Di tango, di linea curva, di milonghe e di altre virtù - Legno Curvato
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Di tango, di linea curva, di milonghe e di altre virtù

Thonet, tango e milonghe

Tango e legno curvato. Una storia comune, un amore inevitabile, galeotta la milonga.

Che poi, prima di essere il luogo dove si balla, è un genere musicale della regione del Río de la Plata.

Sì perché il tango per come lo conosciamo noi nasce in Argentina, anche se le sue origini sono ancora oggi avvolte da un alone di mistero e diverse sono le versioni.

Del resto non può che essere così, parlando della danza più erotica, coinvolgente e malinconica che conosciamo. Elegante e stiloso, nessun ballo è passionale come il Tango.

Per non dire delle milonghe e del loro codice di linguaggio così speciale con uno spettatore d’eccezione: gli arredi in legno curvato a vapore. Quando alla fine dell’800 la linea curva sbarca nel nuovo mondo e lo fa suo. E quando passione e mistero si incontrano, si sa, è per sempre.

 

Tango a Buenos Aires

Dove nasce il tango

Si direbbe che senza i crepuscoli e le notti di Buenos Aires non possa nascere un tango, e che in cielo ci attende, noi argentini, l’idea platonica del tango, la sua forma universale (quella forma che appena riescono a sillabare La tablada o El choclo), e che questa specie fortunata abbia, per quanto umile, il suo posto nell’universo. (Jorge Luis Borges)

Il tango è un genere musicale e un ballo. Il grande scrittore e poeta argentino ne era totalmente ammaliato. Nel 1965 in un locale della sua Buenos Aires, Jorge Luis Borges tiene 4 conferenze, una vera e propria lezione magistrale, sul ballo più amato d’Argentina.

Scrive persino i testi di alcune milonghe molto belle. Alcune le ha messe in musica Astor Piazzolla, anche se secondo lui Borges non capiva granché di musica.

La lezione impartita dall’accademico argentino racconta di un ballo nato nei lupanari dei quartieri malfamati di Buenos Aires, Rosario, Montevideo. Poco sensuale e per nulla sentimentale, con testi che parlano di morti ammazzati e bulli di periferia. Una danza nata clandestina, tra i bassifondi della città.

 

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Rudolf Nureyev e Anthony Dowell in un tango nel film Valentino, 1977

Tango per soli uomini

Siamo alla fine dell’800, il 1880 per l’esattezza. La zona portuale e le periferie di Buenos Aires iniziano a popolarsi di mandriani delle pampas (i gauchos) che arrivano dalle campagne in cerca di lavoro.

Ma anche di immigranti italiani, spagnoli, polacchi, ebrei provenienti da diverse parti d’Europa così come dal Nord Africa, come il Marocco. Tutti armati di coraggio, di sogni e di speranza in un mondo migliore.

E questo spiega anche perché agli inizi il tango si ballasse tra soli uomini. Solo successivamente si estende alle donne e diventa una danza tra un Cavaliere che conduce e una Dama che segue.

Sta di fatto che è da questa contaminazione di balli e culture che il tango prende forma, accompagnato dalla chitarra, violino e flauto o pianoforte. Nel ‘900 il trio diventa pianoforte, violino e bandoneòn, uno strumento simile alla fisarmonica.

Un ibrido di danze e musiche popolari come il candombe, la milonga, il tango andaluz o la habanera, nel periodo della Vecchia Guardia (Guardia Vieja) che dal 1880 ci conduce fino al 1920, anche se il tango raggiunge il suo massimo splendore tra gli anni ’30 e ’50, l’epoca d’oro delle grandi orchestre.

 

Thonet in milonga

Perché si chiama tango

Tango è la prima persona singolare del verbo latino tangere che significa, toccare. Infatti l’essenza di questo ballo, il suo senso più profondo non è nella tecnica né nella musica: è nella connessione che si crea tra due persone che comunicano tra loro attraverso il semplice tocco.

Gli stili differenti praticati dai ballerini sono molti. Spesso fanno capo a grandi interpreti delle sue fasi storiche come ad esempio l’apilado/milonguero, il fantasia, il tango salòn, il tango Avellaneda, tributo a Pepito Avellaneda, e molti altri ancora.

Elemento comune il linguaggio del corpo, universale modo di comunicare che non ha bisogno di parole e che va oltre le variegate geografie e differenze culturali della Buenos Aires di fine ‘800.

Un’esigenza agli inizi evidentemente dovuta che poi diventa un codice vero e proprio (codegon), incredibilmente affascinante che si pratica in un luogo altrettanto affascinante che si chiama milonga.

 

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Il leggendario Tango Bar Laureles a Buenos Aires – image credits: Javier Pierini, 2018

Milonga, luogo del legno curvato

Per milonga si intende normalmente il luogo in cui si balla il tango. All’inizio si balla per strada, nei vicoli, poi ci si sposta in luoghi chiusi. Solitamente una sala ampia, contornata da tavolini per i ballerini, con un pavimento levigato.

E intorno a quei tavolini, le sedie in stile Thonet, come ritratte in molte milonghe e tango bar storici del tempo. Come ad esempio il leggendario Los Laureles a Buenos Aires, dove dal 1900 si suona e balla il tango, luogo definito come “sito storico di importanza culturale”.

Le prime sedie a sbarcare in quantità consistenti nel continente Sud-Americano, proprio a partire dalla fine dell’800, sono le n. 14. Poi a seguire le Thonet n. 18, particolarmente presenti anche nei Café Chantant dell’epoca, seguite da tutti gli altri modelli sempre in legno curvato a vapore.

 

Tango in stile Thonet

Milonga e il suo codice di linguaggio

Le persone che frequentano la milonga sono chiamate milongueros o tangueros. Non è una sala da ballo qualsiasi perché come il tango, anch’essa possiede un codice di linguaggio proprio che occorre conoscere prima di lanciarsi in un ballo appassionato.

In primo luogo, le coppie si muovono lungo una linea di ballo detta ronda, cioè lungo il contorno esterno della sala, procedendo in senso rigorosamente antiorario. Di solito il centro viene lasciato vuoto.

Il tango argentino è caratterizzato da 3 ritmi musicali diversi ai quali corrispondono altrettante distinte tipologie di ballo: tango, vals e milonga. Durante una serata, i brani musicali sono divisi in gruppi (tandas) omogenei per ritmo e stile, scelti dal muzicalizador, il maestro di sala.

In una serata si possono dunque avere 5 tango, seguiti da 3 milonga e successivi altrettanti o più vals.

Tra una tanda e la successiva, c’è una breve pausa (30-60 secondi circa, la cortina) durante la quale la pista da ballo si svuota e si ricompongono le coppie. È questo l’unico momento in cui si può parlare.

 

Thonet e le sue sedie

Milonga, luogo dell’anima

Per ogni esperienza della vita c’è un tango che sembra scritto apposta. Nei momenti di allegria, di tristezza, di cambiamento, di riflessione un tango, come una farfalla sonora, si posa sopra una spalla e ci sussurra dolcemente, parlando il linguaggio delle emozioni. (Victor Hugo Del Grande)

La milonga nasce come il luogo dove “non si spara al pianista”, all’insegna della cordialità e della gentilezza reciproca. C’è anche un linguaggio particolare nel come invitare o farsi invitare al ballo. Ad esempio è vietato invitare una donna quando siede al tavolo in compagnia di un uomo.

In alcune sale è ammesso esclusivamente l’invito con mirada e cabeceo secondo la tradizione classica di Buenos Aires: l’uomo guarda la donna negli occhi con intenzione, accompagnando il suo sguardo con un piccolo gesto del capo e soltanto dopo aver inteso che è ben gradito, si avvicina per condurla a ballare.

Di solito, al termine della tanda la coppia si scioglie, ma è comunque la donna a far capire all’uomo se proseguire.

Ma la milonga è anche un luogo dove sin dagli inizi poeti, letterati, artisti e ballerini si incontrano per condividere progetti e sogni. Come è nella tradizione dei caffè viennesi, luoghi dell’anima appunto.

 

Buenos Aires 1904

Gli immigrati arrivano al porto di Buenos Aires nel 1904

Stile Thonet Sud-Americano

Le storie del tango, delle milonghe e della linea curva hanno diversi punti di contatto. Il periodo storico corrisponde: sin dagli inizi della propria attività imprenditoriale, Michael Thonet e i suoi 5 figli guardano infatti al mercato del Nuovo Mondo come a un potenziale di business importante.

Già nel catalogo del 1895 si trovano tutte le informazioni inerenti ai costi, alle tipologie e dimensioni degli imballi dei vari arredi.

Si viaggia per nave, le stive sono un luogo umido e il mare dell’oceano spesso turbolento. Per gli arredi in legno lamellare, un vero delirio. Ma quando nel 1861 la tecnica della curvatura del legno massello si perfeziona e viene introdotto il mitico box che in poco più di 1 Metro Cubo contiene 36 sedie Thonet n. 14 smontate, il dado è tratto.

Ecco il motivo di questa prima scelta che apre alla diffusione planetaria degli arredi in stile Thonet.

 

Thonet in milonga

Viaggio verso un futuro possibile

Sistemati in casse ben legate, numerate ed etichettate con indicati i porti di destinazione, gli arredi sono pronti per essere imbarcati verso Rio de Janeiro e Santos in Brasile. Le fotografie del tempo iniziano a ritrarre le persone accanto ad arredi in legno curvato.

Negli annuari statistici commerciali del 1884 di Valparaiso in Cile sono indicate importazioni di “sedie di legno con sedili in compensato” provenienti dalle capitali europee del legno curvato.

Per ricostruire la storia del legno curvato in Argentina bisogna invece andare nel vecchio quartiere di San Talmo, a Buenos Aires. È qui infatti che gli immigrati trovano rifugio e una casa prima di muoversi verso il nord della città, dopo una terribile epidemia di febbre gialla nel 1871.

È sempre qui che ancora oggi ogni domenica ha luogo il famoso mercato Feria de San Pedro Telmo, un appuntamento da non perdere per chi visita la città. Così come dai numerosi negozi di antiquari situati vicino a Plaza Dorrego, altre fonti di memoria importanti.

Thonet e il tango

Ma il senso del legno curvato non è solo nel commercio o nei luoghi pubblici: emigrare significa avere bisogno di ritrovare nel presente qualcosa della propria vita lasciata in patria.

E gli arredi Thonet, essendo nati con l’obiettivo democratico di portare qualità e bellezza a basso prezzo nelle case di tutti, diventano essi stessi un “luogo” dove ritrovarsi e da cui trarre conforto contro la nostalgia.

Intorno al ‘900 la sedia viennese diventa simbolo della nuova vita, baluardo della voglia di ricominciare e di immaginare un futuro possibile. Ecco perché il tango e la linea curva sono un binomio imprescindibile. Nel tempo, nel luogo e nello spirito.

Giovanni ed io abbiamo iniziato un corso di tango ma mi sa che abbiamo ancora molto da studiare prima di essere in grado di calpestare il suolo di una milonga, almeno per ballare intendo. Ma ce la metteremo tutta. E voi, siete mai stati in una milonga? Vi aspettiamo nei commenti.

 


In Italia sul sito ballatango.it ho trovato censite 619 miloghe stabili, sparse su tutto il territorio.
Tra i compositori invece i più famosi sono Aníbal Troilo, Juan Maglio ”Pacho”, Juan D’Arienzo, Carlos Di Sarli, Osvaldo Pugliese, Francisco De Caro, Enrique Delfino e fra tutti il compositore e direttore d’orchestra Astor Piazzolla. Ho scoperto che sono tutti figli di italiani. Lo stesso Piazzolla aveva i nonni pugliesi da parte di padre, toscani da parte di madre.
Tanti nostri connazionali sono stati costretti a emigrare inseguendo i propri sogni, rinunciando a tutto portando con sé solo la speranza in un mondo migliore. In fondo siamo tutti figli di un’unica razza con un comune destino. Anche questo non dobbiamo dimenticarlo mai.


Appassionata di impresa e di interior design, dopo più di 20 anni di management in azienda sono business consultant e startup mentor e oggi anche un pò blogger. Ho esperienza nella pianificazione, in marketing e comunicazione, nel supporto e sviluppo canali di vendita. Attualmente collaboro con startup e aziende, utilizzando l’approccio BMC e "lean" e una solida visione strategica. Ho pubblicato il libro Società Antonio Volpe con Giovanni Renzi e sono bellezzadelegnocurvatodipendente.

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