Thonet e Alvar Aalto: una storia uguale e inversa - Legno Curvato
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Thonet e Alvar Aalto: una storia uguale e inversa

Thonet e Alvar Aalto: una storia uguale e inversa

Alvaro Alto sala sanatorio di Paimio

Qualche giorno fa il Sole 24 ore pubblicava un articolo dal titolo accattivante: Tendenza Aalto, il legno curvo del Grande Nord.

Un approfondimento che riaccende i riflettori su quel gigante che a 40 anni, dalla periferia d’Europa, arriva a esporre al MOMA di New York.

È sotto gli occhi di tutti che il design contemporaneo “per tutti” tragga, più o meno consapevolmente, materiali, forme e ispirazione dalla fondamentale esperienza del design scandinavo degli anni ‘30-’50. Uno stile che ancora oggi incontra il gusto di molti nel suo essere semplice, sobrio ma di grande effetto.

Ma forse pochi sanno che esiste un significativo rapporto tra quanto avvenuto nella prima metà dell’800 in casa Thonet, tra Prussia e Austria, e l’esperienza di Alvar Aalto di circa un secolo dopo, nella periferica Finlandia.

Aalto e la betulla finlandese

Il funzionalismo espressivo

Tutto parte dall’idea di una progettazione impostata sulla “prestazionalità” dell’oggetto, di cui l’ondata modernista degli anni 30 ha fatto una bandiera.

Mentre Gropius, Le Courbusier, Marcel Breuer, Mies van de Rohe e molti suoi contemporanei, mettono a punto i loro capolavori in tubolare metallico, Aalto sente di dover prendere una strada diversa, per non creare ambienti e oggetti avulsi da quelle che descriveva come:

«esigenze umane non definibili razionalmente, ma presenti in ogni individuo» e da quella «categoria di problemi pertinenti ad un’altra scienza: la psicologia».

Per lui diventano fondamentali i criteri di scelta dei materiali. Mentre i maestri del modernismo utilizzano il metallo nella creazione dei loro oggetti, Aalto ritorna alle origini e si affida al legno.

Poco contano le buone caratteristiche prestazionali, ciò che interessa Aalto è una sorta di “funzionalità espressiva”. Una risposta al bisogno di emozioni che coinvolge intimamente attraverso la vista, il tatto, la temperatura, la risposta al nostro corpo.

Una visione “olistica” dell’arredo

Mi torna in mente una signora innamoratissima delle sue bellissime sedie in resina trasparenti dall’accattivante design di un archi-star, che dopo pochi mesi di utilizzo mi chiedeva delle sedie Thonet in legno e paglia di Vienna.

Di fronte al mio non comprendere mi spiega che non si sentiva accolta: quelle sedie così originali erano fredde d’inverno e la facevano sudare d’estate. In più, a ogni movimento emettevano un rumore sinistro non confortevole.

Seppure le piacessero moltissimo (sono delle icone non per nulla) le sentiva in qualche modo ostili.

Aalto fa riferimento proprio a questa sfera di sensazioni e a quanto di evocativo scateni un materiale come il legno e in particolare la betulla di terra nordica. Il legno dunque come «simbolo dell’intimità domestica, delle radici autoctone dell’abitare.»

Aalto Sgabello

Alvaro Aalto, progetto

Il nome Aalto, poi, è la perfetta sintesi della forma espressiva che caratterizza il suo lavoro. Aalto infatti in finlandese significa “onda”. Onda vuol dire curva, vuol dire natura, vuol dire ritmo.Il disegno dei suoi arredi infatti è un esercizio di equilibrio, semplicità e attenzione.

Si vede benissimo nel semplicissimo sgabello 60. brevettato nel 1933, disegnato per la Libreria Municipale di Vilipuri (1927-35). Così come nelle celebri sedie per il sanatorio di Paimio, a cui abbiamo dedicato la copertina. Una sala che ha la solennità di un respiro primordiale che trasmette serenità, equilibrio, benessere.

Ma come sono costruiti questi mobili? Quando si parla di curvatura del legno si pensa subito a Thonet. Siamo di fronte alla stessa tecnologia oppure no? Sì e no, e ora scopriamo perché.

Un ritorno alle origini

Nel 1819 Michael Thonet comincia i suoi esperimenti nel laboratorio di Boppard con un obiettivo preciso: ottenere elementi curvi attraverso la modifica di una fibra longitudinale che una volta portata nella posizione voluta ed essiccata è già essa stessa il pezzo voluto.

Una curvatura che non deriva dall’affiancamento di pezzi da cui ricavare la forma tagliando “l’eccedenza”.

Il processo di piegatura del legno a vapore si perfeziona nel 1861, con il primo brevetto per la curvatura chimico-meccanica del legno a cui arriva per approssimazioni successive.

Si parte dal multistrato per poi passare alla tecnologia del legno lamellare e arrivare, infine, alla curvatura del massello.

Alvar Aalto compie idealmente lo stesso processo ma nella direzione inversa. In quegli anni il metodo di curvatura del massello era prassi per moltissime aziende, le sue sedie però sono realizzate in quella che possiamo definire una sezione multistrato.

Aalto vs Thonet: tecnica

Aalto vs Thonet: tecnica multistrato a confronto

Aalto vs Thonet

Aalto vs Thonet: tecnica “snervatura” a confronto

Altri suoi mobili sono invece ottenuti per curvatura con quella che noi chiamiamo “snervatura” tecnica. Modalità che anche Thonet utilizza in affiancamento alla tecnica lamellare, per realizzare le parti meno curve dei suoi mobili.

Le fasce delle poltrone di Aalto sono costruite per sovrapposizione di strati di legno di betulla, non di faggio. Incollati uno sull’altro, una volta asciugati si tengono reciprocamente nella forma voluta e questo è il caso delle sedie di Boppard di Michael Thonet.

Ben 100 anni prima, al di sotto della lastronatura “nobile”, hanno infatti un’anima resistente esattamente costruita così.

Diversamente, la curva delle semplicissime gambe dello sgabello 60 è ottenuta per “snervamento” della fibra: una serie di tagli paralleli permette di sfruttare la naturale flessibilità del legno costringendolo, con una pressa, a nuova forma. Anche in questo caso la colla ricollega le lamelle dando l’immagine e la resistenza di un unico pezzo.

La stessa tecnica viene utilizzata in Thonet tra il 1840 e il 1850 per ottenere la curvatura “sghemba” (cioè rispetto a un altro piano), delle gambe posteriori delle sedie. Un taglio al centro del montante posteriore consente di deformare e bloccare poi con la colla la forma voluta.

Obiettivi che divergono

Cosa ha portato due “fondamentali” del design come Michael Thonet e Alvar Aalto a divergere in maniera così evidente nel loro approccio alla tecnica costruttiva degli oggetti?

È presto detto: il risultato è il punto d’arrivo di due processi che partono da esigenze e da punti di vista concettualmente opposti.

Il percorso di Thonet è un percorso chiaramente volto a minimizzare costi di manodopera e materiale, dunque, qualità massima al minimo costo. Il percorso (inverso) di Aalto è esso stesso un fine dell’esperienza creativa e come dice con una frase illuminante il Prof. Portoghesi :

la qualità estetica è il momento autodescrittivo del processo tecnico di costruzione.

Quei tagli, quegli strati sovrapposti, quegli incollaggi nei modelli progesttati con perizia maniacale insieme alla moglie Aino e realizzati nello stabilimento fondato nel 1935, sono essi stessi garanzia e segno evidente di qualità.

Il nome dello stabilimento? Il “manifesto” di questo pensiero: Artek ovvero arte e tecnologia. Mai scelta fu più azzeccata.


Architetto prestato all’antiquariato, ho iniziato con una Thonet 17, poi ho cominciato a studiare il legno curvato e non ho più smesso. Ho tenuto conferenze, curato mostre, collaborato a riviste e libri con Giovanni Renzi quali Thonet 14 e Liberty, natura e materia. Collezionista e appassionato di restauro, ho uno studio-esposizione in Torreglia (PD) con un’ampia raccolta di oggetti a cavallo tra l’800 e il 900.

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  1. Elisa Furlan

    15 luglio

    Un parallelo davvero interessante…

    • Alessandro Scordo

      16 luglio

      Grazie Elisa,
      mi fa piacere sia piaciuto. Abbiamo semplicemente voluto raccontare un altro grande dal punto di vista del legno curvato.

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