a quel vuoto che rimane tra quanto scritto in un manuale di restauro e la sua concreta esecuzione, diversa caso per caso.

 

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Rifacimento di parte dei piedini d’appoggio

Rimangono ora da ricostruire le parti a terra dei piedini. I piedini sono infatti realizzati in due parti tenute insieme da due viti passanti. Una mezza sfera dentellata e un disco di appoggio a terra.

In questo caso vado a ricostruire solo dischi facendoli un po’ più grandi e poi riducendoli stondandoli e conservo il resto del piedino a cui mi ricollego con le viti originali che ho ovviamente tenuto da parte.

Tutti i pezzi sono pronti, terminata una ultima accurata sverniciatura e la necessaria stuccatura, vado a tingere con l’anilina ebano di cui abbiamo trovato indicazione sotto lo smalto e lucidiamo a gommalacca.

Rimontiamo la fioriera e concludiamo la lucidatura. La nostra fioriera è ora in splendida forma pronta per altri 100 anni di bellezza da passare nella casa di qualche raffinato estimatore.

 

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Prova d’esame superata con lode

Se esistesse un esame di laurea per un restauratore Thonet questo potrebbe essere un ottimo test. Tanti interventi specifici e diversi complicati dal fatto che tutto deve tornare ad andare d’accordo.

Nei restauri in genere, ma in quelli Thonet soprattutto, occorre sempre tenere presente che alla base dell’esperienza c’è sempre conoscenza, fantasia e ingegno per trovare ogni volta, spesso inventando, la soluzione migliore caso per caso, pezzo per pezzo.

Riempire cioè quel mare che sta tra il dire e il fare che nessun manuale neanche il più completo può fare. Questa capacità nasce oltre che dalla conoscenza di tecniche e materiali, dalla conoscenza della storia del prodotto e della produzione su cui si sta lavorando.

Scelte antiche possono essere sempre una grande e valida guida anche oggi.

Un ultimo prezioso consiglio:
oltre alla pazienza e alla capacità, per effettuare questi restauri occorre anche molto, moltissimo tempo. Prima dunque di eseguire un restauro importante occorre sempre valutarne l’opportunità.

I restauratori lavorano col cuore (e al cuor non si comanda) ma giustamente devono fare i conti con la testa. Dunque occhio ad avere sempre un preventivo da confrontare con il valore del pezzo, magari facendo una expertise.

Il questo caso il pezzo era molto bello e di valore dunque non c’erano dubbi ma non è sempre così. La cosa giusta da fare? Rivolgersi a un esperto. Nel caso di dubbi contattateci tranquillamente, sapremo orientarvi verso la giusta soluzione.


Architect lent to antiques, I started with a Thonet 17, then I went on studying bentwood and I never stopped. I held conferences, curated exhibitions, collaborated with magazines and books with Giovanni Renzi such as Thonet 14 and Liberty, natura e materia. Collector and restoration expert, In Torreglia, near Padua, I have my unique atelier-exhibition dedicated to the Thonet design with a large collection of objects end of the 19th-early 20th century.

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  1. elisabetta

    27 Agosto

    complimenti! non è il mio genere ma non posso cbe apprezzare la passione che riesci a trasmettere.

    • Alessandro Scordo

      28 Agosto

      Grazie Elisabetta. Sapere di essere riuscito a trasmettere una emozione positiva in tempi in cui pare prevalere lo sconforto, la rabbia, l’insoddisfazione, mi fa molto piacere. Alla prossima

  2. Lidia Marangon

    28 Agosto

    Come sempre lei è un grande estimatore di ciò che è stato il passato nella sua bellezza e nella sua cultura!

    • Alessandro Scordo

      28 Agosto

      Grazie Lidia. Credo sia importante, anche attraverso la descrizione di un restauro, far comprendere la qualità dei prodotti Thonet. Appartengono, come quelli di moltissime aziende storiche nate a cavallo tra 800 e 900, ad un periodo straordinario della nostra storia. Produzioni industriali con una attenzione ai materiali, alla costruzione e al design che oggi dovremmo recuperare soprattutto nei prodotti per tutti, che “abitano” con noi. Credo che la bellezza entri nelle persone per frequentazione, per contatto, e ne determini una spontanea capacità nel riconoscerla a prescindere dalla classe sociale, dalla condizione economica e dal livello culturale di ciascuno. Qualsiasi donna fino a pochi decenni fa, era in grado di riconoscere un tessuto, di distinguere una ceramica da una terra cotta di scegliere per apparecchiare una tavola con oggetti dignitosi anche se magari poveri. Aveva strumenti propri per scegliere la qualità. La responsabilità del prodotto di massa è dunque altissima nella diffusione del buon gusto. Impariamo dunque da chi ci ha preceduto e continuiamo a produrre magari meno ma meglio. La bellezza fa bene.

  3. Gianni

    2 Settembre

    Caro Alessandro,
    grazie davvero di averci partecipato con dovizia di utilissimi particolari questa importante esperienza.
    Anch’io e il mio amico restauratore abbiamo affrontato il problema di riportare al suo antico splendore una fioriera come questa (però con la parte superiore rotonda). Fioriera che poi, tutta contenta, ha fatto la sua bella figura invitata alla mostra a Milano l’anno passato. La mia fioriera, per quanto assai bisognosa di cure, era messa molto meglio di questa. Certo la soddisfazione di ripristinare un prestigioso oggetto messo così male è proprio grande come traspare da questo tuo intervento proprio al limite dell’(im)possibile. Del restauro della mia avevo parlato in occasione del tuo post del 17 marzo 2017: Come restaurare una sedia Thonet (e non solo).
    A questo punto pongo un dubbio filologico che mi era venuto e che poi avevo fortunosamente risolto.
    Le fioriere in legno curvato nascono tutte con un catino atto a proteggere dall’acqua delle innaffiature il vascone di legno della fioriera. La fioriera numero 3 è un oggetto talmente bello che, anche senza alcun vegetale, la sua presenza arricchisce qualunque contesto di arredo. Io adopero con rispetto e gioia questi oggetti in legno curvato, magari in un contesto simile, tipo riviste al posto degli spartiti (per fortuna da me un portaspartiti è stato requisito da chi in casa suona ed è ritornato a riempirsi di spartiti). Circa la fioriera pensavo che avrebbe dovuto continuare a sostenere fiori e piante. La mia aveva il suo originale catino di zinco (attenzione, non di lamiera zincata! provare con una calamita) ridotto in una situazione veramente disastrosa che non credevo recuperabile per cui avevo già messo in conto di rifare il catino in rame (mi dispiaceva un po’ che non fosse zinco, più difficile da reperire, ma così avrei potuto fare tutto da me) ed avevo già pensato ai particolari del lavoro. Il fatto è che ho trovato un signore “d’epoca” pratico delle cose: ha fatto la maggior parte del lavoro per riportare alla tenuta il catino. Poi vi ho lavorato parecchio io perché qualche foretto era rimasto, in più il catino era verniciato e in parte corroso. Alla fine però il risultato è stato soddisfacente e mi ritengo fortunato di poter godere della fioriera nel suo previsto utilizzo. L’amico restauratore ha suggerito di mettere sotto il catino un cerchio di compensato con dei fori, appena rialzato con dei feltrini, per dare sicuramente aria sotto, al legno del vascone, in modo da tenerlo più facilmente asciutto; così ho fatto.
    Cosa pensi di questo mio sentire/procedere?

    Un caro saluto

    Gianni

    • Alessandro Scordo

      7 Settembre

      Ciao Gianni
      ricordo bene la tua fioriera alla mostra era veramente molto molto bella e molto ammirata.
      Ho visto anche la tua vasca in zinco pazientemente recuperata. A riguardo del materiale originario posso dirti che le vasche che ho ritrovato nella mia esperienza, sia nelle fioriere che nei portaombrelli potevano essere in zinco, in rame o molto spesso in lamiera zincata. Dunque bene hai fatto a recuperare l’originale ma nel caso di rifacimento può andare bene una delle tre soluzioni.
      Per l’aerazione lo stratagemma consigliato dal tuo restauratore può essere sicuramente valido dipende anche molto da cosa succede dentro al vascone ovvero se c’è costantemente ristagno d’acqua o se è li per salvare l’eventuale goccia che può cadere abbeverando. Comunque meglio una precauzione in più.
      Dunque mi ha fatto piacere averti sentito e alla prossima.

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